REPUBBLICA CECA
 
Repubblica Ceca: oggi riunione opposizione per proporre mozione sfiducia contro Babis
 
 
Praga, 18 giu 08:32 - (Agenzia Nova) - I partiti di opposizione in Repubblica Ceca decideranno oggi se proporre una mozione di sfiducia contro il primo ministro Andrej Babis. Perché la mozione abbia successo c'è bisogno di un voto ampio che vada oltre i le formazioni di opposizione: la mozione deve trovare qualche voto anche da parte dei parlamentari che oggi sostengono il governo, ma i socialdemocratici del Cssd hanno già detto che non vedono alcun motivo per far cadere l'esecutivo. Petr Fiala, leader del Partito civico democratico (Ods), ammette che al momento la mozione di sfiducia non ha la maggioranza ma ritiene che la situazione sul possibile conflitto di interessi del primo ministro Babis sia così grave da pensare che il tentativo di far cadere il governo debba avvenire. Un incontro tra i partiti di opposizione è previsto oggi e in caso di accordo, un voto di sfiducia potrebbe avere luogo la settimana prossima.

Fiala spiega che in caso il governo non ottenga la fiducia della Camera: "sarebbe politicamente corretto per questo esecutivo continuare il suo lavoro con un altro primo ministro". Il segretario di Ods vuole conoscere l'opinione dei partiti che attualmente sostengono il governo. "Voglio chiedere a Jan Hamacek e Tomio Okamura se appoggiano ancora incondizionatamente il governo. Chiedo loro pubblicamente se la Repubblica Ceca può avere un primo ministro che è sotto accusa, se i cittadini devono pagare per gli affari di Babis ", ha sottolineato Fiala, aggiungendo che è importante chiarire all'opinione pubblica chi sostiene direttamente Babis. "Crediamo che ci siano così tanti problemi che incombono sul primo ministro che non ha più tempo per svolgere i suoi compiti istituzionali," ha concluso Fiala. Sia l'opposizione che il governo attendono la giornata odierna per capire se l'attuale esecutivo manterrà la fiducia della maggioranza.

La settimana scorsa il partito ceco Top 09 ha reso nota la volontà di presentare una mozione di sfiducia contro il governo del premier Babis. La formazione ritiene che il partito Ano stia dipingendo i problemi del capo del governo come se fossero un attacco alla Repubblica Ceca e che la questione stia tenendo in ostaggio i cittadini cechi. Il leader di Top 09, Jiri Pospisil, avverte che il conflitto d'interessi del premier è motivo di vergogna internazionale per Praga, che rischia di perdere centinaia di milioni di corone di sussidi. L'attuale bilancio Ue è in scadenza ma, chiede polemicamente Pospisil, "qual è la nostra posizione nei negoziati sul bilancio futuro, se a discuterlo a Bruxelles è un primo ministro accusato di conflitto d'interessi e di aver ricevuto illegalmente sovvenzioni europee?".

Altri partiti di opposizione hanno fatto dichiarazioni sulla medesima lunghezza d'onda. Il Partito pirata vuole anch'esso un voto di sfiducia. E' improbabile che un voto del genere si concluda con un'approvazione, giacché l'opposizione ha bisogno di 101 voti a favore, ma il capogruppo di Top 09 alla Camera ritiene comunque sia necessario votare. Il premier ceco si trova ormai da diverse settimane a dover affrontare una forte pressione politica affinché rassegni le dimissioni, una richiesta formulata dalle centinaia di migliaia di manifestanti scesi in piazza in varie città del paese. La protesta di inizio giugno in piazza San Venceslao a Praga, che secondo le stime avrebbe raccolto circa 120 mila manifestanti, sarebbe stata la più partecipata nella storia della Repubblica Ceca dalla Rivoluzione di velluto del 1989, un dato che rende l’idea della capacità di coinvolgimento messa in mostra dal gruppo Million moments for democracy, organizzatore dell’evento. L’accusa rivolta contro Babis è quella di conflitto di interessi e appropriazione indebita di fondi Ue per la vicenda del complesso Capi Hnizdo e della propria azienda Agrofert. Questi temi erano presenti nel dibattito politico ceco anche negli anni passati, senza mai minacciare davvero la figura del leader del movimento Ano; negli ultimi mesi è però montata sempre più la polemica contro la figura del primo ministro, complice anche la scelta di nominare Marie Benesova alla guida del dicastero della Giustizia.

La società civile potrebbe quindi mettere in difficoltà Babis come non ci sono finora riusciti gli avversari politici, troppo deboli per mettere il premier di fronte alle numerose contraddizioni fra incarico istituzionale e interessi economici. A questo va aggiungersi l’ulteriore problematica rappresentata dai rapporti preliminari forniti dalla Commissione europea alle autorità di Praga sull'inchiesta legata ai sussidi ricevuti da Agrofert, il colosso industriale fondato dal primo ministro ceco. Le sovvenzioni all'agricoltura assegnate ad Agrofert tra il 2012 e l'aprile 2019 sarebbero pari a 6,52 miliardi di corone ceche (circa 250 milioni di euro): Bruxelles chiede la restituzione della quota riconosciuta a partire dal febbraio 2017, quando le modifiche alla legge ceca sul conflitto d'interessi entrarono in vigore e Babis affidò Agrofert a un trust.

Diversi commentatori hanno visto un parallelismo fra le attuali proteste contro Babis e quelle che nel 2018 hanno portato alle dimissioni il premier Robert Fico nella vicina Slovacchia. I manifestanti a Bratislava e altre città slovacche scesero allora in piazza per denunciare l’inefficienza degli apparati statali nel contrasto alla corruzione e nel compiere progressi sul caso dell’omicidio del giornalista investigativo Jan Kuciak, lamentando anche l’ambiguità dell’esecutivo rispetto a questa vicenda. La situazione in Repubblica Ceca appare diversa perché meno “sistemica”, ma concentrata in particolare sulla figura di Babis e le diverse irregolarità di cui è accusato.

Gli organizzatori delle proteste, i rappresentanti di Million moments for democracy, puntano a coinvolgere i cittadini nell’ottica di un cambiamento del paradigma di partecipazione alla politica e di lettura critica della situazione nel paese. La nomina di Benesova ha destato preoccupazione in quanto è sembrato un tentativo diretto di Babis di porre una persona di fiducia in un ruolo molto delicato per il proseguimento delle indagini contro di lui, una sostanziale interferenza negli equilibri istituzionali e nel corso della giustizia. Paradossalmente, gli avversari politici del primo ministro non riesco a prendere vantaggio della situazione in Repubblica Ceca, creando anche qui un interesse parallelismo con quanto avvenuto in Slovacchia. I manifestanti non sembrano interessati ad identificarsi con l’opposizione e ad aprire la partecipazione a fazioni presenti in parlamento, consapevoli che tale scelta potrebbe togliere forza e credibilità al movimento. Il caso slovacco ebbe caratteristiche similari, portando alle dimissioni Fico, al potere a Bratislava da oltre dieci anni, e successivamente il ministro dell’Interno Robert Kalinak.

Non a caso, dunque, Babis ha commentato le proteste spiegando che la Repubblica Ceca “non è la Slovacchia” e che non ci saranno cambiamenti in seno al governo solo perché i manifestanti “fanno baccano per le strade”. Il premier ha ridimensionato le stime sulla partecipazione al raduno di piazza San Venceslao, ribadendo al contempo di non voler incontrare i rappresentanti di Million moments for democracy, a suo dire scarsamente interessati ad un confronto aperto. L’evolversi della situazione in Repubblica Ceca resta di difficile interpretazione: il movimento Ano resta saldamente il primo partito nel paese, come emerso dalle elezioni al Parlamento europeo di poche settimane fa, e non sembrano esserci avversari di Babis in grado di avvantaggiarsi appieno di questa dinamica.

Il Partito socialdemocratico ceco (Cssd) e il Partito comunista di Boemia e Moravia (Kscm) danno il loro sostegno all’interno e all’esterno della coalizione di maggioranza, e non avrebbero alcun vantaggio nel vedere cadere il primo ministro. In Slovacchia, al contrario, le proteste per il caso Kuciak hanno portato progressivamente ad un indebolimento del partito di governo Direzione-socialdemocrazia, e all’emergere di figure politiche come Zuzana Caputova, esponente della società civile ed eletta quest’anno alla presidenza del paese. La domanda che diversi analisti si pongono in questo momento è quanto sia possibile vedere uno scenario del genere realizzarsi anche a Praga o se sarà necessario attendere una presa di posizione degli alleati di governo di Babis per modificare gli equilibri e andare a nuove elezioni. (Vap)
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