HONG KONG
 
Hong Kong: governo regione condanna assalto all'Ufficio di collegamento di Pechino
 
 
Pechino, 22 lug 07:57 - (Agenzia Nova) - Il governo della Regione amministrativa speciale di Hong Kong ieri sera ha condannato fermamente l'assalto di alcuni manifestanti all'Ufficio di collegamento del governo popolare centrale a Hong Kong. Il portavoce del governo della regione ha sottolineato che l'ufficio di collegamento è uno degli uffici istituiti dal governo popolare centrale e ha funzioni costituzionali. "Il governo della regione condanna fermamente i manifestanti che hanno palesemente sfidato la sovranità nazionale assediando e aggirando l'edificio dell'ufficio di collegamento, oltre a deturpare l'emblema nazionale", ha detto il portavoce. Il governo si occuperà di questi atti in accordo con la legge, ha proseguito il portavoce sostenendo che il governo di Hong Kong ha sempre rispettato l'espressione pubblica delle loro aspirazioni pacificamente. "Tuttavia, una serie di episodi si sono verificati di recente, tra cui il ripetersi di proteste illegali dopo i cortei pacifici, l'incriminazione delle forze di polizia, l'assedio del quartier generale e il blocco delle strade. La polizia ha anche scoperto lo stoccaggio illegale di merci pericolose e un gran numero di armi offensive", ha spiegato il portavoce. Il governo di Hong Kong teme che un piccolo numero di radicali abbia incitato le masse in maniera organizzata, sfidato lo stato di diritto. "Tali atti minacciano la legge e l'ordine nella regione e il principio di 'un paese, due sistemi'. È totalmente inaccettabile per la società", ha aggiunto il portavoce.

Migliaia di cittadini di Hong Kong sono tornati a manifestare ieri pomeriggio contro il disegno di legge sull'estradizione e per l'istituzione di commissione d'inchiesta sull'uso della forza da parte della polizia nelle precedenti manifestazioni. I partecipanti hanno chiesto il ritiro del progetto normativo, al momento sospeso, e il rilascio incondizionato di tutti i manifestanti arrestati, oltre al suffragio universale per l'elezione di rappresentanti senza restrizioni da parte di Pechino. La mobilitazione è stata convocata dal Fronte civile per i diritti umani (Chrf) con un percorso dalla Baia di Causeway alla sede della Corte di ultimo appello, nel centro della città. La polizia, però, ha chiesto che la marcia si arrestasse nel quartiere di Wan Chai, ma quel limite è stato oltrepassato.

I manifestanti sono avanzati fino a Queensway e al centro occupando le principali arterie di Connaught Road Central e Connaught Road West, bloccando i veicoli ed erigendo barricate di legno. Un gruppo ha raggiunto l’ufficio di collegamento di Pechino a Sai Ying Pun; un altro si è radunato davanti alla Corte di ultimo appello. Gli agenti di polizia di Hong Kong, in assetto antisommossa, hanno sparato gas lacrimogeni sui manifestanti lungo Connaught Road Central, importante arteria della città, in seguito ad alcuni episodi di contatto e tensione tra i contestatori e le forze dell’ordine. La polizia ha anche minacciato di usare proiettili di gomma e i manifestanti, dopo ore di contestazione, intorno alle 23.30 hanno iniziato a disperdersi. Secondo il Chrf 430 mila persone hanno aderito alla protesa; per la polizia sono state, invece, solo 138 mila.

La manifestazione è stata organizzata, per la settima domenica consecutiva, per protestare contro il disegno di legge sull’estradizione in Cina, ma anche per chiedere l’istituzione di una commissione d’inchiesta sull’uso della forza da parte della polizia nelle precedenti manifestazioni e per ottenere riforme democratiche. I partecipanti, gridando slogan come “Hong Kong libera”, “No all’estradizione in Cina” e “Democrazia adesso”, hanno chiesto il ritiro definitivo del progetto normativo, al momento congelato, e il rilascio incondizionato di tutti i manifestanti arrestati, oltre al suffragio universale per l’elezione di rappresentanti senza restrizioni da parte di Pechino.

La protesta di ieri è stata preceduta sabato da una marcia a sostegno della polizia. Secondo gli organizzatori a Tamar Park si sono radunate 316 mila persone; secondo le forze dell'ordine 103 mila. La partecipazione, comunque, è stata superiore rispetto a quella di un'iniziativa analoga del 30 giugno, quando manifestarono tra le 53 e le 165 mila persone, a seconda delle stime. La mobilitazione è stata organizzata da una settantina di attivisti pro Pechino e oppositori dei movimenti di protesta violenti, all'insegna dello slogan "Salvaguardiamo Hong Kong". Alcune decine di familiari di agenti di polizia hanno firmato una lettera aperta al capo dell'esecutivo, Carrie Lam, per chiedere di smettere di utilizzare gli agenti come "scudi umani" tra il governo e il popolo e di istituire una commissione di inchiesta.

Il disegno di legge sulle estradizioni ha innescato una crisi politica nell'ex colonia britannica. Le proteste hanno raggiunto il culmine il primo luglio, nel 22mo anniversario della riunificazione con la Cina, con l'occupazione alla sede del Consiglio legislativo cittadino, per lal quale undici uomini e una donna sono stati arrestati con varie accuse, tra cui "possesso di armi offensive, assembramento illegale e assalto a funzionari di polizia". Altre sei persone sono state arrestate per infrazioni connesse alla manifestazione per la democrazia del giorno precedente.

Decine di migliaia di persone – oltre 230 mila, secondo gli organizzatori – hanno manifestato domenica 7 luglio e domenica scorsa, 14 luglio, per ribadire la loro opposizione al disegno di legge, che le autorità cittadine hanno deciso di "congelare", ma non hanno ufficialmente abbandonato. Il 9 luglio Carrie Lam ha tenuto una conferenza stampa in cui ha dichiarato "defunto" il disegno di legge, ma le sue parole, accolte come "giochi semantici" per evitare di revocare formalmente il provvedimento, non hanno rassicurato il fronte pro-democrazia, che teme che l'emendamento possa essere riproposto entro la fine dell'attuale legislatura, nel 2020. (Cip)
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