BANGLADESH
 
Bangladesh: rohingya, delegazione Corte penale internazionale in visita
 
 
Dacca, 16 lug 16:11 - (Agenzia Nova) - Una delegazione della Corte penale internazionale (Icc) guidata dal vice procuratore James Kirkpatrick Stewart è arrivata a Dacca oggi. La delegazione rimarrà in Bangladesh per una settimana, e incontrerà funzionari del governo e rappresentanti di organizzazioni internazionali per affrontare la questione dei rohingya. La delegazione è atterrata all'aeroporto internazionale Hazrat Shahjalal questa mattina, e partirà il 22 luglio. Oltre che incontrare funzionari dei ministeri del Diritto e dell'Interno, i membri della delegazione dell'Icc faranno anche visita ai campi rohingya per osservare la situazione in prima persona. Il procuratore dell'Icc ha già chiesto ai suoi giudici di autorizzare un'inchiesta sui crimini di deportazione, persecuzione e altri atti inumani condotti nei confronti dei rohingya. Siccome il Myanmar non ha firmato lo Statuto di Roma, mentre il Bangladesh lo ha firmato, l'autorizzazione per l'inchiesta non potrà essere estesa ai crimini potenzialmente commessi in Myanmar, ma solo a quelli commessi nel territorio del Bangladesh. Condurre un'indagine riguardante le deportazioni, tuttavia, significherà analizzare la violenza che ha obbligato i rohingya ad abbandonare il Myanmar.

La richiesta di autorizzazione copre il periodo dal 9 ottobre del 2016 e arriva in seguito a un esame preliminare approfondito da parte dell'ufficio del procuratore che ha concluso che le condizioni legali necessarie per avviare un'indagine secondo lo Statuto di Roma sono presenti. In seguito all'esame preliminare, il procuratore ha determinato che esiste una ragionevole base per credere che almeno 700 mila Rohingya siano stati deportati dal Myanmar al Bangladesh e che gravi sofferenze e danni siano stati inflitti alla comunità rohingya attraverso la violazione del loro diritto di tornare nel loro stato di origine. Le informazioni disponibili dimostrano che nel contesto dell'ondata di violenza del 2017 questi crimini sono stati commessi in parte nel territorio del Myanmar e in parte in quello del Bangladesh. Vista la gravità dei crimini commessi e l'assenza di prosecuzioni o indagini nazionali in Myanmar o in terzi stati, il procuratore considera necessario aprire un'inchiesta sulla situazione in base agli articoli 53(1)(b) e 17(1) (a) e (b) dello Statuto. Il procuratore ha anche affermato che non c'è ragione di credere che le indagini possano in alcun modo contrastare gli interessi della giustizia, vista la gravità dei crimini e l'interesse delle vittime. L'ufficio del procuratore dell'Icc conduce accertamenti preliminari indipendenti e imparziali, indagini e procedimenti per i crimini di genocidio, crimini contro l'umanità, crimini e di guerra e aggressione.

Lo Stato di Rakhine, in Myanmar, è stato teatro di scontri armati e gravissime violenze ai danni dei civili dal 25 agosto del 2017, quando una serie di attacchi da parte di combattenti islamici contro diversi avamposti della polizia innescò una vasta operazione delle forze di sicurezza birmane contro quella minoranza musulmana. Le Nazioni Unite hanno denunciato le violenze come un’operazione di pulizia etnica e Human Rights Watch ha parlato di un crimine contro l’umanità. L’Unicef, il Fondo dell’Onu per l’infanzia, ha lanciato un appello per soccorrere 720 mila bambini rohingya. L’esodo innescato dal conflitto, diretto soprattutto verso il vicino Bangladesh, è il più vasto fenomeno nel suo genere verificatosi nel continente asiatico da decenni. Al momento non è chiaro quanti rohingya rimangano ancora nel Rakhine; prima dell’emergenza la popolazione musulmana era stimata in circa un milione di individui. (Inn)
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