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Donbass: contatti Zelensky-Putin potrebbero aprire porte a nuovo formato dialogo

Kiev, 12 lug 2019 17:25 - (Agenzia Nova) - Dal momento del suo insediamento come presidente dell’Ucraina, avvenuto lo scorso maggio, Volodymyr Zelensky ha posto come prioritaria la soluzione della crisi nel Donbass, evidenziando la necessità di percorrere la via diplomatica. La volontà del capo dello Stato si è scontrata fino a poche settimane fa con la freddezza dimostrata dal Cremlino, in una dinamica che non lasciava ipotizzare sviluppi particolarmente positivi per portare finalmente la pace o per lo meno una qualche forma di stabilità nelle aree orientali dell’Ucraina. Vladimir Putin ha invece cercato di sottolineare quanto prima l’inesperienza e la poca affidabilità del nuovo collega; questo scenario sembra però essere cambiato negli ultimi giorni, quando la presidenza russa ha risposto alla proposta di Zelensky di rilanciare i colloqui nel Formato Normandia con la possibilità di allargare le riunioni anche a Stati Uniti e Regno Unito.

Da Mosca non è giunta una chiusura a tale iniziativa, ma anzi essa sarebbe “valutata con interesse”, anche nell’eventualità della partecipazione di rappresentanti di Washington e Londra. Nella giornata di ieri si è invece tenuta la prima inaspettata conversazione telefonica fra i due presidenti, su iniziativa di Kiev. Zelensky e Putin, come riferito dal Cremlino, hanno parlato per circa 20 minuti, “una telefonata introduttiva e pragmatica”, decisa ad affrontare questioni chiave nell’agenda bilaterale. Fra queste figurano il rimpatrio dei marinai ucraini arrestati nello Stretto di Kerch lo scorso novembre, il proseguimento dei negoziati nel Formato Normandia e lo scambio dei prigionieri fra le due parti. I capi dello Stato non hanno discusso in merito ad ulteriori conversazioni o incontri futuri. Questo primo confronto fra Putin e Zelensky potrebbe in ogni caso dare slancio alla ripresa, anche solo parziale, di un dialogo che con Petro Poroshenko sembrava essersi del tutto arrestato, vista anche la posizione assunta dall’ex presidente ucraino negli ultimi mesi del suo mandato.

La retorica fortemente identitaria e volta a esacerbare la differenza tra Ucraina e Russia è stata abbandonata dal nuovo capo dello Stato, che già in campagna elettorale aveva puntato invece ad una narrativa di riconciliazione, parlando ai cittadini stanchi e disillusi dopo cinque anni di conflitto nel Donbass. Zelensky è stato finora abile a bilanciare questa posizione con gli altrettanto evidenti proclami per ribadire la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina, specialmente nel confronto con i leader occidentali, sia in Europa che oltreoceano. Nessuna cessione dunque sullo status di Donbass e Crimea, considerati parti integranti dello Stato ucraino, ma al contempo attenzione a non classificare come “stranieri” i residenti dell’area. Interessante è anche l’abbandono della prospettiva “militare”, che invece con Poroshenko sembrava ancora attuale, per quanto poco ragionevole dal punto di vista militare e politico. Zelensky ha presto sgomberato il tavolo da qualsiasi equivoco in materia, facendo capire che soluzioni “violente” non possono essere prese in considerazione e che l’unica strada da seguire sia quella della diplomazia, a costo di concessioni verso l’interlocutore, purché non siano considerate eccessive.

Il formato negoziale allargato proposto da Zelensky dovrebbe essere ospitato dalle autorità di Minsk, e in questo senso è già pervenuta la risposta positiva del presidente bielorusso Aleksander Lukashenko, il quale non disdegna la possibilità di guadagnare attenzione e prestigio a livello internazionale per il suo ruolo di mediatore. Spetta ora alla Russia dare un segnale, valutando i pro e i contro di un’apertura al nuovo leader ucraino. L’entusiasmo e l’attivismo mostrati in queste prime settimane da Zelensky, che nel frattempo è pressocché certo di una larga vittoria alle prossime elezioni parlamentari del 21 luglio, non possono essere ignorati da Mosca. Il Cremlino avrà per i prossimi cinque anni un vicino meridionale guidato da un presidente “forte”, con una maggioranza molto vasta nella Verkhovna Rada, in grado di attuare le proprie decisioni in maniera rapida. Tale scenario non può essere sottovalutato da parte russa, e per questo motivo la limitata apertura dimostrata da Putin potrebbe aprire nuove prospettive nel dialogo diplomatico.

Un eventuale rilancio del Cremlino, con la richiesta di coinvolgere nel dialogo anche i rappresentanti delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, costituirebbe invece una chiusura di fatto ad un qualsiasi processo negoziale, come già avvenuto in passato. Alcuni analisti a Kiev ritengono del resto che Zelensky si sia dimostrato ancora una volta un bravo “attore”, in grado di muoversi con disinvoltura fra i capi di Stato esteri e le conferenze stampa, ma che le sue mosse non porteranno a risultati positivi. Tolti i dubbi della Russia, del resto, c’è da chiedersi quale sia la volontà di Stati Uniti e Regno Unito ad entrare nei negoziati sul Donbass, o quale potrebbe essere la risposta dei paesi già presenti, vale a dire Francia e Germania, alla prospettiva di allargare il tavolo a nuovi “ingombranti” partecipanti. (Res)
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