URUGUAY
 
Uruguay: resta in carcere cittadino russo considerato complice in fuga di Morabito
 
 
Montevideo, 12 lug 11:14 - (Agenzia Nova) - Un cittadino russo arrestato mercoledì a Montevideo dalla polizia uruguaiana in collaborazione con l'Interpol è stato sottoposto a provvedimento di custodia cautelare per un periodo di 90 giorni. L'accusa è di aver nascosto e favorito l’evasione da un carcere della capitale del boss della ndrangheta, Rocco Morabito. Secondo quanto riferito dal quotidiano “El Observator”, altri due cittadini russi, arrestati anche loro mercoledì durante una operazione delle forze di polizia in un ristorante di Montevideo, sono stati poi rilasciati ma rimangono sotto indagine. Paola Vitale, legale dell’uomo che è anche proprietario del ristorante dell’esercizio commerciale, ha spiegato in una conferenza stampa che “ci sono immagini delle telecamere di sorveglianza che sono servite come prova per dettare questa misura precauzionale contro il suo cliente”. Secondo quanto riferito dall’avvocato, pare che l’uomo abbia “collaborato” per favorire l'evasione. Il legale ha inoltre chiarito di avere chiesto al console russo di partecipare agli interrogatori, come "garanzia" per il suo assistito.

Secondo quanto riferito in precedenza dalla stampa uruguayana, due dei tre arrestati, sarebbero di nazionalità russa mentre un terzo di nazionalità italiana. L'operazione di polizia è stata portata a termine alle 8.30 (ora locale) in un ristorante di cucina italiana di nome Eatalian Style, nell'elegante quartiere di Pocitos della capitale. Il locale era chiuso al pubblico al momento dell'irruzione delle forze dell'ordine. Le persone arrestate sarebbero i proprietari e la cuoca del ristorante, dei quali si sospetta che abbiano assistito e dato appoggio a Morabito nella fuga.

Dei quattro evasi nella notte del 23 giugno solo il boss italiano rimane tuttora latitante. Gli altri tre fuggitivi sono stati infatti già catturati. Il 26 giugno era stato intercettato presso la località di Salto in Uruguay, l'argentino Leonardo Abel Sinopoli Azcoaga, riuscito ad evadere dal carcere "Central" della capitale uscendo da una porta secondaria che dava direttamente sulla strada. La settimana scorsa erano invece finiti in mano alle autorità uruguaiane anche Sebastian Acosta Gonzalez, in attesa di estradizione in Brasile, e Bruno Ezequiel Diaz, ricercato dalla giustizia argentina. I due sono stati arrestati nella località di Minas, nella provincia uruguaiana di Lavalleja, a solo 120 km dalla capitale. Acosta e Diaz avevano affiancato Morabito nella rocambolesca fuga attraverso la terrazza del carcere e da lì ad un appartamento al quinto piano di un edificio adiacente. Gli evasi avevano potuto contare su circa sette ore di tempo per dileguarsi prima che le autorità si accorgessero della loro assenza dal carcere.

Il direttore del carcere di Montevideo aveva affermato di aver avvisato in diverse occasioni le autorità del ministero degli Interni di un eventuale pericolo di fuga. "Ho informato diverse volte che Morabito mi stava rendendo la vita difficile ma nessuno mi ha dato retta", aveva dichiarato Mary Gonzalez in un'intervista al quotidiano "El Observador". Mesi addietro Gonzalez aveva chiesto ufficialmente il trasferimento di Morabito in un istituto della polizia nazionale, ritenuto più sicuro. "Il nostro edificio è antico, con un pò di forza le finestre che danno accesso alla terrazza si aprono, tutte cose che avevamo denunciato", ha detto Gonzalez.

Secondo quanto riportato dallo stesso direttore Gonzalez, al sesto piano del carcere le condizioni dei detenuti erano assolutamente privilegiate. I quattro evasi condividevano l'intero piano e le celle erano lasciate aperte. Solo la porta di accesso alle scale era chiusa e i detenuti sono potuti fuggire tutti da un'unica finestra scardinata della cella che dava alla terrazza. A questo si aggiunge che proprio in quei giorni, su richiesta di un tribunale, erano state ritirate tutte e sedici le videocamere di sorveglianza. L'indagine sulla clamorosa fuga di Morabito e degli altri tre evasi viene portata avanti dal pubblico ministero Rodrigo Morosoli. I sospettai numero uno sono i due poliziotti incaricati della custodia di Morabito, che al momento della fuga e nelle sette ore successive non erano dove avrebbero dovuto essere. La cerchia delle eventuali complicità si estende quindi ai sei secondini di turno quella notte nell'intera struttura. Nel frattempo si è dimesso il direttore delle carceri uruguaiane, Alberto Gadea.

Morabito, condannato in contumacia dalla magistratura italiana a 30 anni di carcere per traffico di droga, era in attesa di essere trasferito in Italia dopo che la giustizia locale aveva concesso l'estradizione lo scorso mese di marzo. L'uomo, 53 anni, era stato arrestato nel settembre del 2017 in un hotel di Montevideo dopo 23 anni di latitanza. Morabito si celava dietro la falsa identità di un imprenditore brasiliano di 49 anni, di nome Francisco Cappelletto. "È sconcertante e grave che un criminale come Rocco Morabito sia riuscito a fuggire da una galera dell'Uruguay mentre era in attesa di essere estradato in Italia, continueremo a dare la caccia a Morabito, ovunque sia, per sbatterlo in galera come merita", aveva commentato il vice primo ministro italiano e ministero degli Interni, Matteo Salvini. (Abu)
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