ARGENTINA
 
Argentina: oppositore Alberto Fernandez, Macri inizi revisione accordo con Fmi
 
 
Buenos Aires, 19 ago 13:52 - (Agenzia Nova) - Il candidato emerso come probabile nuovo presidente argentino dopo la netta vittoria alle primarie dello scorso 11 agosto, il peronista Alberto Fernandez, ha esortato l'attuale presidente Mauricio Macri a rinegoziare sin da oggi l'accordo di assistenza finanziaria con il Fondo monetario internazionale (Fmi). "Credo che il presidente debba assumere il fatto di non aver rispettato l'accordo con il Fondo e rinegoziarlo", ha dichiarato il candidato peronista in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano "Clarin". "Macri si è impegnato a restituire il prestito a condizioni impossibili, ha firmato un patto estremamente nocivo per l'Argentina e non lo ha rispettato né in materia di inflazione, né di crescita, né di risultato fiscale", ha aggiunto. Con la concessione di un prestito da 57,1 miliardi di dollari, il maggiore mai rilasciato dall'organismo, l'Fmi è oggi il principale azionista del debito estero argentino, debito che con l'ultima svalutazione del 30 per cento, ha raggiunto a sua volta una ratio dell'85 per cento del Pil.

"Con il Fondo monetario vogliamo avviare una relazione di rispetto, ma non di sottomissione", ha aggiunto il vincitore delle primarie. Fernandez ha affermato in questo senso la necessità di riorientare il programma economico del paese puntando sulla riattivazione del consumo e della produzione piuttosto che sul riordino dei conti e sui tagli. "Se non produciamo, esportiamo e generiamo dollari è molto difficile pagare questo debito", ha dichiarato. "La cosa principale è capire la situazione in cui ci troviamo, e la situazione è quella di un default virtuale", ha aggiunto. Secondo Fernandez "bisogna agire con buon senso, e questo significa che l'Argentina deve rispettare i suoi obblighi ma senza discorsi fantasiosi". Una possibilità, secondo l'ex capo di gabinetto del governo di Nestor Kirchner (2003-2007), sarebbe proprio quella di replicare l'accordo che venne stipulato con l'Fmi nel 2003, e che prevedeva un piano di pagamenti legato al tasso di crescita del Pil.

Mentre Fernandez cerca di anticipare i tempi delle elezioni il governo di Mauricio Macri cerca di riordinare le fila della gestione con un importante rimpasto del gabinetto. Il ministro delle Finanze argentino Nicolas Dujovne ha infatti presentato sabato 17 le sue dimissioni al presidente Mauricio Macri. E' stato sostituito da Hernan Lacunza, sin qui responsabile Economia della provincia di Buenos Aires. A questi spetta innanzitutto il difficile compito di portare avanti il piano di emergenza che il governo ha disposto per fare fronte alla crisi finanziaria nata con la vittoria delle opposizioni alle primarie presidenziali dell'11 agosto. Subentrato ad Alfonso Prat Gay alla fine del 2016, Dujovne è stato protagonista delle trattative con il Fondo monetario internazionale (Fmi) per ottenere un prestito "stand by" da 56 miliardi di dollari. Nella lettera inviata al capo dello stato, il ministro uscente riconosce la necessità di un "cambio significativo nell'area economica".

La notizia della possibile sostituzione di Dujovne ha iniziato a circolare poco dopo aver conosciuto il risultato delle primarie presidenziali, con una bocciatura del governo in gran parte attribuita alla situazione economica. Macri aveva in un primo momento scartato l'ipotesi di un rimpasto, apparentemente più incline ad attendere del tempo per riportare la tranquillità nei mercati. Ma lo stesso Dujovne, secondo le ricostruzioni dei media, si sarebbe definitivamente convinto alle dimissioni una volta conosciuto il piano economico straordinario, basato su un aumento della spesa pubblica totalmente contrario agli obiettivi della sua gestione. Un piano che rischia inoltre di minare le stesse fondamenta dell'accordo stretto con l'Fmi, l'organismo multilaterale che aveva sin qui approvato la profonda - e non indolore - manovra di riequilibrio fiscale portata avanti dal governo.

Appena conosciuto il risultato delle primarie presidenziali, con la sconfitta di Macri di 15 punti percentuali, la borsa argentina ha iniziato a perdere pesantemente terreno, mentre il dollaro ha ripreso una sfrenata corsa sul mercato dei cambi chiusa, a fine settimana, con la svalutazione di circa il 25 per cento del peso. Va alle stelle, in sette giorni, anche il differenziale del rendimento sui titoli del tesoro Usa, spinto a quota 1650, quasi 800 punti in più rispetto al giorno prima delle primarie. Una serie di rovesci finanziari che hanno dapprima portato aumenti a pioggia sui beni di prima necessità e la sospensione delle vendite di alcune categorie di prodotti finiti, e quindi spinto le principali agenzia di rating a rivedere al ribasso le valutazioni sul debito sovrano: Fitch ha portato l'indice da "B" a "CCC", valutando che la situazione "aumenta le probabilità di un default o di una ristrutturazione" del debito, a partire dai titoli in scadenza a fine anno. Standard & Poor's, da parte sua scala da "B" a "B-".

Il pacchetto anticrisi voluto dal presidente Macri ha come punti forti il taglio dell'Iva sui prodotti del paniere di base - pane, latte, pasta, zucchero -, e il congelamento del prezzo dei carburanti per i prossimi 90 giorni. Una decisione, quest'ultima, non del tutto incassata dai principali attori del comparto, pronti a denunciare l'arrivo di ingenti perdite economiche e con l'annuncio di possibili ricorsi al decreto. La batteria di misure comprende anche l'aumento del salario minimo (attualmente a 200 euro circa), un bonus straordinario di 80 euro a fine mese per gli impiegati pubblici, l'aumento del minimo non imponibile della tassa sul reddito a 1100 euro circa, la moratoria con il fisco per le piccole e medie imprese. Il costo fiscale di queste misure è stato stimato attorno ai 600 milioni di euro (al cambio corrente). Il ministro della Produzione, Dante Sica, ha nelle ultime ore detto che il governo potrebbe entro la fine del mese varare altre iniziative.

Le primarie presidenziali, un passaggio elettorale obbligatorio in Argentina, hanno certificato - ben oltre quanto anticipato dai sondaggi delle ultime settimane - un netto vantaggio del ticket Alberto Fernandez-Cristina Kirchner (Frente de Todos - FdT), contro quello formato dal presidente uscente Macri e il candidato vice Miguel Angel Pichetto: il 47,3 dei consensi contro il 32,4 per cento. L'attuale differenza, se mantenuta al primo turno delle presidenziali che si svolgeranno il 27 ottobre, consentirebbe a Fernandez una vittoria direttamente al primo turno. Dopo le critiche rivolte a caldo all'elettorato, seguite dalle "scuse" offerte nelle ore successive, Macri ha assicurato che il governo ha "ascoltato la lezione" e lavorerà per recuperare il consenso alle urne in autunno. Fernandez da parte sua ha assicurato di comprendere la difficoltà del presidente, impegnandosi a mandare messaggi di tranquillità fino a dicembre, data di insediamento del nuovo governo. Anche se, in caso di vittoria, l'oppositore ha promesso di "cambiare tutto" nella gestione del paese. (Abu)
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