INDIA
 
India: Congresso, parlamentari chiedono a Rahul Gandhi di ritirare le dimissioni
 
 
Nuova Delhi, 26 giu 11:36 - (Agenzia Nova) - Il presidente del Congresso nazionale indiano (Inc), Rahul Gandhi, ha rifiutato oggi la richiesta dei membri del parlamento del partito, la principale forza di opposizione in India, di mantenere la presidenza, a un mese dalla sua decisione di abbandonare la carica dopo la sconfitta nelle elezioni generali. Secondo fonti interne al partito, diversi parlamentari, tra i quali Shashi Tharoor e Manish Tewari, in un incontro, hanno sollecitato Gandhi a rimanere in carica come presidente "ma Rahul Ghandi rimane certo delle sue dimissioni". Durante la riunione, presieduta da Sonia Gandhi, i parlamentari hanno affermato che il partito riconosce la responsabilità collettiva della sconfitta elettorale e che il leader del partito non è l'unico che deve assumersene la responsabilità. Anche l'Unione nazionale degli studenti indiani e lavoratori del partito ha manifestato oggi fuori dalla residenza di Rahul Gandhi a Nuova Delhi per persuaderlo a ritrattare la decisione di abbandonare la presidenza. Centinaia di giovani attivisti del partito hanno mostrato cartelli con slogan quali "La nazione ha bisogno di te, Rahul Gandhi" e "Senza di te non siamo niente".

Dallo scrutinio del 23 maggio, al termine delle sette fasi del voto, dall’11 aprile al 19 maggio, è emersa una Camera del popolo dominata dal Partito del popolo indiano (Bjp) del primo ministro, Narendra Modi, alla guida dell’Alleanza democratica nazionale (Nda): lo schieramento di centro-destra può contare su una maggioranza di 352 seggi su 542, quindi ben oltre la soglia della maggioranza assoluta, di 272 seggi; solo il Bjp ne ha 303. L’Alleanza progressista unita (Upa) guidata dal Congresso, invece, ha ottenuto 92 seggi, 52 dei quali del partito capofila. Il presidente del Congresso è uscito male dalla contesa elettorale: ha perso il collegio di Amethi, nell’Uttar Pradesh, di cui era deputato dal 2004, e che il suo partito deteneva dal 1998, ed è rimasto in parlamento essendosi presentato anche a Wayanad, nel Kerala, dove ha vinto.

Gandhi si è assunto la piena responsabilità della sconfitta elettorale e il 25 maggio ha offerto le dimissioni al comitato esecutivo, che le ha respinte. Tuttavia, è rimasto intenzionato a lasciare la guida politica e a non assumere il ruolo di capogruppo alla Camera, affidato ad Adhir Ranjan Chowdhury, deputato del Bengala Occidentale. Rahul, erede di quinta generazione della dinastia politica Nehru-Gandhi, ha suggerito che la leadership passi a un esponente estraneo alla sua famiglia, che ha segnato la lunga storia del partito: è passato un secolo da quando il capostipite Motilal Nehru, padre di Jawaharlal, assunse la presidenza del Congresso; negli ultimi 50 anni ci sono stati due periodi in cui il partito è stato guidato da un esponente estraneo alla famiglia: dal 1991 al 1996 con Narasimha Rao e dal 1996 al 1998 con Sitaram Kesri. (Inn)
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