GIAPPONE
 
Giappone: in calo il consenso al gabinetto Abe
 
 
Tokyo, 17 giu 04:42 - (Agenzia Nova) - Il tasso di approvazione goduto dal gabinetto del primo ministro giapponese, Shinzo Abe, è calato al 47,6 per cento, contro il 50,5 per cento di metà maggio, secondo l’ultimo sondaggio di opinione pubblicato dall’agenzia di stampa “Kyodo”, nella giornata di ieri, 16 giugno. Il calo di consensi sembra essere causato dalle critiche alla gestione, da parte del governo, di un recente rapporto fiscale che indica falle nella sostenibilità del sistema previdenziale del Giappone. Nell’ambito del medesimo sondaggio, “Kyodo” ha anche chiesto il parere dei cittadini giapponesi riguardo il recente viaggio ufficiale di Abe in Iran, che raccoglie l’approvazione del 53,2 per cento dei partecipanti alla rilevazione. Il tasso di sfiducia nell’esecutivo Abe si è attestato al 38,1 per cento, in aumento rispetto al 36,2 per cento rilevato il 18-19 maggio scorsi.

Il governo del primo ministro giapponese Shinzo Abe osserva con apprensione le crescenti tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, e il deterioramento del quadro dei consumi domestici, in vista delle elezioni per il rinnovo parziale della Camera alta che si terranno il prossimo luglio. Gli indicatori ufficiali pubblicati nelle ultime settimane hanno già spinto Tokyo a mutare formalmente il proprio giudizio tendenziale sull’economia, definita ora in “peggioramento”, come era accaduto soltanto a giugno 2008 e aprile 2009, durante la crisi finanziaria globale, e poi a ottobre 2012 e gennaio 2013, all’apice della crisi del debito europea. L’insicurezza e l’insoddisfazione dei cittadini giapponesi per lo stato dell’economia nazionale, a dispetto delle misure di stimolo adottate negli ultimi anni, rischia di cancellare in tempi brevi la dote di consensi recata all’esecutivo conservatore dall’avvicendamento al trono imperiale giapponese, all’inizio del mese di maggio.

Di fronte al rischio di un brusco peggioramento del quadro economico, e ad un conseguente mutamento degli orientamenti dell’opinione pubblica, il premier Abe starebbe addirittura soppesando uno scioglimento anticipato delle Camere, approfittando di una mozione di sfiducia a suo carico allo studio delle opposizioni. Una crisi di governo comporterebbe l’organizzazione di doppie elezioni a luglio, e potrebbe consentire ad Abe di gestire le difficoltà successive – incluso il piano per l’aumento dell’iva ad ottobre – con una nuova compagine di governo, appena legittimata dalle urne. Tale scenario, prospettato dai media nelle ultime settimane, è stato evocato pubblicamente nella giornata di ieri, 20 maggio, dal segretario capo di Gabinetto e portavoce del governo giapponese, Yoshihide Suga.

L’economia del Giappone ha sorpreso gli analisti, conseguendo una crescita superiore alle attese nel primo trimestre 2019 per effetto di una solida prestazione delle esportazioni nette, a fronte di un calo dei consumi da parte delle famiglie. Il prodotto interno lordo (Pil) del paese è cresciuto del 2,1 per cento su base annua, secondo i dati preliminari pubblicati ieri mattina dall’Ufficio di gabinetto del Giappone. Il dato è in netto contrasto con le previsioni degli economisti, che si aspettavano in media una contrazione del Pil giapponese nell’ordine dello 0,1 per cento. Lo stesso governo giapponese si è affrettato però a sottolineare che il dato cela un preoccupante contesto di debolezza congiunturale. Tra gennaio e marzo di quest’anno, infatti, le esportazioni giapponesi sono calate del 2,4 per cento rispetto al trimestre precedente, ed hanno contribuito positivamente al Pil solamente perché le importazioni sono contestualmente calate ad un tasso assai maggiore (meno 4,6 per cento). La brusca frenata delle importazioni conferma come i consumi interni del Giappone siano formi al palo: una pessima notizia per il governo, che programma ad ottobre l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto dall’8 al 10 per cento.

Soltanto la scorsa settimana, Tokyo aveva pubblicato l’indice coincidente dell’economia giapponese, un indicatore composito che include il tasso di occupazione (ad eccezione del settore agrario), la produzione industriale, i redditi personali e la vendita di beni manufatti e provenienti dall’estero. L’indicatore composito ha segnato un netto calo a marzo - meno 0,9 punti rispetto al mese precedente - costringendo il governo a rivedere le proprie valutazioni, e segnalando addirittura una possibile recessione della terza economia globale, per effetto dell’intensificazione del conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina. Nella valutazione allegata all’indice, il governo giapponese descrive un quadro economico in “peggioramento”, laddove a febbraio l’esecutivo aveva paventato “un possibile punto di svolta verso un peggioramento”.

A complicare ulteriormente il quadro tendenziale c’è l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto dall’8 al 10 per cento, che dovrebbe scattare ad ottobre: fonti governative hanno confermato di recente l’intenzione dell’esecutivo di procedere all’aumento dell’iva per far fronte al disavanzo crescente e alle nuove misure di spesa sociale, ma il peggioramento della situazione economica generale, e l’indebolimento già marcato dei consumi stanno alimentando le speculazioni in merito a un ipotetico rinvio del provvedimento. Per tentare di moderare l’impatto del rincaro fiscale sui consumi, il governo Abe ha già varato una serie di misure di incentivo agli acquisti di case e automobili, oltre a un sistema di voucher e altre iniziative dall’impatto gravoso sul già elefantiaco bilancio pubblico dello Stato giapponese.

Il 13 maggio il governo ha ha annunciato inoltre lo studio di ulteriori misure di stimolo per rilanciare l’economia nazionale. L’adozione di misure emergenziali è sollecitata da ambienti interni all’esecutivo e dal Partito liberaldemocratico (Ldp), principale formazione di governo giapponese, che vede proprio nel deterioramento economico il principale fattore di rischio in vista delle elezioni per il rinnovo della Camera alta, in programma a luglio. Commentando gli indicatori economici negativi pubblicati dal governo lo scorso 13 maggio, il presidente della Rissho University, Hiroshi Yoshikawa, ha sottolineato la pericolosità del conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina: “Gli Usa hanno aumentato le tariffe sulle merci cinesi venerdì scorso (10 maggio), e questo sviluppo non è ancora riflesso per nulla nelle statistiche (nazionali)”, ha dichiarato l’economista. “Dobbiamo prepararci a condizioni ancora più dure per gli esportatori e i produttori giapponesi a causa delle frizioni commerciali Usa-Cina”, ha aggiunto Yoshikawa.

Le elezioni per il rinnovo parziale della Camera alta della Dieta giapponese si terranno il prossimo 28 luglio. Il voto testerà la forza politica del premier Abe, che lo scorso anno ha riconfermato la propria leadership sul Partito liberaldemocratico. Alle elezioni di fine luglio verrà rinnovata la metà dei 242 seggi della Camera alta, i cui membri esercitano un mandato di sei anni. Assieme al suo partito, Abe ha vinto cinque elezioni nazionali consecutive dalla fine del 2012: tre alla Camera bassa, e due alla Camera alta. Una vittoria convincente il prossimo luglio farebbe di Abe il premier politicamente più longevo del Giappone post-bellico. Il voto è anche essenziale per concretizzare l'ambizione di Abe di riformare la Costituzione pacifista del Giappone per la prima volta dall'adozione della Carta, nel 1946.

La successione imperiale e l’insediamento sul Trono del crisantemo del nuovo imperatore Naruhito hanno portato in dote ad Abe un sensibile aumento del tasso di gradimento. Un sondaggio effettuato dal quotidiano “Nikkei” tra il 10 e il 12 maggio scorsi attribuisce al premier un consenso del 55 per cento, ben 7 punti percentuali in più rispetto alla rilevazione effettuata dal medesimo quotidiano alla fine del mese di marzo. Un secondo sondaggio, effettuato invece dall’emittente televisiva Jnn, attribuisce ad Abe un consenso ancora maggiore, pari al 57,4 per cento. Dalle rilevazioni emerge però anche una generale insoddisfazione nei confronti delle politiche economiche del primo ministro, specie in vista dell’aumento dell’iva. Ben l’87 per cento dei giapponesi consultati da Jnn, ad esempio, affermano di non aver avvertito direttamente i benefici del programma di rilancio economico noto come “Abenomics”, che include anche la politica monetaria ultra-espansiva adottata dalla Banca del Giappone. (Git)
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