ALBANIA
 
Albania: commissione Affari legislativi esamina richiesta rimozione presidente Meta da incarico
 
 
Tirana, 19 giu 15:55 - (Agenzia Nova) - La commissione affari legislativi ha dedicato la seduta di oggi alla richiesta, firmata da 55 deputati della maggioranza di centro sinistra del premier Edi Rama, per la rimozione dall'incarico del presidente della Repubblica Ilir Meta. La mossa della maggioranza è stata anticipata già la scorsa settimana, a seguito della decisione del capo dello Stato di annullare la data delle elezioni amministrative, previste il prossimo 30 giugno. Il sottosegretario alle Relazioni con il parlamento Elisa Spiropali ha dichiarato che quello di Meta è stato "un atto brutale contro la Repubblica. Meta ha inventato un meccanismo che non esiste da nessuna parte, quello di annullare un proprio decreto". Mentre la scorsa settimana, il parlamento di Tirana ha approvato una risoluzione secondo la quale il capo dello Stato avrebbe "violato apertamente la Costituzione" del paese.

La richiesta è stata presentata dal capogruppo della maggioranza Taulant Balla, il quale ha ribadito che "il decreto emesso dal capo dello Stato è in aperta violazione della costituzione". Balla ha poi elencato gli articoli e i principi della Costituzione che sarebbero stati violati. "Con il suo atto è stato gravemente minacciato il principio dell'esercitazione della sovranità da parte del popolo. Il presidente si è comportato in modo arbitrario, assumendosi competenze esecutive illimitate, nonostante il paese sia una Repubblica parlamentare", ha sottolineato Balla. A suo parere, la decisione di Meta "ha violato il principio della periodicità delle elezioni, ha emesso atti in aperta e flagrante violazione delle leggi e ha violato il diritto dei cittadini ed eleggere ed essere eletti".

Il presidente della Repubblica ha spiegato che la sua decisione sarebbe stato "l'unico strumento emerso per la soluzione della grave crisi politica e la prevenzione di una sua escalation incontrollata". A suo parere, "rinviare le elezioni in una data concordata tra le forze politiche servirà a promuovere il dialogo per la soluzione di una crisi che sta minacciando la stabilità democratica del paese", ha dichiarato Meta, firmando poi in diretta televisiva il nuovo decreto per l'annullamento della data delle amministrative. Il capo dello Stato ha precisato che "in base alla Costituzione, senza avere una data prestabilita dal presidente della Repubblica, le elezioni non potranno essere svolte", rispondendo in questo modo alla maggioranza di centro sinistra del premier Rama, che ha considera "nullo" il suo atto.

Parlando della situazione politica aggravata, del conflitto e delle proteste dell'opposizione sfociate spesso in scontri anche con la polizia, il presidente Meta ha ribadito che "se il giorno delle elezioni dovesse trasformarsi in una battaglia fra i sostenitori dell'opposizione e quelli della maggioranza, o in scontri fra cittadini e polizia, allora le elezioni perderanno il loro valore e da uno strumento che garantisce le società democratiche diventerebbero uno strumento di pericolo per la convivenza democratica e l'unità del popolo. Tale pericolo va fermato tramite mezzi costituzionali", ha ribadito Meta, aggiungendo che "la tutela dell'unità del popolo e della convivenza democratica prevale sulla rigida applicazione delle regole legislative per fissare la data delle elezioni".

Le procedure per la rimozione del presidente della Repubblica dall'incarico prevedono un lungo iter parlamentare. Il parlamento ha messo al corrente il capo dello Stato, il quale, se ritiene opportuno potrà chiedere di offrire le proprie spiegazioni alla Commissione per gli Affari legislativi. Il regolamento del parlamento, prevede poi l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta, il cui rapporto poi dovrebbe essere varato in aula da almeno due terzi del parlamento, ossia 94 deputati. La maggioranza conta 78 seggi e occorrerebbe quindi convincere almeno 16 rappresentanti dell'opposizione per raggiungere il quorum necessario. Tuttavia, la decisione del parlamento dovrebbe essere convalidata dalla Corte costituzionale, che al momento non è in funzione, in quanto otto dei suoi nove membri sono stati rimossi nell'ambito del processo di rivalutazione dei magistrati previsto dalla riforma giudiziaria. (Alt)
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