VENEZUELA
 
Venezuela: Usa annunciano nuove sanzioni contro ufficiali per coinvolgimento in abusi e violazioni
 
 
Washington, 19 lug 19:25 - (Agenzia Nova) - Gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro quattro ufficiali venezuelani, accusati di essere coinvolti nei casi di abusi e violazioni recentemente denunciati dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Si tratta, riferisce il sito web del Dipartimento del Tesoro Usa, del generale Rafael Ramon Blanco Marrero, del colonnello Hannover Esteban Guerrero Mijares, del maggiore Alexander Enrique Granko Arteaga e del colonnello Rafael Antonio Franco Quintero. “Oggi gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro i funzionari venezuelani responsabili della repressione e della tortura di cittadini innocenti”, ha scritto il vicepresidente Mike Pence sul suo account Twitter. Lo scorso 11 luglio gli Stati Uniti avevano imposto sanzioni contro l’Agenzia di controspionaggio militare venezuelana (Dgcim), a seguito della morte in detenzione del capitano Rafael Acosta.

L'ultima tornata di sanzioni segue la pubblicazione, lo scorso 5 luglio, dell’informativa sui diritti umani nel paese da parte dell'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet. Il testo è visto dalle opposizioni come una fotografia fedele della situazione di sofferenza che vive il paese, ma è severamente contestato dall'esecutivo di Nicolas Maduro. Il rapporto è frutto di una visita di tre giorni nel paese condotta a metà giugno. Un testo in cui si elencano una lunga serie di mancanze e violazioni compiute da Caracas e che ha ricevuto severe critiche da diversi esponenti del governo Maduro. Poco dopo la diffusione alla stampa, il ministero degli Esteri aveva inviato all'ufficio di Ginevra un documento con 70 commenti con relativa richiesta di precisazioni. Parole molto dure sono quelle che lo stesso presidente Nicolas Maduro ha usato nella lettera che ha inviato a Bachelet per ottenere una "immediata rettifica e correzione dei gravi errori" contenuti nel rapporto. Un documento che si presenta come "un pericoloso precedente" per un intervento straniero nel Venezuela e "si allinea in modo disdicevole al racconto mediatico e politico imposto da Washington".

Nel rapporto Bachelet ha denunciato un numero “sorprendentemente alto” di esecuzioni extragiudiziali in Venezuela e chiesto al governo di adottare misure immediate per fermare le “gravi violazioni dei diritti economici, sociali e politici” nel paese. Si sostiene che nell'ultimo decennio - e soprattutto dal 2016 - il governo venezuelano e le sue istituzioni hanno lanciato una strategia "mirata a neutralizzare, reprimere e criminalizzare l'opposizione politica e coloro che criticano il governo".Un insieme di leggi, politiche e pratiche che hanno ridotto la sfera democratica, smantellato il sistema di controllo istituzionale sul potere esecutivo e permesso la ripetizione di gravi violazioni dei diritti umani. Il documento evidenzia l'impatto della profonda crisi economica, che ha privato la popolazione dei mezzi necessari per soddisfare i propri diritti fondamentali in termini, tra le altre cose, di cibo e cure mediche. Lo studio si basa su 558 interviste con vittime e testimoni di violazioni dei diritti in Venezuela e in altri otto paesi e copre il periodo da gennaio 2018 a maggio 2019.

Il rapporto descrive la graduale militarizzazione delle istituzioni statali durante l'ultimo decennio. Nel periodo coperto dal rapporto, a entrambe le forze civili e militari viene attribuita la responsabilità di arresti arbitrari, maltrattamenti e torture contro persone critiche nei confronti del governo e le loro famiglie, violenze sessuali commesse durante periodi di detenzione e uso eccessivo della forza durante le manifestazioni. I gruppi armati filo-governativi noti come colectivos, si legge, hanno contribuito al deterioramento della situazione, imponendo il controllo sociale e contribuendo a reprimere le manifestazioni.

L'Ufficio Onu ha documentato 66 decessi durante le proteste registrate da gennaio a maggio 2019, di cui 52 attribuibili alle forze di sicurezza o ai "colectivos". Nello studio si definisce “sorprendentemente alto” il numero di esecuzioni extragiudiziali avvenute nel corso di operazioni delle forze di sicurezza. Nel 2018, denunciano le Nazioni Unite, il governo ha registrato 5.287 morti presumibilmente dovuti a "resistenza all'autorità" nel corso di queste operazioni. Tra il 1 gennaio e il 19 maggio di quest'anno, altre 1.569 persone sono state uccise, secondo le statistiche del governo stesso. Altre fonti suggeriscono che le cifre potrebbero essere molto più alte, segnala l’organismo onusiano. Il rapporto indica inoltre che, al 31 maggio 2019, si contano 793 persone arbitrariamente private della libertà, tra cui 58 donne, e 22 deputati dell'Assemblea nazionale cui è stata revocata l’immunità parlamentare.

La crisi in corso in Venezuela ha visto un'escalation dopo che lo scorso 23 gennaio Guaidò ha prestato giuramento come capo dello Stato "ad interim". Subito dopo sono arrivati i riconoscimenti, tra gli altri, del presidente degli Stati Uniti Trump, del brasiliano Jair Bolsonaro e del segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) Almagro. Si sono aggiunti poi altri paesi latinoamericani, tra i quali l’Argentina, il Cile, la Colombia e il Perù. Guaidò ha quindi ottenuto il riconoscimento di molti paesi europei. Al fianco di Maduro, denunciando pesanti ingerenze negli affari interni del Venezuela, rimangono la Bolivia, Cuba ma anche la Turchia, la Federazione Russa e la Cina. A questi, più di recente si sono aggiunti i 15 paesi africani aderenti alla Comunità di sviluppo dell'Africa australe (Sadc).

Il 30 aprile, alle prime luci dell'alba, Guaidò chiamava il paese a una nuova mobilitazione generale contro il presidente Nicolas Maduro. Al suo fianco, alcuni militari e il carismatico oppositore Leopoldo Lopez liberato dai domiciliari con la complicità di almeno un elemento del servizio di intelligence. Una mossa sostenuta con rinnovato vigore dal fronte internazionale a sostegno di Guaidò e che sembrava poter aprire una nuova fase nella crisi politica. Nel giro di poche ore, però, veniva svelato che il numero di militari pronti a lasciare Maduro era esiguo (e senza nessun nome di particolare richiamo) e che la base aerea inizialmente presentata come sede delle operazioni non era mai stata ai presa. Lo stesso Lopez, in serata, finiva per ottenere ospitalità nella residenza dell'ambasciatore di Spagna a Caracas. Maduro dava in breve per conclusa la crisi e prometteva punizioni per "i golpisti", rivendicando la compattezza delle forze armate attorno al governo e "il sangue freddo" dinanzi alle "provocazioni" di chi avrebbe "sperato nel bagno di sangue per giustificare una invasione armata".

Pochi giorni dopo lo stesso Guaidò ammetteva al "The Washington Post" il sostanziale insuccesso dell'operazione pur promettendo di non fermare la lotta e accogliendo con interesse la disponibilità degli Usa a ipotizzare l'uso della forza. Nei giorni seguenti le autorità venezuelane hanno avviato le azioni utili a sanzionare i presunti responsabili del "colpo di stato". Su tutti ha fatto notizia l'arresto proprio del vicepresidente dell'An, Edgar Zambrano, per cui è stata disposta la "privazione di libertà". L'oppositore è stato accusato dalla Corte suprema (Tsj) di in flagranza di tradimento, cospirazione e ribellione civile. Insieme a lui, è stata revocata l’immunità parlamentare ad altri deputati, alcuni dei quali hanno cercato rifugio presso le sedi diplomatiche nel paese. Nel frattempo proseguono i difficili tentativi di negoziato tra le parti sotto l'egida del governo norvegese. (Was)
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