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Imprese: ad Apple mette in guardia Trump su tariffe cinesi e competizione Samsung
 
 
Washington, 19 ago 04:47 - (Agenzia Nova) - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha discusso con l’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, riguardo l’impatto delle tariffe Usa sulle merci d’importazione cinesi e alla competizione che l’azienda di Cupertino deve fronteggiare da parte del colosso dell’elettronica sudcoreano Samsung Electronics. Trmp ha dichiarato a margine dell’incontro che Cook ha presentato “argomenti convincenti” in merito ai danni che le tariffe potrebbero causare ad Apple, che assembla molti dei suoi prodotti in Cina, dal momento che i prodotti di Samsung non sarebbero soggetti alle medesime tariffe. Le tariffe a carico di altri 300 miliardi di merci d’importazione cinesi, inclusa l’elettronica per il consumo, dovrebbero scattare in due fasi l’1 settembre e il 15 dicembre prossimi. Di contro, Stati Uniti e Corea del Sud hanno siglato un accordo commerciale lo scorso settembre.

La Cina non è più il primo partner commerciale degli Stati Uniti, secondo i dati ufficiali pubblicati nel fine settimana dal dipartimento del Commercio Usa. Secondo i dati ufficiali, le importazioni statunitensi dalla Cina sono calate del 12 per cento nella prima metà del 2019, mentre le esportazioni Usa verso la prima economia asiatica si sono ridimensionate del 18 per cento. I dati evidenziano che il mercato Usa sta riducendo la propria dipendenza dalle merci cinesi; al contempo, però, lo squilibrio nella bilancia commerciale tra i due paesi continua ad ampliarsi a sfavore degli Usa, che hanno visto aumentare il loro deficit di beni e servizi con la Cina del 7,9 per cento su base annua tra gennaio e luglio di quest’anno. I media di Stato cinesi vedono nei dati una prova della “maggior resilienza economica della Cina in virtù della sua struttura commerciale più diversa e ottimizzata”, come scrive il quotidiano “Global Times”, secondo cui le nuove tariffe annunciate dal presidente Usa Donald Trump probabilmente non vedranno mai la luce a causa delle “pressioni domestiche” da parte di importatori e consumatori statunitensi.

Il tasso di cambio dello yuan si è indebolito sotto l’importante soglia psicologica di 7 per dollaro sui mercati onshore e offshore questa mattina. La Banca popolare cinese ha affermato che il deprezzamento della valuta cinese è stato causato dal “protezionismo commerciale unilaterale, e dall’aspettativa di nuove tariffe a carico della Cina”, dopo il relativo annuncio da parte del presidente Usa Donald Trump, la scorsa settimana. La banca centrale cinese ha anche assicurato di disporre “dell’esperienza, della fiducia e della capacità necessaria mantenere il tasso di cambio dello yuan stabile a un livello di equilibrio ragionevole”.

Gli Stati Uniti applicheranno, a partire dal 1° settembre, dazi del 10 per cento su beni e prodotti di importazione cinese per un valore di 300 miliardi di dollari: lo ha annunciato il 1° agosto il presidente Usa Donald Trump. “I negoziati commerciali stanno continuando e mentre proseguiranno i colloqui gli Stati Uniti inizieranno, dal 1° settembre, ad applicare una piccola tariffa aggiuntiva del 10 per cento sui restanti 300 miliardi di dollari di beni e prodotti provenienti dalla Cina nel nostro Paese ... Non vediamo l’ora di continuare il nostro dialogo positivo con la Cina su un accordo commerciale globale e sentiamo che il futuro tra i nostri due paesi sarà molto brillante!”, ha scritto Trump sul suo profilo Twitter.

L’annuncio dei dazi arriva a sorpresa, al termine di una nuova sessione di colloqui commerciali di alto livello tra gli Stati Uniti e la Cina a Shanghai. La Casa Bianca aveva dichiarato che gli incontri erano stati “costruttivi”, aggiungendo che Pechino aveva confermato il proprio impegno ad aumentare gli acquisti di prodotti agricoli statunitensi. I negoziati commerciali continueranno a Washington all’inizio di settembre, secondo la dichiarazione della Casa Bianca. Le squadre negoziali cinesi e statunitensi manterranno comunque una stretta comunicazione e intensificheranno le consultazioni commerciali a livello di lavoro ad agosto per prepararsi all'incontro dei principali negoziatori commerciali di entrambe le parti a settembre, ha riferito oggi il portavoce del ministero del Commercio Gao Feng.

Le due parti hanno tenuto il 12mo round di consultazioni economiche e commerciali di alto livello a Shanghai la scorsa settimana, e hanno concordato di tenere il prossimo ciclo di consultazioni negli Stati Uniti a settembre. "Nella dodicesima tornata di consultazioni, le due parti hanno discusso le ragioni del precedente stallo, hanno chiarito le posizioni sulle principali questioni economiche e commerciali e definito i principi, i metodi e gli schemi per le consultazioni future", ha affermato Gao. In risposta ad alcuni commenti degli Stati Uniti che mettono pressioni sulla Cina, Gao ha affermato che le consultazioni bilaterali devono essere condotte sulla base dell'uguaglianza e del rispetto reciproco.

I colloqui di alto livello tenuti dalle delegazioni commerciali di Cina e Stati Uniti a Shanghai si sono conclusi ieri, 31 luglio, senza alcun annuncio dettagliato di accordi per l’acquisto di prodotti commerciali da parte della Cina, o per l’allentamento delle sanzioni statunitensi al colosso delle comunicazioni cinese Huawei Technologies. I due paesi dovrebbero organizzare una nuova sessione di colloqui negli Stati Uniti, il prossimo settembre, ma permangono profonde divisioni su temi quali i sussidi di Stato concessi dalla Cina alle aziende domestiche.

Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha avvertito che le nuove tariffe annunciate a sorpresa dal presidente Usa Donald Trump, all’indomani dell’ultima sessione di colloqui di alto livello tra le delegazioni delle due maggiori economie del globo, non serviranno a risolvere le ostilità commerciali tra i due paesi. “Sono a conoscenza (dell’annuncio da parte del presidente Usa, Donald Trump)”, ha detto Wang ieri, a margine di un evento organizzato a Bangkok dall’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico. “Aggiungere nuove tariffe non è decisamente un modo costruttivo di risolvere le frizioni economiche e commerciali. Non è la via corretta”. (Was)
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