SINGAPORE
 
Singapore: premier Lee, guerra commerciale potrebbe dividere economia mondiale per decenni
 
 
Singapore, 25 giu 04:58 - (Agenzia Nova) - Stati Uniti e Cina devono intensificare i colloqui “ai massimi livelli” e rafforzare la fiducia reciproca, per frenare un’ulteriore peggioramento delle ostilità commerciali reciproche. Lo ha dichiarato il primo ministro di Singapore, Lee Hsien Loong, che ha auspicato progressi sul fronte dei negoziati commerciali tra i due paesi in occasione dell’incontro tra i loro presidenti questa settimana, a margine del summit G20 di Osaka. Intervistato dal quotidiano “Nikkei” in vista del summit, cui Singapore prenderà parte nella veste di invitato, Lee ha avvertito che lo scontro tra le due maggiori economie del globo ha già danneggiato le attività produttive su scala globale, minato la fiducia dei consumatori e causato pressioni sugli scambi commerciali e gli investimenti, col rischio di ricadute sul mercato del lavoro. In assenza di una risoluzione della disputa – ha detto il premier di Singapore – il mondo rischierebbe di essere catapultato in una sorta di guerra fredda economica, con una biforcazione di tecnologie, mercati e fiducia. “Si tratterebbe di un mutamento strutturale, che durerebbe numerosi decenni”, e le conseguenze sarebbero “ancora più gravi della crisi finanziaria” di un decennio fa. Lee ha suggerito che Usa e Cina rafforzino la fiducia reciproca tramite un approccio graduale, cominciando anzitutto ad aggredire le questioni meno problematiche.

I leader dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (Asean), che si sono riuniti a Bangkok lo scorso fine settimana, hanno concordato l’elaborazione di una visione autonoma della traiettoria evolutiva della regione, definita “Prospettiva dell’Asean sull’Indo-Pacifico”. In un contesto segnato dalla coesistenza sempre più difficile e turbolenta tra le visioni geostrategiche di Stati Uniti e Cina – da una parte quella di una “regione indo-pacifica libera e aperta”, dall’altra quella dell’integrazione attraverso la nuova Via della seta – i dieci paesi dell’Asean puntano a creare un fronte comune, che consenta di gestire più efficacemente anche la sfida dell’espansionismo marittimo di Pechino nel Mar Cinese Meridionale. “Il summit ha concordato con l’iniziativa della Thailandia di rafforzare il ruolo guida dell’Asean nella condizione delle relazioni con i partner esterni nella regione”, ha dichiarato domenica 23 giugno, al termine del summit, Prayuth Chan-ocha, primo ministro della Thailandia, che quest’anno regge la presidenza di turno dell’organizzazione. “Ora l’Asean ha un approccio comune alla questione”.

La “Prospettiva” concordata in occasione del summit di Bangkok fornisce una guida per il confronto e l’interlocuzione dei paesi Asean con gli attori dell’Asia-Pacifico e dell’Oceano indiano, secondo il documento finale consultato da alcuni media asiatici di alto profilo. La visione regionale riconosce anche il potenziale per la cooperazione con altri gruppi e associazioni nella macro-regione indo-pacifica, da realizzare attraverso “approcci innovativi, interdisciplinari e complementari”. La visione di una regione “indo-pacifica” integrata è promossa ormai da alcuni anni da Stati Uniti e Giappone, che sollecitano un irrobustimento delle relazioni economiche e di sicurezza tra i paesi dall’India alla costa del Pacifico Usa come argine contro l’avanzata strategica cinese.

“L’Asean ritiene che la cooperazione nell’ambito del concetto Indo-Pacifico dovrebbe essere basata sull’inclusività e la centralità dell’Asean”, ha detto il premier thailandese durante la conferenza stampa di domenica. “Dovrebbe anche fare da complemento ai quadri di cooperazione esistenti ai livelli regionale e sub-regionale, e generare risultati tangibili e concreti a beneficio dei principi regionali”. Cambogia e Laos, destinatari di investimenti diretti ingenti da parte della Cina, sono i due paesi membri dell’Asean forse maggiormente allineati a Pechino. Nel definire la “prospettiva” regionale dell’Asean, i dieci paesi membri hanno tenuto a sottolineare la posizione aperta e indipendente dell’organizzazione, proprio al fine di mantenere aperti i margini per buone relazioni tanto con gli Stati Uniti, quanto con la Cina.

All’Asean aderiscono Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Thailandia, Singapore e Vietnam. E’ generale consuetudine dell’Asean di deliberare su specifici argomenti all’unanimità. La visione regionale promossa dalla Thailandia ha goduto del sostegno convinto dell’Indonesia nel corso degli ultimi due anni, ma ha scontato l’opposizione di altri paesi membri sino a poco tempo fa. Assieme alla sua nuova visione regionale, il blocco dei dieci paesi del Sud-est asiatico ha ribadito l’impegno a mantenersi “vigile di fronte alla violenta marea del protezionismo e dei sentimenti anti-globalizzazione che continuano ad affliggere l’economia globale, e che pone a rischio il multilateralismo”, secondo il comunicato congiunto diffuso al termine del summit.

Per quanto riguarda la crescente presenza militare di Pechino nel Mar Cinese Meridionale, oggetto di rivendicazioni territoriali da parte di diversi paesi dell’Asean, l’organizzazione “ha preso nota di alcune preoccupazioni” in merito alle bonifiche e all’edificazione di infrastrutture militari da parte della Cina in diversi atolli contesi. Una bozza preliminare del comunicato evidenzia che inizialmente, la Thailandia aveva tentato di rimuovere il passaggio relativo all’espansionismo marittimo cinese.

I leader dell’Asean si sono anche espressi in merito alle questioni riguardanti la Penisola coreana. La Corea del Nord ha assunto una posizione militare più provocatoria, dopo il summit che lo scorso febbraio ha riunito ad Hanoi il presidente Usa Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un, e che non ha prodotto alcun accordo per la denuclearizzazione del Nord. “Abbiamo ribadito il nostro impegno alla piena attuazione di tutte le risoluzioni rilevanti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e preso atto degli sforzi internazionali tesi a conseguire la denuclearizzazione completa, verificabile e irreversibile della Penisola coreana”, recita il comunicato conclusivo del summit.

I capi di Stato e di governo dei 10 paesi Asean hanno tentato di rilanciare i colloqui con la Cina per l’adozione dell’accordo multilaterale di libero scambio Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep), con l’obiettivo esplicito di chiudere i negoziati entro la fine del 2019. Il Rcep “aiuterà l’Asean a gestire il cambiamento e l’insicurezza nella regione, specie per quanto riguarda le tensioni commerciali tra i più importanti partner dell’Asean”, ha dichiarato ieri il premier thailandese Prayuth. Funzionari di diversi paesi dell’organizzazione hanno però ammesso che resta ancora da fare molto lavoro, dal momento che ad oggi appena il 30 o 40 per cento dell’agenda del Rcep è stata dibattuta e concordata dai paesi che dovrebbero aderirvi. Questioni di primo piano come la proprietà intellettuale, l’e-commerce e i servizi finanziari devono ancora essere discusse.

Infine, i leader dell’Asean hanno esortato ad un ruolo di maggiore protagonismo e sostegno dell’organizzazione al rimpatrio dei musulmani rohingya fuggiti nel Bangladesh, per scampare alle violenze nello Stato birmano di Rakhine, dalla seconda metà del 2017. Nel comunicato congiunto emesso ieri, al termine del summit di due giorni, i leader regionali hanno ribadito l’intenzione di sostenere “l’impegno del Myanmar a garantire in rientro sicuro e dignitoso” del musulmani rohingya costretti a lasciare le loro case. Oltre 740mila rohingya sono fuggiti dallo Stato di Rakhine al vicino Bangladesh dal lancio di una vasta operazione da parte dell’Esercito birmano ad agosto 2017, in risposta ad attacchi di militanti di quella minoranza etnica contro avamposti di sicurezza. (Fim)
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