ALBANIA
 
Albania: leader opposizione Basha, nessun passo indietro nelle proteste
 
 
Tirana, 16 giu 18:01 - (Agenzia Nova) - Il primo ministro albanese Edi Rama sta conducente una tournée elettorale nel tentativo di “provocare panico e minacce” per il paese con la detenzione degli esponenti dell’opposizione. Lo ha detto il leader dell’opposizione albanese, Lulzim Basha, in una dichiarazione ripresa dai media nazionali. “Ho una brutta notizia per lui (Rama): l'Albania non sarà bruciata e l'opposizione non si tirerà indietro”, ha affermato il capo del Partito democratico albanese. Secondo Basha, il premier Rama avrebbe tenuto in stato di detenzione e arrestato “centinaia di civili e sostenitori dell'opposizione”, mentre ultimamente i leader locali del Partito socialista di Elbasani e Librazhd non spaventano nessuno al di fuori del loro stand. “Voglio assicurare al mio connazionale che non succederà niente di male”, ha concluso Basha.

Il primo ministro albanese Edi Rama ha avvertito che “chiunque cerchi di impedire” lo svolgimento delle elezioni amministrative in Albania del 30 giugno, potrebbe essere punito con “sanzioni severe” per aver violato la legge. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Ata”, secondo cui durante un comizio elettorale nella serata di ieri a Devoll (sud-est del paese), Rama ha accusato l’opposizione, guidata da Lulzim Basha, di volere “bloccare” la candidatura dell’Albania per l’avvio dei negoziati di adesione all'Unione europea. "Questo tentativo contro l'Albania fallirà in modo vergognoso e coloro che hanno intrapreso tale tentativo e coloro che si uniranno a loro si vergogneranno", ha dichiarato il premier sottolineando che chi tenterà qualsiasi azione per boicottare la prossima tornata elettorale potrebbe essere sottoposto al divieto di espatrio in Unione europea o negli Stati Uniti. Il leader socialista ha affermato che "naturalmente ci sono persone che la pensano diversamente e vogliono che questo governo venga spodestato al più presto, ma questo popolo è maltrattato dall'opposizione". Secondo Rama, “la gente dovrebbe essere meglio informata del fatto che chiunque osi distruggere le elezioni dovrà affrontare pene severe, finire dietro le sbarre e affrontare anche il divieto di entrare nei paesi europei e negli Stati Uniti: verrà incluso nella lista nera”.

Il presidente dell'Assemblea parlamentare dell'Osce George Tsereteli ha dichiarato nei giorni scorsi che, nonostante le precedenti raccomandazioni dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), “assistiamo a un aumento delle turbolenze politiche in Albania, con i recenti sviluppi che minacciano di trasformare le polemiche politiche in una crisi costituzionale". Secondo Tsereteli, "la gravità della situazione attuale richiede che le parti interessate politiche in Albania si impegnino in un dialogo inclusivo senza precondizioni e si siedano al tavolo in buona fede. Il dialogo dovrebbe mirare ad evitare un'escalation dannosa della crisi, affrontando al tempo stesso le legittime preoccupazioni della popolazione".

Dallo scorso febbraio l'opposizione albanese di centro destra guidata da Lulzim Basha ha abbandonato il Parlamento, rinunciando in blocco ai mandati dei propri deputati e rivolgendosi alle proteste di piazza per chiedere le dimissioni del premier di centro sinistra Edi Rama e l'istituzione di un governo transitorio che prepari le elezioni anticipate. L'opposizione ha inoltre boicottato le amministrative previste il prossimo 30 giugno, minacciando di ostacolare il loro svolgimento. Lo scorso lunedì il presidente della Repubblica Ilir Meta ha firmato l'annullamento della data. Una decisione considerata in violazione alla costituzione dalla maggioranza che ieri ha dedicato al caso un'apposita seduta del parlamento.

Secondo Rama, la mossa del Capo dello Stato "è un atto brutale, irresponsabile e intollerabile", e "se si dovesse prendere in considerazione la decisione di Meta allora il paese rischierebbe di essere ostaggio dei capricci dei partiti politici. Le elezioni non potrebbero essere soggette alla volontà di uno o dell'altro a partecipare o meno", ha sottolineato Rama riferendosi all'opposizione. Il premier si è detto consapevole del fatto che la mancata partecipazione dei principali partiti dell'opposizione alle amministrative "non garantisce la piena varietà del pluralismo. E molto probabilmente il prodotto finale sarà una mappa elettorale 100 con il nostro color viola. Ma ciò non perché ci piace, o perché non vogliamo aver concorrenti, e nemmeno per incoronare un presunto piano di annientamento del pluralismo. Questo – ha ribadito Rama – è stato il piano dell'opposizione e noi non possiamo fare altro che accettare la realtà. Se dovessimo abbandonare il processo elettorale, saremmo altrettanto colpevoli. Siamo costretti – ha sottolineato il premier – ad accettare questo costo, per salvare l'Albania di un costo maggiore".

Secondo il premier, il capo dello Stato si sarebbe schierato a fianco dell'opposizione "con l'unico obiettivo, ostacolare il processo di integrazione europea del paese dal timore della riforma della giustizia". Perciò "con il suo atto, Meta è andato oltre ogni limite dell'immaginabile e quindi non va tollerato. Il capo dello Stato ha perso il diritto di rimanere in quell'ufficio, con il nostro consenso", ha detto Rama, facendo capire che con i soli suoi voti la maggioranza potrebbe anche non farcela ad approvare la rimozione di Meta, la quale richiede almeno il consenso dei due terzi del parlamento, ossia 94 deputati. La maggioranza conta 78 seggi, e dovrebbe quindi convincere almeno 16 rappresentanti dell'opposizione per raggiungere il quorum necessario. Tuttavia, la decisione del parlamento dovrebbe essere convalidata dalla Corte costituzionale, che al momento non è in funzione, in quanto 8 dei suoi 9 membri sono stati rimossi, nell'ambito del processo di rivalutazione dei magistrati, previsto dalla riforma giudiziaria.

Il premier ha riconfermato ancora una volta che la sua maggioranza "niente potrà spingerlo a rinunciare allo svolgimento delle elezioni il 30 giugno. Siamo obbligati ad accettare la scelta fatale dei nostri avversari quale il male minore, evitando di assumersi la responsabilità storica di accettare il male maggiore, mettendo così mine alle fondamenta dello Stato". Dall'altro canto anche la Commissione elettorale centrale, (Cec), l'organo incaricato all'amministrazione delle elezioni, ha deciso di respingere il decreto del capo dello Stato, ritenendolo "un atto amministrativo assolutamente invalido". Il presidente della Repubblica però ha avviato nel frattempo un processo di consultazioni con le forze politiche per stabilire la nuova data delle amministrative. Meta ha ribadito, nel corso di una conferenza stampa tre giorni fa, che "nella Repubblica d'Albania esiste una sola istituzione che proclama la data delle elezioni, e questa è la presidenza della Repubblica. E quindi non ci saranno elezioni in Albania, senza che ci sia prima un decreto da parte del presidente", ha ribadito il capo dello Stato, aggiungendo che a valutare la validità o meno dei suoi atti "è solo la Corte costituzionale".

Il presidente dell'Assemblea dell'Osce ha sottolineato che "il quadro legale albanese deve essere sostenuto e rispettato dai leader politici. Mentre l'Albania si prepara a presiedere l'Osce nel 2020 e attende una decisione del Consiglio europeo per l'apertura dei negoziati di adesione con l'Unione europea, è imperativo che tutte le parti interessate assumano le proprie responsabilità, che sono importanti per gli obiettivi strategici dell'Albania condivisi dal grande maggioranza della società albanese", ha sollecitato Tsereteli, aggiungendo che l'Assemblea parlamentare "rimane fiduciosa sul fatto che, con la necessaria volontà politica, gli attori politici albanesi possiedono tutte le competenze necessarie per guidare il paese in avanti e offrire il lato migliore dell'Albania all'Osce", ha affermato. (Alt)
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