INDIA
 
India: Jammu e Kashmir, Difesa denuncia violazioni cessate il fuoco da parte pakistana
 
 
Nuova Delhi, 22 lug 13:34 - (Agenzia Nova) - Il ministero della Difesa indiano ha denunciato una violazione del cessate il fuoco da parte pakistana oggi, lungo la linea di controllo, la demarcazione militare, non corrispondente al confine internazionale, che separa il territorio del Kashmir controllato dall’India da quello controllato dal Pakistan. Secondo la Difesa indiana, la violazione è avvenuta nel settore di Sunderbani del distretto di Rajouri, nello Stato di Jammu e Kashmir. La Difesa ha sottolineato che si tratta della seconda violazione in tre giorni, dopo quella di sabato, mentre il ministro Rajnat Singh era in visita nello Stato, avvenuta nel settore di Mendhra del distretto di Poonch, che ha provocato il ferimento di un civile residente del villaggio di Balnoi.

L’India e il Pakistan si scambiano accuse reciproche di violare gli accordi di cessate il fuoco. Secondo quanto riferito dal ministro della Difesa indiano questo mese nella risposta a un’interrogazione del Consiglio degli Stati, la camera alta del parlamento, nel primo semestre di quest’anno ci sono state 1.248 violazioni da parte pakistana lungo la linea di controllo: 203 a gennaio, 215 a febbraio, 267 a marzo, 234 ad aprile, 221 a maggio e 108 a giugno. L’Esercito indiano ha subito quattro perdite: tre a marzo e una a giugno. Le violazioni del primo semestre hanno superato il totale dell’anno scorso, di 1.629.

Il conflitto del Kashmir, tra guerriglia pakistana e ribellioni separatiste interne all’India, si trascina dal 1947, dalla nascita dell’India (a prevalenza induista) e del Pakistan (a prevalenza islamico) come Stati indipendenti dall’impero coloniale britannico e l’adesione del principato di Jammu e Kashmir, che aveva in un primo tempo sperato nell’indipendenza, all’India, decisione ovviamente sgradita al Pakistan. L’India rivendica l’intero territorio del Kashmir e ne controlla circa il 43 per cento, lo Stato indiano di Jammu e Kashmir. Il Pakistan rivendica a sua volta la regione e ne amministra il 37 per cento circa, corrispondente alle divisioni amministrative chiamate Azad Kashmir e Gilgit-Baltistan.

Si distinguono diverse guerre indo-pakistane legate al territorio kashmiro: del 1947, del 1965 e del 1999. Nonostante le successive dichiarazioni di pace e cessate il fuoco, gli scontri proseguono tuttora, con una recrudescenza che data in particolare dal 2016. Quest’anno la tensione è ulteriormente salita: il 14 febbraio un attentato a Pulwama, rivendicato dall’organizzazione terroristica pakistana Jaish-e-Mohammed (Jem), ha provocato la morte di 40 agenti della Forza di polizia centrale di riserva (Crpf). Il 26 febbraio l’Aeronautica indiana ha lanciato un attacco aereo in Pakistan per colpire postazioni di Jem. Il giorno seguente, l’Aeronautica pakistana ha risposto e ha abbattuto un MiG-21 Bison indiano; il pilota, salvatosi con l’espulsione, è stato arrestato e restituito all’India circa 60 ore dopo.

Quello del Kashmir, tuttavia, non è solo un conflitto tra i due Stati, India e Pakistan, ma anche interno all’India, esploso soprattutto a partire dal 1989, anno delle prime azioni dei ribelli separatisti. Al primo gruppo armato, Jammu & Kashmir Liberation Front (Jklf), sbaragliato dalle autorità indiane, ne sono seguiti altri, fino all’emergere negli anni Duemila di sigle jihadiste come Jaish-e Mohammad o Lashkar-e-Taiba. Si stima che dagli anni Ottanta, tra le azioni pakistane e la repressione indiana, siano morte in Kashmir almeno 40 mila persone, per la maggioranza civili. (Inn)
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