VENEZUELA
 
Venezuela: Foro Penal, rilasciati altri due prigionieri politici
 
 
Caracas, 18 giu 16:17 - (Agenzia Nova) - Il governo venezuelano ha scarcerato altri due prigionieri politici in vista dell’imminente visita nel paese del commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet. Lo rende noto l’organizzazione venezuelana per i diritti umani Foro Penal. “La scorsa notte i prigionieri politici Melvin Farias e Junior Rojas hanno lasciato il carcere, dopo un anno e due mesi dietro le sbarre”, ha annunciato l’organizzazione sul suo account Twitter ufficiale. Con questa “arriva a tre il numero delle persone rilasciate prima della visita di Bachelet”. Ieri le autorità venezuelane hanno liberato il deputato di opposizione Gilber Caro, arrestato lo scorso aprile. Lo ha annunciato l’Assemblea nazionale (An), il parlamento controllato dall’opposizione, sul suo account Twitter ufficiale. “Il deputato Gilber Caro non avrebbe mai dovuto essere incarcerato”, denuncia l’An. “Oggi lascia il carcere ma come tutti i venezuelani non è ancora libero”. La visita di Bachelet in Venezuela è prevista dal 19 al 21 giugno.

La visita, segnala una nota delle Nazioni Unite, "si produce su invito del governo venezuelano". A Caracas, Bachelet "si riunirà con il presidente Nicolas Maduro Moros" e "sosterrà incontri con diversi ministri e funzionari governativi, con il presidente della Corte suprema (Tribunal superior de Justicia, Tsj), con il procuratore generale della Repubblica e con il Difensore del popolo". L'ex presidente cileno "dialogherà" inoltre con il presidente dell'Assemblea nazionale (An), Juan Guaidò, e con altri deputati delle opposizioni.

Nell'agenda della missione, sono anche previsti incontri con il presidente dell'Assemblea nazionale costituente (Anc), il parlamento controllato dal partito di governo Psuv (Partido socialista unido de Venezuela). L'alto commissario ascolterà inoltre le testimonianze di "vittime di abusi e violazioni ai diritti umani e i loro familiari". Previsti anche incontri con rappresentanti della società civile, delegati sindacali, leader religiosi e autorità universitarie". Bachelet presenterà il bilancio della visita in una conferenza stampa programmata a fine missione, il 21 giugno alle 21.30, ore locali (nella notte italiana).

Due mesi fa una delegazione dell'ufficio dell'Alto commissario si era recata in Venezuela per incontri con rappresentanti della società civile, delle opposizioni e del governo. Una missione pensata per verificare il possibile arrivo della titolare, Bachelet. L'Alto commissario aveva nell'occasione precisato che un suo impegno in prima persona si sarebbe realizzato solo a condizione che fosse garantito il pieno accesso a tutte le parti interessate dalla crisi. "Dobbiamo andare con neutralità e conversare con tutte le parti e non essere parte di nessuna strategia", aveva sottolineato.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha fatto sapere di essere "molto favorevole" alla visita e "soddisfatto" perché si sono potuti sciogliere i dettagli organizzativi che permetteranno a Bachelet di sostenere incontri approfonditi con il più ampio spettro di interlocutori. "La cosa più importante per l'Alto commissario era poter parlare con il maggior numero di persone possibili", ha detto in conferenza stampa il portavoce del segretario generale, Stéphane Dujarric. L'aspettativa è che la missione possa "aiutare il popolo venezuelano a trovare una soluzione alla crisi nella quale si trova" ha detto Dujarric definendo il viaggio di Bachelet "un passo in avanti molto importante".

La crisi in corso in Venezuela ha visto un'escalation dopo che lo scorso 23 gennaio Guaidò ha prestato giuramento come capo dello Stato "ad interim". Subito dopo sono arrivati i riconoscimenti, tra gli altri, del presidente degli Stati Uniti Trump, del brasiliano Jair Bolsonaro e del segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) Almagro. Si sono aggiunti poi altri paesi latinoamericani, tra i quali l’Argentina, il Cile, la Colombia e il Perù. Guaidò ha quindi ottenuto il riconoscimento di molti paesi europei. Al fianco di Maduro, denunciando pesanti ingerenze negli affari interni del Venezuela, rimangono la Bolivia, Cuba ma anche la Turchia, la Federazione Russa e la Cina. A questi, più di recente si sono aggiunti i 15 paesi africani aderenti alla Comunità di sviluppo dell'Africa australe (Sadc).

Il 30 aprile, alle prime luci dell'alba, Guaidò chiamava il paese a una nuova mobilitazione generale contro il presidente Nicolas Maduro. Al suo fianco, alcuni militari e il carismatico oppositore Leopoldo Lopez liberato dai domiciliari con la complicità di almeno un elemento del servizio di intelligence. Una mossa sostenuta con rinnovato vigore dal fronte internazionale a sostegno di Guaidò e che sembrava poter aprire una nuova fase nella crisi politica. Nel giro di poche ore, però, veniva svelato che il numero di militari pronti a lasciare Maduro era esiguo (e senza nessun nome di particolare richiamo) e che la base aerea inizialmente presentata come sede delle operazioni non era mai stata ai presa. Lo stesso Lopez, in serata, finiva per ottenere ospitalità nella residenza dell'ambasciatore di Spagna a Caracas. Maduro dava in breve per conclusa la crisi e prometteva punizioni per "i golpisti", rivendicando la compattezza delle forze armate attorno al governo e "il sangue freddo" dinanzi alle "provocazioni" di chi avrebbe "sperato nel bagno di sangue per giustificare una invasione armata".

Pochi giorni dopo lo stesso Guaidò ammetteva al "The Washington Post" il sostanziale insuccesso dell'operazione pur promettendo di non fermare la lotta e accogliendo con interesse la disponibilità degli Usa a ipotizzare l'uso della forza. Nei giorni seguenti le autorità venezuelane hanno avviato le azioni utili a sanzionare i presunti responsabili del "colpo di stato". Su tutti ha fatto notizia l'arresto proprio del vicepresidente dell'An, Edgar Zambrano, per cui è stata disposta la "privazione di libertà". L'oppositore è stato accusato dalla Corte suprema (Tsj) di in flagranza di tradimento, cospirazione e ribellione civile. Insieme a lui, è stata revocata l’immunità parlamentare ad altri deputati, alcuni dei quali hanno cercato rifugio presso le sedi diplomatiche nel paese.

Secondo quanto reso noto dall'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) e dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) il numero dei venezuelani che hanno lasciato il loro paese per fuggire alla crisi politica ed economica in corso ha raggiunto i quattro milioni. Tra i paesi della regione ad ospitare il maggior numero di migranti e rifugianti venezuelani c’è la Colombia (1,3 milioni), seguita da Perù (768 mila), Cile (288 mila), Ecuador (263 mila), Brasile (163 mila), Argentina (130 mila). Anche il Messico e i paesi dell’America centrale e dei Caraibi ospitano un numero significativo di migranti e rifugiati venezuelani, rendono noto le agenzie. (Brb)
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