VENEZUELA
 
Venezuela: Buenos Aires conferma riunione Gruppo Lima il 23 luglio
 
 
Buenos Aires, 21 lug 14:17 - (Agenzia Nova) - Il ministero degli Esteri dell’Argentina ha emesso ieri un comunicato per annunciare ufficialmente che il Gruppo di Lima si riunirà di nuovo martedì 23 luglio a Buenos Aires, confermando le anticipazione della stampa sull’incontro, per “continuare a coordinare gli sforzi per il recupero della democrazia in Venezuela”. Alla riunione, si legge nella nota, parteciperanno i rappresentanti di Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Perù, Canada, Honduras, Panama, Paraguay e Santa Lucia, oltre che dell’Argentina. Come osservatori ci saranno l’Ecuador e, per la prima volta, El Salvador. Juan Guaidò, presidente dell’Assemblea nazionale (An) venezuelana, il parlamento, e autoproclamato capo di Stato ad interim, riconosciuto da oltre 50 paesi, interverrà in videoconferenza.

Il ministro degli Esteri argentino, Jorge Faurie, ha sottolineato che il “risultato desiderato”, ovvero “elezioni e un regime democratico in Venezuela”, non è stato ancora raggiunto e che è necessario “mantenere questa pressione e continuare con la ricerca di una soluzione per le elezioni e la fine del madurismo”. Il prossimo incontro del Gruppo di Lima si svolgerà a breve distanza dalla pubblicazione del rapporto dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani sulla situazione dei diritti umani in Venezuela e mentre proseguono i negoziati tra la presidenza di Nicola Maduro e l’opposizione sotto la mediazione della Norvegia: dopo quello di Oslo un nuovo ciclo di dialogo è stato ospitato da Barbados.

Nella stessa giornata del 23 luglio Guaidò ha convocato una grande manifestazione a Caracas. Il leader dell’opposizione ha dichiarato via Twitter che in quell’occasione saranno fatti “annunci importanti” e indicati “i prossimi passi” della lotta. “La nostra speranza rimane intatta e la nostra strategia salda. Abbiamo una forza importante e l’abbiamo aumentata in tutte le aree per fornire soluzioni urgenti alle sofferenze dei venezuelani. Manteniamo la concentrazione e la fiducia”, ha aggiunto.

Il rapporto presentato il 4 luglio dall’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet, denuncia “gravi violazioni dei diritti economici, sociali e politici” nel paese e chiede al governo di porvi fine. Si sostiene che nell’ultimo decennio – e soprattutto dal 2016 – il governo venezuelano e le sue istituzioni hanno lanciato una strategia “mirata a neutralizzare, reprimere e criminalizzare l’opposizione politica e coloro che criticano il governo”. Il documento evidenzia l'impatto della profonda crisi economica, che ha privato la popolazione dei mezzi necessari per soddisfare i propri diritti fondamentali in termini, tra le altre cose, di cibo e cure mediche. Lo studio si basa su 558 interviste con vittime e testimoni di violazioni dei diritti in Venezuela e in altri otto paesi e copre il periodo da gennaio 2018 a maggio 2019.

Il rapporto descrive la graduale militarizzazione delle istituzioni statali durante l’ultimo decennio. Nel periodo coperto dal rapporto, a entrambe le forze civili e militari viene attribuita la responsabilità di arresti arbitrari, maltrattamenti e torture contro persone critiche nei confronti del governo e le loro famiglie, violenze sessuali commesse durante periodi di detenzione e uso eccessivo della forza durante le manifestazioni. I gruppi armati filo-governativi noti come “colectivos”, si legge, hanno contribuito al deterioramento della situazione, imponendo il controllo sociale e contribuendo a reprimere le manifestazioni.

L’Ufficio Onu ha documentato 66 decessi durante le proteste registrate da gennaio a maggio 2019, di cui 52 attribuibili alle forze di sicurezza o ai “colectivos”. Nello studio si definisce “sorprendentemente alto” il numero di esecuzioni extragiudiziali avvenute nel corso di operazioni delle forze di sicurezza. Nel 2018, denunciano le Nazioni Unite, il governo ha registrato 5.287 morti presumibilmente dovuti a “resistenza all’autorità" nel corso di queste operazioni. Tra il primo gennaio e il 19 maggio di quest'anno, altre 1.569 persone sono state uccise, secondo le statistiche del governo stesso. Altre fonti suggeriscono che le cifre potrebbero essere molto più alte, segnala l’organismo onusiano. Il rapporto indica inoltre che, al 31 maggio 2019, si contano 793 persone arbitrariamente private della libertà, tra cui 58 donne, e 22 deputati dell’Assemblea nazionale cui è stata revocata l’immunità parlamentare. (Abu)
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