MONGOLIA-GIAPPONE
 
Mongolia-Giappone: ministro Esteri Kono chiede sostegno su rapimenti di Stato nordcoreani
 
 
Ulan Bator, 17 giu 04:15 - (Agenzia Nova) - Il ministro degli Esteri del Giappone, Taro Kono, ha visitato la Mongolia sabato, ed ha chiesto il sostegno di Ulan Bator agli sforzi di Tokyo per risolvere la questione dei rapimenti di Stato nordcoreani di cittadini giapponesi, principale ostacolo che si frappone alla normalizzazione delle relazioni tra Giappone e Corea del Nord. Kono e il suo omologo della mongolia, Damdin Tsongbaatar, hanno concordato circa l’importanza di dare piena attuazione al regime sanzionatorio imposto a Pyongyang dalle Nazioni Unite, per spronare la Corea del Nord ad accelerare il processo di denuclearizzazione. Kono ha definito Giappone e Mongolia partner strategici che condividono valori universali, ed ha ribadito l’auspicio di Tokyo per un ulteriore rafforzamento delle relazioni bilaterali. Il Giappone, che non intrattiene relazioni diplomatiche formali con la Corea del Nord, si è spesso affidato alla Mongolia come intermediario. La visita di Kono a Ulan Bator è la prima di un ministro degli Esteri giapponese a quel paese nell’arco degli ultimi nove anni.

La rigorosa politica del governo giapponese nei confronti della Corea del Nord è oggetto di crescente scrutinio, specie dopo l’intenzione espressa dal premier Shinzo Abe di organizzare un summit bilaterale con il leader nordcoreano, Kim Jong-un, “senza precondizioni”. Tokyo ha nuovamente indurito la propria linea nei confronti del Nord dopo i test di missili balistici a corto raggio effettuati dal regime nordcoreano il 4 e 9 maggio scorsi. Diversi funzionari a Tokyo temono però che senza segnali di apertura da parte del Giappone, il faccia a faccia tra i leader dei due paesi non potrà mai concretizzarsi. Durante il Summit sulla sicurezza asiatica di Shangri-La, tenuto lo scorso fine settimana a Singapore, il ministro della Difesa giapponese, Takeshi Iwaya, ha espresso una linea di pessimismo, dichiarando che “è necessario ricordarci il fatto innegabile che non c’è stato sinora alcun mutamento essenziale nelle capacità nucleari e balistiche della Corea del Nord”.

Il governo del Giappone intende rivolgere a Pyongyang una proposta diretta per l’organizzazione di un summit tra i leader dei due paesi, senza alcuna richiesta o garanzia accessoria, ad esempio in merito alla questione dei rapimenti di Stato di cittadini giapponesi. Lo ha annunciato il governo giapponese il mese scorso, giorni dopo l’annuncio di Abe – personalmente espresso anche al presidente Usa, Donald Trump – di voler perseguire un confronto diretto e “incondizionato” con il leader nordcoreano, Kim Jong-un. Tokyo intende veicolare il messaggio alla Corea del Nord tramite la propria ambasciata a Pechino e altri canali. In passato Abe ha dichiarato che un eventuale summit con Kim dovrebbe produrre risultati sul fronte dei rapimenti di cittadini giapponesi, verificatisi negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. Il premier giapponese ha deciso però di revocare tale condizione, anche di fronte ai rinnovati segnali di tensione militare nella Penisola coreana. Non è ancora chiaro come il leader nordcoreano possa reagire all’apertura di Abe, ma nei giorni scorsi è emerso che il leader nordcoreano ha preso atto, durante il summit con Trump dello scorso febbraio, che il tema dei rapimenti di Stato è ancora pendente, e andrà risolto prima o poi con il capo del governo giapponese.

Abe ha dichiarato il 2 maggio scorso di essere pronto a incontrare “incondizionatamente” il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, nel tentativo di ripristinare relazioni diplomatiche tra i rispettivi paesi. Abe ha ammorbidito la propria posizione nei confronti di Pyongyang sin dallo scorso anno, nel tentativo di giungere a negoziare direttamente una soluzione al tema dei rapimenti di Stato di cittadini giapponesi, che impedisce da decenni l’avvio di un processo di normalizzazione delle relazioni bilaterali. Intervistato dal quotidiano giapponese “Sankei”, Abe ha dichiarato di voler parlare “francamente e con mente aperta” al leader nordcoreano, “E’ più che importante per il nostro paese far fronte proattivamente a queste questioni”, ha detto il premier giapponese. “Non potremo abbattere il muro di sfiducia reciproca tra Giappone e Corea del Nord, sino a quando non incontrerà personalmente il presidente Kim”, ha aggiunto Abe. “Spero che (Kim) assuma una decisione strategica e flessibile sulla base di quel che è meglio per il suo paese”.

Il regime nordcoreano ha giustiziato Kim Hyok-chol, inviato speciale del paese negli Stati Uniti sino al summit tra i leader dei due paesi, Donald Trump e Kim Jong-un, tenuto ad Hanoi lo scorso febbraio, e conclusosi in un fallimento. Kim Hyok-chol, alto funzionario che aveva fatto da interlocutore al segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, e all’inviato speciale Usa Stephen Biegun, nei negoziati che avevano preceduto il summit, è stato ritenuto personalmente responsabile del fallimento delle trattative ad Hanoi, ha riferito la stampa sudcoreana. Il leader nordcoreano Kim Jong-un avrebbe intrapreso una vasta purga all’interno dei ranghi del regime, per sviare l’opinione pubblica dalla crescente tensione internazionale e dal dissenso serpeggiante. Stando a una fonte anonima nordcoreana, citata dalla stampa del Sud, “Kim Hyok-chol è stato investigato e giustiziato presso l’Aeroporto di Mirim lo scorso marzo, assieme a quattro funzionari del ministero degli Esteri” del Nord.

La Corea del Nord ha intrapreso una campagna diplomatica alle Nazioni Unite (Onu) per tentare di ottenere il rilascio della sua nave da carico sequestrata dagli Stati Uniti, avvertendo che l’assenza di azioni in tal senso rischierebbe di causare “conseguenze indesiderabili”. L’ambasciatore nordcoreano all’Onu, Kim Song, ha pronunciato l’avvertimento durante un incontro con il capo politico dell’Organizzazione, Rosemary DiCarlo, secondo quanto comunicato dalla missione diplomatica di Pyongyang alle Nazioni Unite. Gli Usa hanno annunciato il sequestro della nave il 9 maggio, dopo i test di missili balistici a corto raggio intrapresi dal Nord all’inizio di questo mese. La Wise Onest è una delle navi da carico di maggior dimensioni in dotazione alla Corea del Nord, ed è stata fermata nell’aprile dello scorso anno in Indonesia, con un carico di carbone nordcoreano a bordo. Dopo la presa in consegna da parte delle autorità Usa, la nave è stata trasferita a Pago Pago, nelle Samoa Americane.

Song aveva già richiesto a nome di Pyongyang il dissequestro della nave da carico nordcoreana trattenuta dagli Stati Uniti, definendo quello degli Usa un atto “ostile” nei confronti del paese asiatico. “Condanniamo con la massima durezza questo atto di espropriazione della nostra nave da carico. Si tratta del prodotto di una politica estremamente ostile da parte degli Stati Uniti nei confronti della Repubblica popolare democratica di Corea”, ha affermato l’ambasciatore. Secondo Ki, la scelta di sequestrare la nave sulla base di sanzioni unilaterali e della legislazione domestica Usa costituisce “una violazione di principi riconosciuti universalmente a livello globale”. Il funzionario nordcoreano ha anche ribadito che Pyongyang non riconosce la legittimità delle sanzioni del Consiglio di sicurezza Onu che l’imbarcazione avrebbe violato con le sue operazioni di trasbordo in alto mare. “Gli Stati Uniti dovrebbero considerare attentamente le conseguenze che questo genere di atti oltraggiosi potrebbero causare” al dialogo sulla denuclearizzazione”, ha avvertito Kim. (Cip)
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