MALESIA
 
Malesia: governo rinnova licenza a produttore terre rare Lynas
 
 
Kuala Lumpur, 16 ago 05:49 - (Agenzia Nova) - Il governo della Malesi ha concesso alla compagnia mineraria australiana Lynas una proroga di sei mesi per lo stabilimento di processamento delle terre rare da 800 milioni di dollari attivo in quel paese, e oggetto di polemiche per il suo impatto ambientale sin dalle elezioni di maggio dello scorso anno. La proroga della licenza operativa potrebbe avere ripercussioni di portata globale, dal momento che Lynas è l’unico grande produttore di terre rare non cinese al mondo. In un comunicato diffuso ieri, l’Agenzia malese per le licenze nel settore dell’energia atomica ha annunciato la concessione della proroga semestrale, vincolata però a una serie di condizioni, inclusa la realizzazione da parte dell’azienda australiana di un nuovo stabilimento di cracking al di fuori della Malesia entro quattro anni; una volta scaduto questo termine, allo stabilimento malese di Lynas non sarà più consentito di produrre residui dalla radioattività superiore a 1 becquerel per grammo. L’azienda dovrà anche individuare un sito di smaltimento permanente con l’approvazione scritta delle autorità malesi competenti.

Il primo ministro della Malesia, Mahathir Mohamad, aveva anticipato il rinnovo della licenza la scorsa settimana, affermando che il suo governo non può costringere l’azienda australiana produttrice di terre rare a lasciare il paese, nonostante la crescente opposizione dell’opinione pubblica per i rischi ambientali posti dalle attività di processamento di quei minerali presso lo stabilimento malese dell’azienda. Lynas opera il suo stabilimento malese dal 2012, processandovi terre rare estratte dal Monte Weld, nell’Australia Occidentale. Il governo malese, che nei mesi scorsi ha già imposto requisiti ambientali più stringenti alle operazioni dell’azienda australiana, dovrà decidere a breve se rinnovarle la licenza ad operare nel paese. La decisione ha implicazioni che vanno ben oltre la mera dimensione nazionale.

Stati Uniti, Giappone e Australia, che assieme all’India hanno adottato la medesima visione strategica di una “regione indo-pacifica libera e aperta”, in contrapposizione diretta alla crescente influenza regionale cinese, paiono intenzionati a trasporre la medesima cornice di cooperazione strategica sul piano dell’economia e del commercio, cominciando da un settore di cui Pechino detiene ad oggi il monopolio globale di fatto: quello della produzione di terre rare. L’annuncio del nuovo partenariato tra aziende dei tre paesi giunge nel pieno delle dispute commerciali tra Stati Uniti e Cina, con Pechino che ha già segnalato la possibilità di un suo ricorso al monopolio sulle terre rare come leva o strumento di ritorsione commerciale. Col nome di “terre rare” si fa collettivamente riferimento a 17 elementi di enorme importanza per la manifattura ad alta tecnologia. Non si tratta in realtà di elementi rari in natura: ne sono state scoperte riserve in varie parti del mondo oltre alla Cina, inclusi Australia e Brasile. Nemmeno le operazioni minerarie pongono particolari sfide tecniche o logistiche, ma altrettanto non si può dire peri processi di lavorazione necessari ad ottenere quei minerali in forma pura.

Lynas – azienda australiana e primo produttore mondiale di terre rare al di fuori della Cina – ha annunciato di aver firmato un accordo con l’azienda texana Blue Line per la realizzazione di uno stabilimento di separazione delle terre rare negli Usa, che dovrebbe divenire operativa nel 2021. Le due aziende puntano così a sfidare il monopolio cinese nella produzione e commercializzazione delle terre rare, minerali cruciali per la produzione di smartphone, missili, batterie per veicoli elettrici e una lunga serie di altre merci ad alto contenuto tecnologico. L’ad di Lynas, Amanda Lacaze, ha ricordato nel corso di una intervista concessa al quotidiano “Nikkei” che “di fatto, oggi gli unici impianti di separazione delle terre rare pesanti sono in Cina. Anche il Giappone sta espandendo la propria cooperazione con Lynas, contribuendo così a creare una sorta di alleanza a tre nel settore che pare ricalcare quella tra i tre paesi sul fronte della sicurezza nella regione indo-pacifica.

Ad oggi la Cina è titolare dell’85 per cento della produzione mondiale di terre rare di purezza elevata. L’azienda australiana Lynas produce, da sola, il rimanente 15 per cento. In Cina le aziende cinesi conducono l’intera gamma delle attività, dall’upstream (estrazione) sino al processamento downstream e alla vendita. Lynas, di contro, estrae le terre rare in Australia, ma le processa in Malesia, a causa dei timori legati alle scorie radioattive generate dai processi di depurazione di quei minerali. Soltanto lo scorso marzo, anche a seguito di pressioni da parte del governo malese, Lynas ha deciso di rivedere la struttura delle proprie operazioni: tale revisione è culminata nel partenariato con Blue Line per la realizzazione di un nuovo e più moderno impianto di separazione negli Usa. Al contrario dello stabilimento operato dall’azienda australiana in Malesia, la struttura che sorgerà nel Texas sarà anche in grado di separare il disprosio, una terra rara particolarmente difficile da ottenere allo stato puro, ma essenziale per la produzione di batterie destinate alle vetture elettriche.

La possibilità che la Cina blocchi le forniture di terre rare agli Stati Uniti, come forma di ritorsione per i dazi imposti alle sue merci dagli Usa, è oggetto da mesi di forte preoccupazione a Washington, specie per quanto riguarda le implicazioni legate alla sicurezza nazionale e alla difesa. L’urgenza di sviluppare canali di approvvigionamento alternativi alla Cina ha spinto l’amministrazione del presidente Donald Trump a promuovere una espansione della cooperazione con l’Australia. L’asse tra Washington e Canberra è solido anche sul fronte del Contrasto all’ascesa tecnologica della Cina: il governo australiano, infatti, è stato uno dei primi e dei più convinti nell’adesione alla campagna globale Usa di boicottaggio di Huawei, il colosso dell’elettronica per le comunicazioni cinese che si sta affermando come attore dominante nel processo di transizione globale alla tecnologia di trasmissione dei dati 5G.

Ora Washington e Canberra stanno lavorando anche al coordinamento delle politiche e dei processi produttivi nel campo delle terre rare. Lo scorso dicembre, le agenzie Us Geological Survey e Geoscience Australia hanno firmato un accordo preliminare per il sostegno alla ricerca e allo sfruttamento congiunto di minerali ritenuti essenziali per l’economia statunitense. L’accordo sottoscritto da Lynas è dunque chiaramente in linea con la strategia di Canberra relativa ai minerali economicamente critici. La Cina aveva tentato di acquistare Lynas nel 2009, tramite l’azienda di Stato China Nonferrous Metal Mining. Tale scalata si era però scontrata con l’opposizione dei regolatori e della politica australiani.

Negli scorsi anni, Lynas ha rafforzato anche le relazioni con il Giappone. Nel 2010 l’azienda australiana ha sopperito alle forniture cinesi di terre rare al Giappone, arrestate da Pechino in risposta alla decisione di Tokyo di nazionalizzare l’atollo conteso delle Senkaku, nel Mar Cinese Orientale. L’anno successivo, il colosso commerciale giapponese Sojitz e Japan Oil, Gas and Metals National Corporation fornirono a Lynas capitale per 250 milioni di dollari, per aiutare l’azienda australiana ad aumentare la produzione; in cambio, l’azienda promise una fornitura stabile di terre rare al Giappone. Oggi Lynas rifornisce il Giappone del 30 per cento del suo fabbisogno di terre rare, e Tokyo è il primo tra i clienti dell’azienda.

Il nuovo impianto texano di Lynas non sarà operativo prima del 2021, e ciò significa che la Cina sarà ancora in grado di far pesare il proprio dominio sul settore delle terre rare per diversi anni, in risposta alle tariffe commerciali volute dal presidente Donald Trump e all’offensiva di Washington tesa ad arginare l’ascesa tecnologica di Pechino. Dallo scorso maggio, quando il presidente cinese Xi Jinping ha effettuato l’ispezione di uno dei principali centri di produzione di terre rare in Cina, i prezzi del disprosio e di altri minerali hanno segnato un aumento significativo sui mercati internazionali. La Cina è uno dei pochi paesi al mondo a tollerare il pesante impatto ambientale delle operazioni di processamento delle terre rare, e per tale ragione ha conquistato nel corso dei decenni una posizione di dominio incontrastato sul settore, agevolata anche dagli acquirenti di quei minerali, che li inviano alla Cina per la lavorazione, e poi li reimportano. Usa e Australia si stanno muovendo anche su questo fronte: un’altra azienda australiana che estrae terre rare allo stato grezzo, Northern Minerals, sta valutando di interrompere l’invio dei minerali in Cina per il processamento, e la realizzazione di un proprio impianto di separazione in Australia. (Fim)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..