SERBIA
 
Serbia: capo delegazione Ue Fabrizi, avanti con determinazione verso obiettivo europeo
 
 
Belgrado, 20 lug 17:05 - (Agenzia Nova) - Molto lavoro è stato fatto, ma occorre proseguire con ancora maggiore determinazione verso l'obiettivo di una piena appartenenza da Stato membro alla famiglia europea: è questa la chiave del percorso di adesione all'Ue della Serbia secondo il capo della delegazione dell'Unione nel paese balcanico, Sem Fabrizi. In un'intervista concessa alla stampa italiana a Belgrado, l'ambasciatore fa il punto sul cammino negoziale iniziato nel 2014 e scandito da due elementi fondamentali che ne determinano il tracciato: l'attuazione di importanti riforme interne, in particolare riguardanti lo Stato di diritto, e il processo di normalizzazione dei rapporti con Pristina. "La Serbia mantiene la rotta su Bruxelles e il lavoro va avanti per compiere dei progressi. La Commissione europea ha fatto il suo rapporto annuale a maggio, un rapporto ampio, articolato, molto puntuale. Ha rilevato alcune criticità in aree su cui la stessa Commissione si è espressa anche negli anni precedenti, come lo sviluppo delle riforme nell'area dello Stato di diritto", ha detto Fabrizi.

Il settore comprende i punti democratici fondamentali, dal funzionamento del parlamento all'indipendenza della magistratura e dei media. "Circa il 40 per cento del rapporto, una quarantina di pagine, è dedicato alle riforme dello Stato di diritto", ha ancora osservato il capo delegazione. Nell'ultimo incontro tra Fabrizi e il presidente serbo Aleksandar Vucic, avvenuto nei giorni scorsi, il capo dello Stato ha riconfermato l'impegno della Serbia nel continuare nell'attuazione delle riforme necessarie per il paese. "Il nostro messaggio è stato quello per un maggiore impegno, una maggiore capacità di incidere sulle riforme necessarie", ha ancora detto il capo delegazione ricordando i due elementi fondamentali del mandato negoziale. "Non dobbiamo mai pensare ad una logica 'o il Kosovo o le riforme'. La Serbia deve avanzare in entrambi i settori", ha precisato Fabrizi. "Mentre nella questione Kosovo la responsabilità sta a Belgrado ma sta anche a Pristina, la responsabilità sulle riforme interne, economiche, amministrative, dello Stato di diritto sono pura responsabilità serba, non ci sono attori diversi", ha ancora detto l'ambasciatore.

L'Unione fa la sua parte nell'aiutare la Serbia nel percorso di riforma anche con un poderoso sostegno finanziario, il più consistente fra quelli concessi agli Stati che si trovano in un processo di adesione con circa 200 milioni l'anno di Fondi di preadesione Ipa a cui si aggiungono gli aiuti compresi in un pacchetto che riguarda l'intera regione e che si concentra per lo più su temi di natura transfrontaliera come ad esempio la connettività. La Commissione uscente ha inoltre proposto un aumento del 20 per cento dei prossimi fondi di preadesione, che saranno denominati Ipa 3 e la cui approvazione spetterà ora alla nuova Commissione. La delegazione nel frattempo utilizza gli Ipa 2 concentrando le risorse in particolare sui pilastri dello Stato di diritto, della competitività e delle politiche sociali. L'Unione, ribadisce Fabrizi, è disposta ad aiutare la Serbia anche nell'altro elemento fondamentale del processo negoziale, ovvero la normalizzazione dei rapporti con Pristina.

Alla domanda se il dialogo riprenderà, Fabrizi risponde che "noi vogliamo che riprenda". L'Unione europea, ha ricordato l'ambasciatore, ha ricevuto il mandato dalle Nazioni Unite per mediare fra le due parti. "C'è una dichiarazione dell'Assemblea delle Nazioni Unite che dà all'Unione europea, nella persona dell'Alto rappresentante, il compito di facilitare il dialogo. La comunità internazionale ha dato questo ruolo all'Unione europea e continueremo a lavorarci, stiamo continuando a lavorare. In questa fase le riunioni ad alto livello del dialogo non stanno avvenendo. Le tariffe introdotte da Pristina a novembre hanno creato un vulnus che bisogna rimuovere. La nostra posizione è molto chiara, le tariffe devono essere rimosse da parte di Pristina", ha detto Fabrizi. Il percorso della Serbia e gli stessi rapporti con Pristina si inseriscono in un contesto più ampio, quello del processo di allargamento dell'Unione che coinvolge tutti i paesi della regione. "Noi lavoriamo da Bruxelles soprattutto in una prospettiva regionale, in quanto è l'intera regione che ha una prospettiva europea", ha aggiunto il capo delegazione aggiungendo che c'è la necessità che la regione "dialoghi e costituisca al suo interno dei circuiti virtuosi" affinché il processo di adesione possa "autorafforzarsi".

Fra questi circuiti virtuosi c'è certamente il tema della connettività. "Ad esempio stiamo finanziando l'autostrada Belgrado-Pristina", ha ancora osservato Fabrizi. L'accordo dello scorso aprile sull'abbassamento delle tariffe roaming nella regione, ha aggiunto, è un altro esempio importante di integrazione regionale, come pure l'apertura a Belgrado, il prossimo 15 settembre, del Segretariato regionale dei trasporti concordato a Trieste in occasione del Vertice sui Balcani occidentali. Gli sforzi dell'Unione europea nella regione sono dunque tangibili ed esprimono la determinazione di Bruxelles a proseguire nel processo di allargamento. Riguardo a questo punto, Fabrizi ha osservato che la Commissione uscente lavorerà fino a novembre e si dedicherà fino all'ultimo giorno anche al dossier dell'allargamento. "Il commissario (all'Allargamento Johannes) Hahn sarà qui la prossima settimana, per cui il lavoro continua: (l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue) Federica Mogherini, Johannes Hahn, tutto il team continuerà a lavorare fino alla fine del mandato e le linee politiche sono molto chiare", ha sottolineato Fabrizi.

La nuova presidente eletta della Commissione, Ursula von der Leyen, ha già inviato dei messaggi di continuità nei confronti del lavoro fatto dai predecessori. "La presidente von der Leyen ha detto che continuerà a lavorare sull'allargamento, con l'auspicio che si possano aprire i negoziati con Albania e Macedonia del Nord a ottobre. È un messaggio di grande continuità, e quindi prevedo che la stessa continuità venga anche dal nuovo Alto rappresentante Borrell", ha osservato il capo delegazione a Belgrado aggiungendo che l'allargamento è una politica storica dell'Unione contenuta nell'articolo 2 del Trattato costitutivo. Fabrizi si è infine detto ottimista su questo processo che riguarda oggi la regione dei Balcani occidentali e ha richiamato a questo proposito all'importante ruolo dell'Italia, in quanto paese legato da un capitale umano e di amicizia storica con tutti gli Stati della regione. "Per l'Italia questa è una zona strategica, una zona di interesse nazionale", ha osservato Fabrizi aggiungendo che "quindi c'è l'importanza di mantenere in Italia, ma anche in tutta l'Europa, l'attenzione su questo dossier. I Balcani sono una delle aree in cui credo che anche la prossima Commissione e il prossimo parlamento europeo dovranno continuare a lavorare e a investire politicamente", ha dichiarato il capo della delegazione in Serbia. (Seb)
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