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Usa-Cina: Trump sollecita Xi a confronto diretto con manifestanti Hong Kong
 
 
Washington, 16 ago 2019 05:29 - (Agenzia Nova) - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivolto all’omologo cinese, Xi Jinping, una esortazione a sorpresa a confrontarsi di persona con i manifestanti anti-governativi di Hong Kong, nel tentativo di disinnescare le tensioni che si protraggono da oltre dieci settimane nell’ex colonia britannica. “Se il presidente Xi incontrasse direttamente e personalmente i manifestanti, il problema di Hong Kong potrebbe giungere a un lieto fine. Non ha alcun dubbio in proposito!”, ha scritto Trump sul proprio profilo Twitter nella giornata di ieri. Trump ha poi dichiarato ai giornalisti da Morristown, nel New Jersey, di essere preoccupato per la situazione a Hong Kong e di temere una repressione violenta delle proteste, ed ha ribadito l’invito a Xi a incontrare i manifestanti. “Se Xi incontrasse i manifestanti – un gruppo di rappresentanti dei manifestanti – sono sicuro che risolverebbe il problema in 15 minuti. (…) So che non è il suo stile, ma credo non sarebbe una cattiva idea”. L’inquilino della Casa Bianca ha aggiunto di avere in programma una conversazione telefonica con il capo di Stato cinese nel prossimo futuro.

Una portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, è tornata ad accusare gli Stati Uniti di alimentare i disordini e le proteste ad Hong Kong, ed ha puntato l’indice contro le dichiarazioni dei presidenti della Camera e del Senato federali Usa, Nancy Pelosi e Mitch McConnell. “Gli Stati Uniti hanno negato in diverse occasioni il loro coinvolgimento nei violenti incidenti in corso a Hong Kong. Tuttavia, i commenti dei leader del Congresso Usa ci forniscono solide prove del coinvolgimento di quel paese”, ha affermato Hua. La portavoce ha accusato Washington di distorcere volontariamente i fatti e di alimentare i caos nella ex colonia britannica. “Ignorando e distorcendo la verità, (i leader del Congresso) mascherano crimini violenti da lotta per i diritti umani e la libertà, e travisano deliberatamente il lavoro della Polizia di Hong Kong come una forma di repressione, mentre gli agenti stanno semplicemente attuando la legge, combattendo il crimine e tutelando l’ordine sociale”, ha aggiunto Hua.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato questa settimana che il governo cinese sta muovendo truppe al confine di Hong Kong, teatro di proteste anti-governative che si protraggono da oltre 10 settimane. “La nostra intelligence ci ha informato che il governo cinese sta muovendo truppe al confine con Hong Kong”, ha scritto l’inquilino della Casa Bianca su Twitter, senza fornire ulteriori dettagli. “Invito tutti a mantenere la calma e stare al sicuro”. Proprio ieri la Polizia di Hong Kong è tornata a scontrarsi coi manifestanti presso l’aeroporto internazionale della città, anche se nelle prime ore di oggi presso lo scalo è tornata la calma. Trump ha definito quella in atto ad Hong Kong “una situazione molto difficile e delicata”. “Spero che le cose funzionino per la libertà, e per tutti quanti, inclusa la Cina”, ha dichiarato il presidente Usa, che è stato contestato dai Democratici per le sue dichiarazioni a loro dire inadeguate alla gravità della situazione nella ex colonia britannica.

I media di Stato cinesi hanno scritto che i manifestanti anti-governativi che da oltre 10 settimane inscenano massicce proteste a Hong Kong stanno “chiedendo l’autodistruzione”, ed hanno diffuso immagini di convogli dell’Esercito popolare di liberazione cinese ammassarsi vicino al perimetro dell’ex colonia britannica. Stamattina, frattanto, è tornato a parlare in pubblico anche il capo esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam: le “attività illegali in nome della libertà”, ha detto Lam, danneggiano lo Stato di diritto e la ripresa economica dell’hub finanziario asiatico. Dopo le nuove manifestazioni e violenze verificatesi nel fine settimana, le autorità cinesi hanno avvertito che le manifestazioni nella città semi-autonoma evidenziano “i prodromi del terrorismo”, e che le violenze devono essere punte con severità, “senza alcuna indulgenza o pietà”.

L’aeroporto internazionale di Hong Kong ha riaperto martedì mattina, dopo che le proteste anti-governative hanno costretto l’autorità aeroportuale dell’isola a cancellare oltre 230 voli da e per l’ex colonia britannica tra lunedì e la prima mattinata di oggi. Il 12 agosto l’autorità di gestione dello scalo aveva invitato tutti i passeggeri a lasciare l'edificio il più presto possibile. L'aeroporto Changi di Singapore ha inoltre avvisato tutti i passeggeri di controllare lo stato del proprio volo. Oltre 5.000 persone vestite di nero si sono riunite nella sala degli arrivi per un sit-in di tre giorni che, originariamente, avrebbe dovuto terminare la notte di domenica. Al diffondersi della notizia, prima ancora del comunicato ufficiale del governo (rilasciato alle 17:15 ora locale), le azioni della Cathay Pacific Airways sono scese del 10 per cento. Lo stesso giorno la Cina ha accusato i manifestanti di molteplici violenze, e di vero e proprio "terrorismo". Durante il fine settimana le forze dell'ordine sono state riprese mentre picchiavano i dimostranti in una stazione della metropolitana, mentre un poliziotto è finito in ospedale a seguito di ustioni riportate in scontri del distretto di Tsim Sha Tsui.

Polizia e manifestanti di Hong Kong sono tornati a scontrarsi domenica, nel decimo fine settimana consecutivo di scontri innescati da una proposta di legge sulle estradizioni, e più in generale dall’erosione dei margini di esercizio delle libertà civili nell’ex colonia britannica. Entrambe le fazioni in campo hanno esibito un cambio di tattiche: la Polizia è tornata a utilizzare i gas lacrimogeni e a effettuare cariche, a dispetto delle polemiche delle scorse settimane, nel tentativo di sgomberare più velocemente le strade. I manifestanti, che nelle scorse settimane hanno assunto atteggiamenti via via più violenti, hanno impiegato anche molotov, e hanno reagito alle cariche delle forze dell’ordine con ritirate coordinate e successivi riassembramenti. A dispetto delle recenti prese di posizione del governo cinese, il movimento pare godere ancora di un consenso significativo tra i circa 7 milioni di residenti di Hong Kong.

Due mesi di proteste pro-democratiche sempre più intense ad Hong Kong sono culminate la scorsa settimana in un nuovo e perentorio avvertimento da parte del governi cinese: Pechino ha infatti avvertito ieri che “è solo questione di tempo” prima che i responsabili di settimane di proteste e scioperi nel’hub finanziario asiatico vengano perseguiti. Un portavoce dell’ufficio politico del governo cinese ad Hong Kong, Yang Guang, ha puntato l’indice contro singoli “attori criminali spregiudicati e violenti” che sarebbero gli animatori delle manifestazioni violente che interessano l’ex colonia britannica. “Chi gioca con il fuoco finisce per soccombervi”, ha avvertito Yang, che rivolto ai manifestanti ha aggiunto: “Non fraintendete il nostro autocontrollo come una forma di debolezza”. Nelle ultime settimane sono aumentate le indiscrezioni in merito alla mobilitazione dell’Esercito popolare di liberazione come forza di sicurezza contro i manifestanti di Hong Kong: funzionari cinesi hanno recentemente posto l’accento su un articolo di legge della ex-colonia britannica che prevede il ricorso alle forze di sicurezza cinesi come ausilio al “mantenimento dell’ordine pubblico” su richiesta dell’amministrazione di Hong Kong. (Was)
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