GIAPPONE-USA
 
Giappone-Usa: capo Difesa conferma contatti per pattugliamento Stretto Hormuz
 
 
Tokyo, 12 lug 04:23 - (Agenzia Nova) - Koji Yamazaki, capo dello stato maggiore congiunto delle Forze di autodifesa del Giappone, ha confermato che Tokyo sta comunicando con gli Stati Uniti in merito a un piano del presidente Donald Trump per l’istituzione di una coalizione militare internazionale incaricata di salvaguardare il traffico marittimo commerciale nel Medio Oriente, e in particolare attraverso lo Stretto di Hormuz, teatro il mese scorsi di attacchi a diverse petroliere imputati dagli Usa all’Iran. “E’ vero che Giappone e Stati Uniti stanno comunicando su una serie di questioni riguardanti la situazione (nello Stretto di Hormuz), ha dichiarato l’ufficiale nel corso di una conferenza stampa, confermando così le indiscrezioni diffuse nei giorni scorsi dalla stampa giapponese. Yamazaki ha definito lo Stretto di Hormuz, di fronte alle coste di Iran e Oman, “una regione di vitale importanza per la sicurezza energetica del nostro paese”, ed ha aggiunto che il Giappone “sta osservando con attenzione gli sviluppi” degli scambi tra i paesi interessati.

Il governo giapponese si sarebbe già attivato in vista di una possibile richiesta degli Stati Uniti di istituire una coalizione militare per garantire la sicurezza marittima dello Stretto di Hormuz. Lo ha riferito questa settimana il quotidiano giapponese “Asahi”, secondo cui diversi funzionari giapponesi della Difesa hanno fatto riferimento a una proposta formulata il 9 luglio scorso dal capo dello stato maggiore congiunto Usa, Joseph Dunford. Tokyo ritiene altamente probabile che il governo Usa rivolga anche al Giappone la richiesta di prendere parte alla coalizione militare. Per Tokyo, tale richiesta sarebbe assai problematica, poiché prefigurerebbe l’impiego delle Forze di autodifesa giapponesi in operazioni fuori dal territorio nazionale. “Giappone e Stati Uniti intrattengono una comunicazione serrata”, ha dichiarato il vicesegretario capo della Difesa giapponese, Kotaro Nogami, riferendosi alla proposta di Dunford. Il funzionario ha però dichiarato di volersi “esimere dal discutere i dettagli”.

Alla fine di giugno il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha sollecitato Cina e Giappone ad attivarsi per proteggere autonomamente le loro petroliere in transito attraverso lo Stretto di Hormuz, suggerendo che gli Usa non forniranno più protezione indiscriminata in quella cruciale via marittima tra l’Iran e la Penisola araba. Cina, Giappone e gli altri paesi fortemente dipendenti dallo Stretto per l’approvvigionamento di petrolio “dovrebbero proteggere le loro navi lungo quella che è sempre stata una rotta pericolosa”, ha scritto Trump su Twitter. “Non abbiamo neanche bisogno di stare in quel posto, dal momento che gli Usa sono divenuti (di gran lunga) i maggiori produttori di energia a livello mondiale!” ha aggiunto il presidente, che si è chiesto per quale ragione gli Usa debbano “proteggere le rotte del trasporto marittimo per altri paesi” senza “alcuna compensazione”. Il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, ha replicato a Trump su Twitter, affermando che il presidente “è corretto al 100 per cento quando afferma che gli Stati Uniti non hanno nulla a che fare con il Golfo Persico”.

Il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha dichiarato domenica 23 giugno, prima di imbarcarsi in un viaggio ufficiale in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, che quei due paesi mediorientali sono “grandi alleati nella sfida posta dall’Iran”, ed ha menzionato la creazione di una “coalizione globale” contro il regime degli ayatollah. Commentando le gravissime tensioni emerse tra Washington e Tehran nelle scorse settimane, culminate nell’abbattimento di un drone Usa e nella decisione del presidente Donald Trump di sospendere all’ultimo minuto una rappresaglia militare contro la Repubblica islamica, Pompeo ha detto che “parleremo (ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi) per assicurarci di essere strategicamente allineati, e per assemblare una coalizione globale (...) estesa non solo agli Stati del Golfo, ma a Asia ed Europa”. Tale coalizione, ha detto Pompeo, sarà composta di Stati che “comprendono la sfida che ci troviamo ad affrontare, e sono pronti a respingere il primo Stato sponsor mondiale del terrore”. (Git)
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