MESSICO
 
Messico: ministro Difesa, oltre 21mila effettivi per gestire controllo migranti a frontiere
 
 
Città del Messico, 25 giu 09:27 - (Agenzia Nova) - Sono almeno 21 mila i soldati che il governo messicano ha schierato alle frontiere nord e sud del paese per coadiuvare gli sforzi di contenimento dei migranti. Lo ha detto il ministro della Difesa, Luis Cresencio Sandoval, spiegando che gli effettivi - tanto dell'esercito quanto della nascente Guardia nazionale - sono stati inviati solo in appoggio alle autorità preposte al controllo migratorio. "Abbiamo uno spiegamento totale, tra Guardia nazionale ed esercito, di 14 mila, quasi 15 mila uomini nella parte settentrionale del paese", ha detto Sandoval nel corso della quotidiana conferenza stampa tenuta dal presidente Andres Manuel Lopez Obrador. A questi vanno aggiunti i 6.500 effettivi inviati alla frontiera con il Guatemala, punto di accesso della gran parte dei migranti centroamericani diretti verso il nord del continente.

Nei giorni scorsi si erano levate polemiche per le immagini di militari che parevano esercitare la forza su cittadini centroamericani alla frontiera con gli Stati Uniti. I migranti non commettono alcun reato, ma possono al più incappare in una mancanza amministrativa, ha detto il ministro spiegando che gli agenti non arrestano i migranti ma li mettono a disposizione delle autorità competenti. "Non sarebbe possibile lasciare il compito totalmente nelle mani dell'Istituto nazionale delle migrazioni, dal momento che sono a ranghi ridotti", ha detto Sandoval. Il controllo che il Messico ha attivato alle frontiere è parte degli impegni presi con gli Stati Uniti per fronteggiare quella che la Casa Bianca definisce una "emergenza nazionale". Si tratta del piano predisposto dal governo per onorare l'accordo migratorio firmato il 7 giugno per evitare l'avvio di una nuova battaglia commerciale.

L'idea è quella di mostrare agli Usa - entro 45 giorni dalla firma - che con questo piano si è quanto meno in grado di invertire la tendenza e far diminuire i flussi. Nel caso di insuccesso, le parti torneranno a sedersi al tavolo per esaminare nuovi possibili strumenti. Si sta procedendo allo spiegamento degli elementi della Guardia Nazionale (Gn), il nascente corpo di sicurezza voluto dal presidente Andres Maunel Lopez Obrador come elemento centrale della nuova strategia nazionale contro la violenza. Gli effettivi verranno dispiegati su tutto il territorio nazionale e rafforzeranno i punti resi più sensibili dai flussi migratori, a partire dalla frontiera sud con il Guatemala. I centri di accoglienza dei migranti che al momento non contano con personale sufficiente, sono stati "irrobustiti" con altri 825 elementi, mentre il personale del ministero del Benessere sociale è stato inviato nello stato del Chiapas per attivare i piani di intervento sociale a favore dei migranti.

Più di recente, il ministro degli Esteri Marcelo Ebrard ha dichiarato che è stata avviata un'indagine approfondita sulla rete illegale che offre il "servizio" di trasporto fino agli Stati Uniti ai migranti clandestini del Centroamerica. "Stiamo indagando queste imprese e la loro rete di finanziamento", ha affermato Ebrard, secondo il quale il giro di affari della migrazione clandestina è di quasi 5 miliardi di dollari. "Non è una politica che durerà una settimana, il Messico agirà contro queste reti consistentemente, stiamo elaborando una mappa, sappiamo che i servizi si contrattano in Guatemala, Honduras ed El Salvador e che una parte dell'organizzazione si ramifica e fornisce servizi qui in Messico", ha aggiunto. Nei giorni scorsi il governo aveva parlato della possibilità di togliere la licenza alle imprese di trasporto merci i cui affiliati si prestassero ad agevolare le corse clandestine.

E grande attenzione viene data al "Piano di sviluppo integrale" del Messico del sud e dei paesi del cosiddetto "triangolo nord": Guatemala, Honduras, El Salvador. Si tratta di un programma di investimenti che il presidente Lopez Obrador ha voluto stilare assieme alla Commissione economica delle Nazioni Unite per l'America latina e i Caraibi (Cepal), come strumento per ridurre le cause stesse della migrazione verso nord: povertà, diseguaglianze sociali e violenza. Il via ufficiale al "Piano" è stato dato a metà giugno, con l'annuncio di un primo stanziamento di 30 milioni di dollari destinati a piantare alberi da legno e frutta per creare occupazione. Un accordo suggellato dalla stretta di mano tra il presidente Lopez Obrador e il suo omologo salvadoregno Nayib Bukele. "Dobbiamo dare alla gente, alle famiglie opzioni per vivere qui", ha spiegato Ebrard.

Per questa iniziativa il ministro degli Esteri Ebrard ha chiesto al segretario generale Antonio Guterres di nominare un rappresentante in grado di coordinare le 14 agenzie Onu che si vorrebbero coinvolte. Il "Piano" ha già raccolto l'appoggio pubblico dei governi di Germania, Spagna e Cile, ma Città del Messico conta di raccogliere presto altre adesioni internazionali. Il Messico, aveva detto il sottosegretario con delega all'America latina, Maximiliano Reyes Zuniga, potrebbe investire i soldi messi a bilancio nel Fondo Yucatan, il programma di cooperazione allo sviluppo per i paesi dell'America centrale: si parla di un capitale iniziale di circa 2 miliardi di pesos, l'equivalente di circa 93 milioni di euro. Il funzionario aveva poi parlato di uno stanziamento dell'Unicef pari a 1,5 miliardi di dollari da investire nel miglioramento delle infrastrutture scolastiche di base nei paesi "triangolo nord" e nelle regioni meridionali del Messico. "Sono 19 i paesi con cui ci incontreremo nelle prossime settimane, più di uno al giorno. La sfida è che i paesi sviluppati possano partecipare, che l'agenda 2030 divenga realtà, che non si limiti a documenti teorici ma che si compiano azioni", ha detto il ministro promettendo di "bussare alle porte di tutti i paesi che hanno promesso di appoggiare questo piano".

Tutti gli impegni stati previsti nell'accordo che ha permesso al paese latino di scongiurare l'ipotesi di dover pagare un dazio del 5 per cento alle esportazione di tutti i propri prodotti in Usa. Una tagliola che sarebbe dovuta scattare lunedì 10 giugno, e che sarebbe cresciuta del 5 per cento ogni mese se la Casa Bianca non avesse riconosciuto l'efficacia delle strategie per contenere il flusso di migranti. Il Messico mette sul piatto controlli sui percorsi dei migranti diretti verso nord, a partire da un maggior presidio della frontiera con il Guatemala, e l'impegno ad ospitare sul proprio territorio i migranti che sono in attesa di sapere se le autorità Usa concedono loro il diritto d'asilo. A questi, il Messico garantirà - come iniziativa volontaria e non obbligo da trattato internazionale - assistenza sanitaria ed educativa, ma anche opportunità di lavoro e di integrazione, mentre gli Usa dovranno accelerare i tempi per l'evasione delle domande di asilo. (Mec)
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