VENEZUELA
 
Venezuela: governo respinge dichiarazioni Mogherini, Ue "subordinata" a Usa
 
 
Caracas, 19 giu 19:01 - (Agenzia Nova) - Il governo venezuelano torna ad accusare l'Unione Europea di ingerenze illegittime nei propri affari interni, frutto di una "sottomissione" alla strategia portata avanti dall'amministrazione Usa di Donald Trump. In una nota diffusa dal ministero degli Esteri, Caracas respinge le dichiarazioni dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, che aveva parlato di "preoccupazione per il peggioramento della situazione politica e umanitaria", condannando tra l'altro "gli arresti arbitrari e la revoca dell'immunità parlamentare" ai deputati dell'opposizione. Parole con cui il Servizio affari esteri, intervenendo "negli affari di esclusiva competenza del Venezuela e delle sue istituzioni", si mostra "chiaramente subordinato alla strategia dell'amministrazione Trump per dare vita a un cambio di governo attraverso vie incostituzionali in Venezuela".

Per il governo venezuelano, "questo tipo di dichiarazioni interventiste che suole fare l'Unione europea, ogni volta che si stabiliscono canali di dialogo politico" finiscono per "danneggiare gli sforzi che i venezuelani compiono per arrivare ad accordi sovrani", scrive il ministero degli Esteri rimandando al tentativo negoziale portato avanti da alcune settimane dal governo norvegese. "L'Unione europea, che considera se stessa come una vetrina della democrazia moderna in occidente" finisce per nascondere "i gravi fatti di violenza politica portati avanti contro la democrazia venezuelana durante gli ultimi mesi", si legge nella nota che ricorda i "tentativi di colpo di stato", a partire da quello "del 30 aprile". Un'azione per la quale le autorità venezuelane hanno aperto inchieste anche a carico dei deputati oppositori. Per Caracas, "difendere i golpisti, responsabili di reati politici" è divenuta "una costante dell'Unione europea".

L'ultima presa di posizione dell'Ue, prosegue la nota, è una nuova prova "della partecipazione dell'Unione Europea nella strategia guerrafondaia che ha intrapreso Washington per provocare il collasso dell'economia venezuelana". Il Venezuela invita quindi l'Ue a "mantenere una posizione di equilibrio costruttivo in sintonia con i suoi principi costitutivi" e a "rispettare la sovranità e lì'indipendenza del Venezuela", invitando gli stati membri a "svincolarsi definitivamente dai perversi piani imperialistici contro il popolo venezuelano".

Nella giornata di martedì, Mogherini aveva a nome dell'Ue espresso preoccupazione per il peggioramento della situazione politica e umanitaria in Venezuela, sottolineando la necessità di un maggiore coordinamento tra tutti gli attori internazionali per favorire un negoziato che porti a elezioni libere ed eque. Le continue azioni contro membri dell'Assemblea nazionale, inclusi arresti arbitrari e revoca dell'immunità parlamentare, stanno ostacolando il lavoro costituzionale dell'Assemblea nazionale, ha detto l'alto rappresentante. La drammatica situazione umanitaria che ha portato a un massiccio esodo di venezuelani dal loro paese mette in luce l'urgenza di una via d'uscita politica da questa crisi, attraverso elezioni presidenziali libere e credibili.

Per questo motivo, prosegue Mogherini, l'Ue sta intensificando le iniziative di sensibilizzazione anche attraverso il Gruppo di contatto internazionale e il consulente speciale recentemente nominato. L'Ue continuerà a monitorare la situazione e sarà pronta a utilizzare tutte le misure appropriate per reagire agli sviluppi sul terreno. In tale contesto, l'Unione ribadisce il proprio sostegno al processo agevolato della Norvegia che coinvolge i pertinenti attori politici venezuelani in vista di una soluzione politica e democratica alla crisi. L'Ue invita tutte le parti interessate venezuelane a impegnarsi in questo processo in buona fede e a spianare la strada al suo successo attraverso concrete misure di rafforzamento della fiducia, come il rilascio di prigionieri. Bruxelles è pronta a sostenere l'attuazione dei risultati di questo processo, se così richiesto dalle parti, e a continuare ad aiutare chi è nel bisogno in piena conformità con i principi di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza.

La crisi in corso in Venezuela ha visto un'escalation dopo che lo scorso 23 gennaio il presidente dell'Assemblea nazionale Juan Guaidò ha prestato giuramento come capo dello Stato "ad interim". Subito dopo sono arrivati i riconoscimenti, tra gli altri, del presidente degli Stati Uniti Trump, del brasiliano Jair Bolsonaro e del segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) Almagro. Si sono aggiunti poi altri paesi latinoamericani, tra i quali l’Argentina, il Cile, la Colombia e il Perù. Guaidò ha quindi ottenuto il riconoscimento di molti paesi europei. Al fianco di Maduro, denunciando pesanti ingerenze negli affari interni del Venezuela, rimangono la Bolivia, Cuba ma anche la Turchia, la Federazione Russa e la Cina. A questi, più di recente si sono aggiunti i 15 paesi africani aderenti alla Comunità di sviluppo dell'Africa australe (Sadc).

Il 30 aprile, alle prime luci dell'alba, Guaidò chiamava il paese a una nuova mobilitazione generale contro il presidente Nicolas Maduro. Al suo fianco, alcuni militari e il carismatico oppositore Leopoldo Lopez liberato dai domiciliari con la complicità di almeno un elemento del servizio di intelligence. Una mossa sostenuta con rinnovato vigore dal fronte internazionale a sostegno di Guaidò e che sembrava poter aprire una nuova fase nella crisi politica. Nel giro di poche ore, però, veniva svelato che il numero di militari pronti a lasciare Maduro era esiguo (e senza nessun nome di particolare richiamo) e che la base aerea inizialmente presentata come sede delle operazioni non era mai stata ai presa. Lo stesso Lopez, in serata, finiva per ottenere ospitalità nella residenza dell'ambasciatore di Spagna a Caracas. Maduro dava in breve per conclusa la crisi e prometteva punizioni per "i golpisti", rivendicando la compattezza delle forze armate attorno al governo e "il sangue freddo" dinanzi alle "provocazioni" di chi avrebbe "sperato nel bagno di sangue per giustificare una invasione armata".

Pochi giorni dopo lo stesso Guaidò ammetteva al "The Washington Post" il sostanziale insuccesso dell'operazione pur promettendo di non fermare la lotta e accogliendo con interesse la disponibilità degli Usa a ipotizzare l'uso della forza. Nei giorni seguenti le autorità venezuelane hanno avviato le azioni utili a sanzionare i presunti responsabili del "colpo di stato". Su tutti ha fatto notizia l'arresto proprio del vicepresidente dell'An, Edgar Zambrano, per cui è stata disposta la "privazione di libertà". L'oppositore è stato accusato dalla Corte suprema (Tsj) di in flagranza di tradimento, cospirazione e ribellione civile. Insieme a lui, è stata revocata l’immunità parlamentare ad altri deputati, alcuni dei quali hanno cercato rifugio presso le sedi diplomatiche nel paese. (Brb)
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