TAIWAN
 
Taiwan: presidente Tsai calca legami con gli Usa in vista delle elezioni
 
 
Taipei, 12 lug 04:11 - (Agenzia Nova) - Il presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, è partita ieri per una viaggio ufficiale nei Caraibi, che si è aperto con un tappa a New York. Tsai punta ad affermarsi come volto delle relazioni tra l’Isola e gli Stati Uniti, in vista delle elezioni presidenziali che si terranno all’inizio del prossimo anno, e che la vedranno competere nuovamente come candidato del Partito progressista democratico. “La nostra democrazia, conquistata a caro prezzo, ora affronta minacce e infiltrazioni da parte di forze esterne”, ha detto Tsai, riferendosi alla Cina continentale, prima di imbarcarsi per il viaggio ufficiale. “Condurremo una cooperazione reciproca con paesi dalla visione analoga alla nostra, per assicurare la stabilità dei sistemi democratici”, ha aggiunto il presidente. Tsai punta ad attingere al sentimento anti-cinese, che è tornato a crescere a Taiwan in risposta alle massicce manifestazioni pro-democrazia che si sono svolte ad Hong Kong nelle scorse settimane.

Il presidente Tsai si tratterrà negli Stati Uniti per quattro giorni e quattro notti questo mese, nel corso del tour degli alleati caraibici dell’Isola intrapreso ieri. Il viceministro degli Esteri dell’isola, Miguel Tsao, ha spiegato che Tsia trascorrerà due notti negli Usa all’inizio e due al termine del viaggio, durante il quale visiterà Saint Vincent e Grenadine, Santa Lucia, Saint Kitts e Nevis e Haiti, dall’11 al 22 luglio. Il funzionario ha spiegato che i dettagli della duplice sosta negli Usa sono ancora oggetto di confronto con le autorità statunitensi: L’agenzia di stampa taiwanese “Central News Agency” ha riferito che Tsai transiterà da New York e Denver. La notizia ha suscitato una dura reazione da parte di Pechino, che ritiene l’Isola una provincia secessionista priva del diritto a condurre autonomamente la diplomazia internazionale.

Il Partito progressista democratico del presidente Tsai ha concluso a fine giugno il processo delle primarie in vista delle elezioni presidenziali, che si terranno nell’isola il prossimo anno. Le primarie hanno visto contrapposti Tsai all’ex premier William Lai, indipendentista sostenitore di una linea ancora più dura sul fronte delle relazioni con la Cina. Le primarie del Dpp hanno chiamato ad esprimersi tutti gli elettori taiwanesi interessati, a prescindere dalla loro affiliazione di partito. Tsai ha avuto la meglio su Lai, aggiudicandosi il 35 per cento dei consensi in una serie di simulazioni di voto che l’hanno vista misurarsi coi possibili candidati del partito Kuomintang. Nelle simulazioni l’ex premier Lai ha ottenuto invece circa il 27 per cento dei consensi.

I candidati alla presidenza di Taiwan, che affrontano in queste settimane le primarie dei loro partiti politici in vista del voto del prossimo anno, hanno irrigidito le loro posizioni nei confronti della Cina, in risposta alle proteste di massa contro il disegno di legge sulle espulsioni che hanno interessato Hong Kong nelle scorse settimane. Tale riposizionamento ha interessato anche i candidati alla presidenza del partito pro-cinese Kuomintang. Il fondatore di Foxconn Terry Gou, che ha rinunciato alla presidenza del colosso tecnologico taiwanese proprio per presentarsi come candidato con il Kuomintang, sta tentando di ridimensionare i suoi legami politici e d’affari con la Cina continentale, e si è spinto sino a mettere in discussione la politica cinese di “un paese, due sistemi”, che regola la convivenza tra la Cina continentale e Hong Kong e che nelle intenzioni di Pechino dovrebbe essere applicata in futuro anche a Taiwan.

“‘Un paese, due sistemi’ ha fallito ad Hong Kong, ha detto Gou domenica 16 giugno, dopo la manifestazione che ha visto scendere in strada ad Hong Kong ben due milioni di persone. Gou ha edificato Foxconn, precedentemente nota come Hon Hai Precision Industry, assemblando iPhone e altri apparecchi elettronici sul territorio della Cina continentale, e i suoi legami con Pechino erano considerati un elemento di forza quando, lo scorso aprile, il magnate aveva deciso di formalizzare la sua candidatura alla presidenza di Taiwan. Soltanto lo scorso gennaio, il presidente cinese Xi Jinping ha esortato Taiwan ad accettare la riunificazione con la Cina nella cornice di “un paese, due sistemi”. Tale politica, applicata a Hong Kong e Macao, garantisce autonomia economica e amministrativa, ma cede a Pechino la gestione degli affari esteri e della difesa. Le recenti proteste di Hong Kong, innescate da un controverso disegno di legge che consentirebbe l’estradizione di sospetti di crimini dall’ex colonia britannica alla Cina continentale, ha rinnovato a Taiwan le paure delle conseguenze di una eventuale riunificazione alla Cina, specie in termini di diritti civili e libertà fondamentali.

Le difficoltà economiche dell’Isola e altre questioni di politica interna avevano posto il presidente taiwanese in carica, Tsai Ing-wen, in una posizione di estrema precarietà, culminata lo scorso novembre in una disfatta della sua formazione politica pro-indipendenza, il Partito progressista democratico (Dpp), alle elezioni locali. Il risveglio del sentimento anti-cinese a Taiwan sta facendo però riguadagnare consensi al capo dello Stato, che ha colmato parte del divario attribuitole dai sondaggi nei confronti dei candidati del Kuomintang. Per il momento, i funzionari del Dpp non si sbilanciano: “le dinamiche di consenso possono essere flebili, e non sappiamo se le attuali correnti dureranno sino al voto di gennaio”, ha dichiarato alla stampa locale un funzionario del partito.

Il Kuomintang, come il Dpp, è tecnicamente contrario all’attuazione di “un paese, due sistemi” a Taiwan; negli ultimi anni, però, il partito si è sempre più avvicinato a Pechino; il suo vicepresidente ha preso parte soltanto il mese scorso a un evento per promuovere la riunificazione, e molti dubitano della sincerità delle ultime dichiarazioni di Gou, noto per le sue relazioni personali con il presidente cinese Xi Jinping. Il Kuomintang dovrebbe scegliere il proprio candidato alle presidenza già il mese prossimo, affidandosi ai sondaggi. Al momento, il sindaco di Kaohsiung, Han Kuo-yu, gode di un significativo vantaggio sul fondatore di Foxconn. Han ha visto però calare i propri consensi dopo una serie di improvvide dichiarazioni in merito alle proteste di Hong Kong, di cui il candidato si era detto all’oscuro, e dopo la notizia di un suo incontro con il capo esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam.

Il governo cinese coltiva da anni una rete di organizzazioni e associazioni pro-unificazione, che stanno intensificando gli sforzi di pubbliche relazioni attirando taiwanesi con promesse di lucrose opportunità d’affari nella Cina continentale. Tali sforzi sono anzitutto diretti a imprenditori e uomini d’affari dell’isola, cui l’appoggio alla riunificazione è presentato come un piccolo prezzo da pagare in cambio del libero accesso al mercato cinese e di altre forme di assistenza. Le associazioni puntano anche ad alimentare un clima di maggior favore nei confronti di Pechino presso la società civile taiwanese nel suo complesso, specie in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno. Il governo di Taiwan ha lanciato l’allarme in merito a questo genere di attività, che però non sono illegali. “Solo rafforzando le nostre leggi saremo in grado di irrobustire il nostro sistema di sicurezza nazionale”, ha dichiarato Chiu Chui.cheng, viceministro per gli Affari della terraferma di Taiwan. Le agenzie di Stato e parastatali schierate dalla Cina a sostegno dell’unificazione includono l’Ufficio per gli affari di Taiwan e il Fronte unito del dipartimento del lavoro, che si appoggiano a organizzazioni pro-Cina attive direttamente sull’isola. (Cip)
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