INDIA
 
India: quasi 400 terroristi infiltrati in Jammu e Kashmir negli ultimi tre anni, 126 uccisi
 
 
Nuova Delhi, 16 lug 14:23 - (Agenzia Nova) - Circa 400 terroristi si sono infiltrati nel Jammu e Kashmir negli ultimi tre anni e 126 di loro sono stati uccisi dalle forze di sicurezza indiane. Lo ha reso noto oggi il sottosegretario all'Interno del governo centrale Gangapuram Kishan Reddy in un'interrogazione parlamentare alla Camera del popolo, la camera bassa. Reddy ha dichiarato che 27 membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi durante gli scontri con i terroristi. Gli arresti sono stati quattro. "I tentativi di infiltrazione esterna in India avvengono prevalentemente nel Jammu e Kashmir, che soffre per la violenza terroristica, sponsorizzata e supportata dall'altra parte del confine", ha detto il ministro alludendo al Pakistan. Nel 2018 ci sono state 143 infiltrazioni, nel 2017 ce ne sono state 136 e invece 199 nel 2016. "Il livello di infiltrazioni nel Jammu e Kashmir si è ridotto del 43 per cento nella prima metà dell'anno rispetto allo stesso periodo nel 2018", ha aggiunto Reddy, dichiarando che il governo dell'India ha adottato un approccio su più fronti per bloccarle. Questo approccio include una distribuzione di forze di sicurezza su più livelli sul confine internazionale col Pakistan e lungo la linea di controllo, la demarcazione militare che divide il territorio kashmiro controllato dall'India da quello controllato dal Pakistan; la costruzione di recinzioni lungo il confine, una migliore coordinazione operazionale e intelligence, l'equipaggiamento delle forze di sicurezza con armi più avanzate e una risposta proattiva nei confronti degli "infiltratori", ha affermato Reddy. Il sottosegretario ha riferito anche che negli ultimi cinque anni più di 960 terroristi e 413 membri delle forze di sicurezza indiane sono morti in scontri nel Jammu e Kashmir.

Il conflitto del Kashmir, tra guerriglia pakistana e ribellioni separatiste interne all’India, si trascina dal 1947, dalla nascita dell’India (a prevalenza induista) e del Pakistan (a prevalenza islamico) come Stati indipendenti dall’impero coloniale britannico e l’adesione del principato di Jammu e Kashmir, che aveva in un primo tempo sperato nell’indipendenza, all’India, decisione ovviamente sgradita al Pakistan. L’India rivendica l’intero territorio del Kashmir e ne controlla circa il 43 per cento, lo Stato indiano di Jammu e Kashmir. Il Pakistan rivendica a sua volta la regione e ne amministra il 37 per cento circa, corrispondente alle divisioni amministrative chiamate Azad Kashmir e Gilgit-Baltistan.

Si distinguono diverse guerre indo-pakistane legate al territorio kashmiro: del 1947, del 1965 e del 1999. Nonostante le successive dichiarazioni di pace e cessate il fuoco, gli scontri proseguono tuttora, con una recrudescenza che data in particolare dal 2016. Quest’anno la tensione è ulteriormente salita: il 14 febbraio un attentato a Pulwama, rivendicato dall’organizzazione terroristica pakistana Jaish-e-Mohammed (Jem), ha provocato la morte di 40 agenti della Forza di polizia centrale di riserva (Crpf). Il 26 febbraio l’Aeronautica indiana ha lanciato un attacco aereo in Pakistan per colpire postazioni di Jem. Il giorno seguente, l’Aeronautica pakistana ha risposto e ha abbattuto un MiG-21 Bison indiano; il pilota, salvatosi con l’espulsione, è stato arrestato e restituito all’India circa 60 ore dopo.

Quello del Kashmir, tuttavia, non è solo un conflitto tra i due Stati, India e Pakistan, ma anche interno all’India, esploso soprattutto a partire dal 1989, anno delle prime azioni dei ribelli separatisti. Al primo gruppo armato, Jammu & Kashmir Liberation Front (Jklf), sbaragliato dalle autorità indiane, ne sono seguiti altri, fino all’emergere negli anni Duemila di sigle jihadiste come Jaish-e Mohammad o Lashkar-e-Taiba. Si stima che dagli anni Ottanta, tra le azioni pakistane e la repressione indiana, siano morte in Kashmir almeno 40 mila persone, per la maggioranza civili. (Inn)
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