BRASILE
 
Brasile: scandalo intercettazioni, il Psd chiede le dimissioni del ministro della Giustizia Moro
 
 
Brasilia, 20 giu 00:01 - (Agenzia Nova) - I deputati del gruppo parlamentare del Partito socialista brasiliano (Psb) hanno presentato alla Camera una richiesta formale di dimissioni per il ministro della Giustizia, Sergio Moro. La richiesta indirizzata al presidente della Repubblica, Jair Bolsonaro, chiede che il ministro venga esonerato perché "responsabile di gravi violazioni etiche e giuridiche, tali da non renderlo adatto per l'esercizio delle sue funzioni". Nel documento firmato dai deputati Bira do Pindaré, Gervais Maia, Lidice Mata (BA) e Marcelo Nilo si sostiene che delle conversazioni rivelati dall'inchiesta giornalistica del giornale "The Intercept" emerge chiaramente "un interesse politico di parte" che mira interferire con il risultato delle elezioni.

La richieste di dimissioni è arrivata a poche ore dall'audizione del ministro davanti alla commissione per la Costituzione e giustizia del Senato brasiliano (Ccj), alla quale ha partecipato per chiarire la sua posizione dopo la pubblicazione delle conversazioni private, nelle quali è emerso che i magistrati del pool anti-corruzione "Lava Jato", in contatto con l'ex giudice, avrebbero lavorato per costruire prove da usare nel processo contro l'allora presidente Luiz Inacio "Lula" da Silva e per ostacolare la campagna elettorale presidenziale del 2018 del candidato del Partito dei lavoratori, Fernando Haddad. Il ministro della Giustizia Sergio Moro ha dichiarato di non avere "niente da nascondere" in relazione ai messaggi scambiati con il procuratore federale Deltana Dallagnol nell'ambito delle indagini sull'operazione Lava Jato.

"Stanno facendo questo per ostacolare questo nuovo corso anticorruzione, che non è stato raggiunto da me o dai magistrati ma dalla società brasiliana", ha detto Moro, chiarendo di non avere "nulla da nascondere". Il ministro ha quindi dichiarato di avere sempre agito nel quadro della legge nell'ambito dell'inchiesta Lava Jato e che le persone condannate per corruzione sono state condannate perché colpevoli di corruzione, non per altre ragioni. In uno dei reportage pubblicati nell'ambito dell'inchiesta del giornale "Intercept", sono state pubblicate le chat tra l'allora giudice Sergio Moro e il procuratore Deltana Dallagnol, nelle quali il giudice Moro aiuta il procuratore a costruire le accuse contro l'ex presidente della Repubblica. Sempre secondo i messaggi pubblicati, Deltana Dallagnol, capo dei procuratori della Lava Jato, avanza dubbi sulla solidità della denuncia contro l'ex presidente Lula nel caso del triplex di Guaruja pochi giorni prima di essere di inviare il risultato delle indagini all'allora giudice Moro.

Inoltre Dallagnol sottolinea la fragilità del legame tra il caso a l'inchiesta sulla corruzione nella compagnia petrolifera statale brasiliana Petrobras, che se non provato, rischierebbe di vedere trasferito il processo presso il tribunale di San Paolo e quindi non giudicato da Moro. Una tesi questa sostenuta anche dai legali dell'ex presidente Lula, sin dall'inizio delle indagini. La redazione di "Intercept" sottolinea che "secondo la Costituzione brasiliana un giudice non può dare consigli a un pubblico ministero o dirigere il suo lavoro". In un altro reportage vengono riportate le conversazioni interne a un gruppo nel quale sono presenti tutti i magistrati del pool "Lava Jato". Nelle conversazioni, tra le altre cose, i pubblici ministeri parlano apertamente del loro desiderio di impedire la vittoria elettorale del Pt e commentano le azioni intraprese per raggiungere questo obiettivo.

In particolare i procuratori della task force Lava Jato di Curitiba, guidati dal magistrato Deltana Dallagnol, discutono dei modi per impedire o "ridimensionare" un'intervista all'ex presidente Lula da Silva da parte dell'editorialista del quotidiano "Folha", Monica Bergamo, autorizzata dal giudice della Corte suprema, Ricardo Lewandowski perché, affermano nella chat i magistrati, "può eleggere l'Haddad" o consentire al "ritorno del Pt" al potere. Il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha difeso l'attività del ministro della Giustizia, Sergio Moro, come giudice dell'inchiesta Lava Jato, affermando che la sua azione come magistrato "non ha prezzo" e che è "parte della storia del Brasile". "Moro ha tirato fuori e mostrato le viscere del potere. Quello che ha fatto Moro non ha prezzo, e per questo è ormai un pezzo di storia del Brasile", ha commentato Bolsonaro ai giornalisti presenti presso il palazzo presidenziale del Planalto. (Brb)
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