KOSOVO
 
Kosovo: dopo le dimissioni di Haradinaj probabili elezioni anticipate a settembre
 
 
Pristina, 22 lug 16:45 - (Agenzia Nova) - Il Kosovo si avvia verso elezioni parlamentari anticipate, probabilmente l’8 settembre. Questo lo scenario politico innescatosi nel paese balcanico dopo l’improvviso annuncio delle dimissioni del primo ministro Ramush Haradinaj. Il premier dimissionario dovrebbe recarsi oggi dal presidente Hashim Thaci consegnandogli la lettera che formalizza questo passo e, di conseguenza, la fine dell’esecutivo nato a Pristina nel 2017. Haradinaj ha ringraziato oggi tutti coloro che gli sono stati vicini in questi giorni, sottolineando di aver saputo evitare "la divisione del Kosovo o la creazione di una repubblica di Dodik in Kosovo". Il premier dimissionario ha spiegato in precedenza che la sua decisione è dovuta al fatto di essere stato convocato dal Tribunale speciale dell’Aja che indaga sui presunti crimini dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), uno sviluppo “incompatibile” con gli impegni di governo. Il leader dell’Alleanza per il futuro del Kosovo (Aak) ha quindi evidenziato di non voler mettere in cattiva luce il suo paese scegliendo di andare a L’Aja “senza alcuna prerogativa connessa alla carica di primo ministro”. “Mi presenterò davanti ai giudici quale umile, ma patriottico, cittadino kosovaro”, ha detto Haradinaj.

"Il Kosovo deve essere pronto per le elezioni", ha chiarito venerdì il capo del governo di Pristina. "Le responsabilità passano ora al presidente per avviare le consultazioni per una data delle elezioni", ha dichiarato Haradinaj. Secondo la Costituzione kosovara, l’Assemblea nazionale di Pristina può essere sciolta dal capo dello Stato se il governo subisce un voto di sfiducia o se il parlamento non elegge un nuovo governo a 60 giorni dalla sua sessione inaugurale. L’Assemblea nazionale può anche votare per il suo scioglimento con il voto favorevole di 2/3 dei deputati. Le dimissioni di Haradinaj si inseriscono comunque in uno scenario politico piuttosto complicato, fondato su un delicato equilibrio in base al quale il governo di minoranza – formato da Aak, Partito democratico del Kosovo (Pdk), Iniziativa socialdemocratica (Nisma), Alleanza per il nuovo Kosovo (Akr) - era riuscito a sopravvivere anche dopo il venir meno del sostegno dei deputati della Lista serba.

Nei mesi scorsi si erano registrate inoltre diverse tensioni tra il premier e il presidente kosovaro Hashim Thaci, in particolare per quanto riguarda la gestione del dialogo con la Serbia e la prospettiva di modifiche ai confini; uno scenario escluso in maniera categorica dall'ex premier. Tali tensioni erano proseguite nei giorni scorsi con uno scontro in particolare tra Haradinaj e il presidente del parlamento Kadri Veseli, leader del Pdk, partner della coalizione di governo. E’ stato proprio il deteriorarsi dei rapporti tra i due principali schieramenti di governo, l’Aak di Haradinaj e il Pdk di Veseli, ad accelerare dopo l’annuncio del premier la fine prematura del governo di Pristina. "Al momento sono inevitabili elezioni anticipate. Il Pdk è pronto per le elezioni non appena saranno annunciate. Quello che possiamo discutere ora è solo la loro data", ha dichiarato Veseli in conferenza stampa nel fine settimana evidenziando che quella di Haradinaj è stata “una sua scelta personale” di cui non era stato precedentemente informato.

Anche il vice leader del Pdk Memli Krasniqi ha auspicato oggi l'avvio di consultazioni immediate per fissare una data per le elezioni. Fonti dell'ufficio di presidenza, citate dall'emittente "Rtk", hanno indicato l'8 settembre quale data più probabile. L'eventualità di portare il paese a elezioni anticipate è stata salutata con favore dalla maggior parte dei partiti politici kosovari, molti dei quali da tempo chiedevano la fine del governo Haradinaj e il ritorno alle urne. Il principale partito di opposizione, Lega democratica del Kosovo (Ldk) ha invitato il presidente Thaci ad avviare le consultazioni con i partiti politici per fissare una data per le elezioni generali anticipate. Il leader dell'Ldk Isa Mustafa aveva fatto sapere che il suo partito non accetterà altre soluzioni se non le elezioni anticipate. “L’Ldk chiedeva da tempo le dimissioni di questo governo, ma ci dispiace che queste siano avvenute per questo motivo. Sono fermamente convinto che la guerra dell'Esercito di liberazione del Kosovo sia stata equa e pulita, e credo anche che questa volta l'innocenza di Haradinaj sarà dimostrata”, ha scritto Mustafa su Facebook.

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente del parlamento Veseli. “La guerra dell'esercito di liberazione del Kosovo è stata giusta ed equa, e sono certo che l'onestà della lotta del nostro popolo per la libertà e l'indipendenza sarà riaffermata. La coalizione di governo è stata costruita per prendere grandi decisioni per il Kosovo e per proteggere i valori dell'Uck. Tutte le nostre azioni e decisioni saranno solo al servizio dei migliori interessi del Kosovo e dei nostri cittadini, nonché nel pieno rispetto delle nostre leggi”, ha scritto Veseli su Facebook.

Il leader del Movimento Vetevendosje, Albin Kurti, ha auspicato l’organizzazione “immediata” di elezioni anticipate. “Tutto quello che il presidente dovesse fare che non sia legato a nuove elezioni ritarderà solamente il processo danneggiando lo Stato del Kosovo e gli interessi dei cittadini”, ha dichiarato il leader del Movimento Vetevendosje, partito dell’opposizione che insieme all’Ldk stava cercando da tempo sponde per far cadere l’esecutivo. Il presidente kosovaro, Hashim Thaci, ha dichiarato di avere appreso “con rammarico” della convocazione di Haradinaj, da parte del Tribunale speciale dell'Aja che indaga sui presunti crimini dell’Uck. "Ho appreso con rammarico che la Corte speciale ha convocato a deporre l'ex capo del personale dell'Uck, Bislim Zyrapi, il mio consigliere, ex comandante della zona operativa Dukagjini, il primo ministro Ramush Haradinaj, così come alcuni altri ex ufficiali dell'Uck”, ha affermato Thaci chiarendo di essere stato informato della decisione di Haradinaj di dimettersi solo attraverso i media. “Rispetto la sua decisione e in qualità di presidente della Repubblica del Kosovo vi assicuro che agirò sulla base delle mie competenze costituzionali e giuridiche per le quali i cittadini del Kosovo saranno informati in tempo”, ha aggiunto il capo dello Stato sottolineando di credere “nella purezza” dell’Uck durante la guerra del Kosovo e “negli alti valori morali dei militari della libertà”.

La decisione di Haradinaj ha innescato quindi una duplice reazione nel panorama politico kosovaro, compattando i leader di partito nell'esternare solidarietà per quella che è stata la lotta dell’Uck ma evidenziando d’altra parte l’urgenza di nuove elezioni per rilanciare l’azione politica di un governo che da tempo non riusciva a funzionare in maniera appropriata. Le difficoltà per l’esecutivo Haradinaj erano aumentate negli scorsi mesi con il venire meno del sostegno esterno da parte dei dieci deputati della Lista serba. E i rapporti con la minoranza serba si erano gradualmente deteriorati, di pari passo con il congelamento del dialogo con la Serbia. Su quest’ultimo aspetto, certamente, ha avuto un grosso peso la decisione del governo di Pristina di imporre dazi del 100 per cento sull’importazione di prodotti serbi e bosniaci. Tale misura ha scavato profonde divisioni sulla strada per il rilancio del dialogo, con l’esecutivo Haradinaj pressato anche dalla comunità internazionale per la sospensione di queste misure.

Proprio su questi aspetti delicati sono gradualmente cresciute nei mesi scorsi le divisioni tra Aak e Pdk, con il presidente del parlamento Veseli molto più incline del premier Haradinaj ad avallare le richieste degli alleati internazionali sospendendo i dazi sull’import. Se nell’immediato quindi elezioni anticipate in Kosovo sembrano allontanare la prospettiva di un rapido rilancio del dialogo con la Serbia - un impegno di recente assunto in prima persona dal cancelliere tedesco Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron -, nel lungo periodo la fine dell’esecutivo Haradinaj potrebbe aprire prospettive di disgelo, in caso di una maggiore apertura al confronto rispetto ad un esecutivo che ha irrigidito molto le posizioni di Pristina sui principali dossier. In questa direzione potrebbe muoversi il Pdk di Veseli, che in caso di un'affermazione elettorale potrebbe anche rinsaldare l'asse con il presidente Thaci più vicino alle posizioni dell'attuale presidente del parlamento.

La convocazione all’Aja dell’ex primo ministro di Pristina ha suscitato "l’esultanza” del ministero degli Esteri di Belgrado che ha auspicato tramite una nota che il nuovo processo possa concludersi “senza connivenze e con il completo accertamento della barbarie perpetrata da Haradinaj contro la comunità serba del Kosovo”. Il presidente serbo Aleksandar Vucic ha definito le dimissioni del premier kosovaro un “inganno politico” volto a ritardare ulteriormente il dialogo tra Kosovo e Serbia. “Temiamo che gli sviluppi politici in Kosovo stiano andando in una direzione volta a ritardare ulteriormente il dialogo tra Kosovo e Serbia. Le dimissioni di Haradinaj sono un trucco politico attraverso il quale cercherà di guadagnare più popolarità e dominare i suoi avversari politici. La Serbia deve mostrare maturità e calma e non reagire in modo euforico”, ha detto Vucic. Nel frattempo il governo degli Stati Uniti ha accolto con favore la decisione di Haradinaj di collaborare con le autorità dell’Aja. (Kop)
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