ALGERIA
 
Algeria: generale in congedo Benhadid rischia di morire in custodia cautelare
 
 
Algeri, 18 giu 15:16 - (Agenzia Nova) - Il generale algerino in congedo Hocine Benhadid rischia di morire in custodia cautelare. Lo ha detto oggi Bachir Mecheri, avvocato dell’ufficiale, in una dichiarazione rilasciata al quotidiano “Le Soir d'Algeria”. "Il generale Benhadid potrebbe morire da un momento all'altro", ha detto Mecheri, secondo cui il suo assistito "non parla più, non può alzarsi o sedersi senza aiuto, soffre anche sdraiato”. Benhadid si è fratturato il bacino cadendo nelle docce del carcere El Harrach di Algeri, dove si trova in custodia dal maggio scorso, e che una prima operazione a cui è stato sottoposto non ha risolto la situazione. “Ha avuto un'emorragia e sarà nuovamente operato quest'oggi. Benhadid è ricoverato nell’ospedale di Mustapha Pacha di Algeri. Ogni volta che vado a trovarlo, ho paura di sentire cattive notizie”. Il generale algerino è stato arrestato sulla base di un mandato di cattura spiccato dal tribunale di Sidi M’Hamed, dopo aver pubblicato una lettera aperta al generale Ahmed Gaid Salah, viceministro della Difesa e capo di Stato maggiore dell’Esercito popolare nazionale. Benhadid è accusato in particolare di aver cercato di “indebolire lo spirito e il morale dell’esercito in tempi di pace”. L’ufficiale era già stato arrestato con la stessa accusa nel 2015 a seguito di un’intervista all’emittente “Radio M”, salvo essere rilasciato nel luglio del 2016 a causa dell’aggravamento delle sue condizioni di salute. Benhadid guidò negli anni Ottanta il noto Ottavo battaglione corazzato, il più grande del paese. Nella sua lettera aperta, il generale in congedo ha scritto che “la soluzione (alla crisi in corso) può essere solo politica e non può essere guidata da una forza che rifiuta qualsiasi apertura democratica”. Secondo l'avvocato Mecheri, le parole del generale in congedo sono state mal interpretate e, al contrario, Benhadid "ha sostenuto l'approccio del capo di stato maggiore: forse è questo che non gli è stato perdonato".
(Ala)
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