GIAPPONE
 
Giappone: settore bancario effettua tagli di personale record
 
 
Tokyo, 16 ago 05:49 - (Agenzia Nova) - Le banche giapponesi proseguono il processo di consolidamento del settore, e nell’anno fiscale 2018 hanno ridimensionato collettivamente il loro personale per 3.629 unità, in concomitanza con l’accelerazione della digitalizzazione e il progressivo rallentamento delle assunzioni. Il taglio è il più significativo dal 2005, e porta il totale degli addetti del settore bancario giapponese a 223.778. Le riduzioni del personale hanno interessato oltre il 70 per cento delle 81 banche del paese, inclusi alcuni dei maggiori istituti di credito nazionali e regionali. Le banche lavorano da anni alla riduzione delle assunzioni di neolaureati, e all’aumento della produttività tramite la digitalizzazione. Il numero complessivo degli impiegati del settore bancario giapponese ha superato le 200mila unità nel 2008, ed ha esibito un calo globale a partire dall’anno fiscale 2017.

L’utile netto aggregato delle aziende giapponesi ha segnato un calo per il terzo trimestre consecutivo, secondo l’ultima analisi effettuata dal quotidiano “Nikkei”, che segnala effetti profondi e durevoli del conflitto commerciale tra Usa e Cina sulla comunità d’affari giapponese. Tra aprile e giugno gli utili combinati dei 1.234 aziende quotate del Giappone ha esibito una flessione del 14 per cento. Il 56 per cento delle aziende ha registrato perdite, il dato peggiore dell’era post-crisi. L’utile potrebbe segnare una contrazione del 4 per cento per l’intero anno fiscale, segnando il secondo calo annuale. Il principale fattore di compressione degli utili è il rallentamento dell’economia globale, che ha interessato soprattutto i settori dell’automotive e dei macchinari. Tra le aziende maggiormente in difficoltà figura Nissan Motor, che ha visto crollare i propri utili del 94 per cento tra aprile e giugno, mentre il tasso di utilizzo globale dei suoi stabilimenti è sceso sotto il 70 per cento a causa del calo delle vendite. In difficoltà anche aziende come Nidec, leader globale dei motori di precisione, e produttori di robot industriali come Fanuc.

La crescita economica del Giappone ha subito un rallentamento nei tre mesi sino allo scorso giugno, per effetto delle tensioni commerciali e dell’incertezza relativa all’economia globale. La crescita nel secondo trimestre è stata comunque superiore alle attese: più 1,8 per cento, secondo i dati preliminari pubblicati dall’Ufficio di gabinetto giapponese la scorsa settimana; nel primo trimestre, la crescita era stata del 2,8 per cento. Gli economisti prevedevano in media una crescita di appena lo 0,4 per cento. Il rallentamento è stato attribuito al calo delle esportazioni, che ha gravato sul solido andamento di consumi e investimenti privati. Il mese scorso l’Ufficio di gabinetto giapponese ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita dell’economia giapponese per l’anno fiscale che si chiuderà a marzo 2020, dall’1,3 allo 0,9 per cento del pil.

Il Giappone ha conseguito un attivo delle partite correnti di 1.210 miliardi di yen (11,4 miliardi di dollari) nel mese di giugno, il 60mo attivo mensile consecutivo. L’attivo del commercio di beni è ammontato a 759,3 miliardi di yen, e quello di servizi a 50,9 miliardi, stando al rapporto preliminare del ministero delle Finanze. Il reddito primario, che riflette i rendimenti degli investimenti esteri, è ammontato a un attivo di 427,3 miliardi di yen. Nella prima metà del 2019 l’attivo della bilancia commerciale giapponese è ammontato complessivamente a 10.470 miliardi di yen.

La Banca del Giappone (Boj) si trova di fronte alla difficile scelta se seguire gli Stati Uniti e l’Unione europea nell’adozione di nuove misure di easing quantitativo, nonostante la politica ultra-espansiva già adottata da Tokyo negli scorsi anni, per evitare che lo yen si rafforzi eccessivamente su dollaro ed euro. La Boj ha segnalato di essere aperta all’ipotesi di un ulteriore allentamento quantitativo durante l’incontro politico che si è tenuto questa mattina; dopo anni di tassi ultra-bassi e di massicci acquisti di asset, però, non è chiaro di quale margine di intervento residuo possa ancora disporre la banca centrale giapponese, e quali potrebbero essere gli effetti collaterali. “La banca non esiterà ad adottare misure di easing aggiuntive, di fronte all’accresciuta possibilità che il momento verso il conseguimento dell’obiettivo di stabilità dei prezzi possa venir meno”, recita una nota diffusa dalla Boj nella giornata di oggi, riferendosi all’obiettivo ancora lontano di un tasso di inflazione prossimo al 2 per cento.

La produzione industriale del Giappone ha registrato una contrazione del 3,6 per cento su base mensile a giugno, secondo i dati ufficiali pubblicati nella giornata di oggi dal ministero dell’Economia, del commercio e dell’industria. A maggio l’output era invece aumentato del 2 per cento. L’indice delle spedizioni industriali, curato dal governo giapponese, è calato del 3,3 per cento a 100,6 punti, mentre quello delle scorte di magazzino è aumentato dello 0,3 per cento a 104,6. Sulla base di un sondaggio degli operatori del settore manifatturiero, il ministero si aspetta un aumento della produzione del 2,7 per cento su base mensile a luglio, e dello 0,6 per cento nel mese di agosto.

Oltre due terzi delle aziende giapponesi del settore manifatturiero quotate in borsa hanno notificato un calo degli utili trimestrali tra aprile e giugno. Si tratta del dato peggiore dalla crisi finanziaria globale, causato dalle tensioni del commercio globale e dal rallentamento dell’economia cinese. Dal momento che il manifatturiero genera il 60 per cento degli utili delle aziende giapponesi quotate in borsa, una depressione prolungata degli utili rischia di pesare sull’economia giapponese nel suo complesso, in vista dell’aumento della tassazione sui consumi in programma in quel paese il prossimo ottobre. Sino a ieri, un totale di 53 aziende in settori quali elettronica, macchinari e automotive hanno annunciato cali degli utili su base annua nel primo trimestre dell’anno fiscale corrente: si tratta del 68 per cento delle aziende manifatturiere quotate in borsa, la quota maggiore da aprile-giugno 2009, quando il calo degli utili riguardò il 73 per cento delle aziende manifatturiere giapponesi.

Le esportazioni giapponesi verso la Cina hanno registrato il quarto calo mensile consecutivo a giugno, con una contrazione del 10,1 per cento, a conferma dell’effetto del rallentamento economico cinese sulle economie orientate all’export della regione asiatica. I dati pubblicati dal ministero delle Finanze del Giappone certificano in particolare un crollo delle spedizioni di macchinari per la fabbricazione di chip (meno 27,1 per cento) e di componenti elettroniche (meno 21,3 per cento), mentre le esportazioni di automobili sono aumentate del 78,7 per cento. Sono calate anche le importazioni giapponesi dalla Cina: meno 5,3 per cento, con una contrazione particolarmente marcata delle importazioni di smartphone e altri sistemi per le comunicazioni (meno 24,8 per cento). Le esportazioni giapponesi verso il resto del mondo hanno segnato a loro volta un calo (meno 6,7 per cento), mentre le importazioni totali sono calate del 5,2 per cento; il Giappone a chiuso così il mese di giugno con un attivo della bilancia commerciale di 589,5 miliardi di yen (5,4 miliardi di dollari), in calo del 19 per cento su base annua.

L’economia del Giappone ha sorpreso gli analisti, conseguendo una crescita superiore alle attese nel primo trimestre 2019 per effetto di una solida prestazione delle esportazioni nette, a fronte di un calo dei consumi da parte delle famiglie. Il prodotto interno lordo (Pil) del paese è cresciuto del 2,1 per cento su base annua, secondo i dati preliminari pubblicati ieri mattina dall’Ufficio di gabinetto del Giappone. Il dato è in netto contrasto con le previsioni degli economisti, che si aspettavano in media una contrazione del Pil giapponese nell’ordine dello 0,1 per cento. Lo stesso governo giapponese si è affrettato però a sottolineare che il dato cela un preoccupante contesto di debolezza congiunturale. Tra gennaio e marzo di quest’anno, infatti, le esportazioni giapponesi sono calate del 2,4 per cento rispetto al trimestre precedente, ed hanno contribuito positivamente al Pil solamente perché le importazioni sono contestualmente calate ad un tasso assai maggiore (meno 4,6 per cento). La brusca frenata delle importazioni conferma come i consumi interni del Giappone siano formi al palo: una pessima notizia per il governo, che programma ad ottobre l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto dall’8 al 10 per cento. (Git)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..