TUNISIA-LIBIA
 
Tunisia-Libia: affitti alle stelle e mercato in crisi per il conflitto a Tripoli
 
 
Tunisi, 27 mag 16:45 - (Agenzia Nova) - L'offensiva militare del generale Khalifa Haftar su Tripoli sta avendo le prime ripercussioni anche nella vicina Tunisia. Gli affitti sono in aumento, mentre si fanno sempre più insistenti le voci sull'istituzione di un campo profughi nella provincia sudorientale di Medenine. Il numero di libici stabilitisi in Tunisia dalla rivoluzione del 2011 ad oggi varia da una stima all'altra. Il ministero degli Affari esteri tunisino aveva sottolineato nel 2016 il carattere “permanente” della mobilità dei cittadini libici, quantificando la comunità libica presente in Tunisia in una cifra compresa tra un milione e 1,3 milioni. Secondo il capo della missione diplomatica libica a Tunisi, Mohamed Maaloul, il numero reale dei libici residenti nel paese “varia dai 100 mila ai 120 mila, non di più”. Sia come sia, la presenza libica in Tunisia - prima solo stagionale - è ora ben visibile nelle maggior parte delle città tunisine. Le famiglie con meno possibilità economiche si sono stabilite nelle municipalità nel sud, da Gabes a Ras Jedir. La stragrande maggioranza della classe media ha scelto la città costiera di Sfax, polmone industriale della Tunisia. I più ricchi risiedono a Djerba, Sousse, Hammamet, Nabeul o Tunisi, generalmente nelle aree vicine agli aeroporti per tornare in patria al momento giusto.

Decine di migliaia di libici hanno deciso di stabilirsi nell’area di Grande Tunisi, ma anche all'interno del paese. Molti pensano di farlo per brevi periodi, ma spesso si rassegnano all’idea di una permanenza più lunga, anche se provvisoria. I giovani, in particolare quelli delle famiglie benestanti, si fanno spesso notare a bordo di grandi auto berline, nei Lounges-Café, nei club e nei ristoranti della Tunisia. Una presenza a volte mal digerita dai tunisini. Sonia, direttore di una filiale bancaria nel quartiere El Menzah della capitale, ha detto ad “Agenzia Nova” che all'inizio i libici erano i benvenuti, avevano aperto conti in valuta estera con ingenti somme, ma ora le cose sono cambiate. "Abbiamo ricevuto istruzioni per chiudere diversi conti, sebbene i creditori abbiano cifre importanti", ha spiegato la titolare dell’agenzia bancaria tunisina. Alcuni movimenti bancari sono “sospetti” e la banca “non vuole più avere a che fare con i clienti libici”, ha aggiunto la funzionaria tunisina. I prezzi degli immobili intanto stanno aumentando rapidamente. Un trilocale standard viene venduto oggi tra 540 e 600 mila dinari (160-180 mila euro), il numero di agenzie immobiliari è notevolmente aumentato e diversi investitori hanno anticipato il trend edificando in pochi mesi lussuosi edifici nelle aree di Lac, La Souka ed Ennaser. Il principio di mercato è semplice: più c’è richiesta (e più libici entrano nel paese), più aumentano i prezzi. Eppure, molti appartamenti nuovi restano vuoti.

Hatem Hannafi, studente universitario, ha spiegato che prima della rivoluzione divideva con il fratello un appartamento di lusso ad un prezzo totale di 500 dinari tunisini al mese (circa 150 euro); ora vive insieme ad altri due coinquilini in un trilocale di modeste dimensioni al costo di 1.500 dinari al mese (circa 400 euro). Secondo il giovane, nel primo trimestre del 2011 c’è stato un primo aumento degli affitti del 30 per cento, mentre un secondo picco c’è stato nel secondo trimestre del 2012, con un aumento del 70 per cento. Con l’arrivo di migliaia di libici, i prezzi sono continuati ad aumentare anche del 100 per cento nel 2013. Molti proprietari hanno preteso un adeguamento degli affitti, costringendo gli inquilini a pagare il doppio o a lasciare gli appartamenti ai nuovi clienti: i libici. “I tunisini che avevano i soldi per pagare hanno accettato il ricatto, perché è difficile trovare un nuovo alloggio a fine stagione. Gli altri sono stati costretti a lasciare gli appartamenti ai libici", ha detto Hannafi.

Questa situazione ha portato molti tunisini nella situazione paradossale di sentirsi stranieri nel loro paese, accrescendo il risentimento nei confronti dei vicini libici e degli speculatori. La mancanza di visione a lungo termine degli sviluppatori immobiliari, tuttavia, ha causato uno squilibrio nel mercato che rischia di avere ripercussioni anche nel comparto bancario. Il boom dell’edilizia ha portato centinaia di nuovi appartamenti che i tunisini semplicemente non possono permettersi con i loro attuali stipendi e le rigide regole delle banche sui muti. La verità è che il settore delle vendite degli appartamenti in Tunisia è in crisi: anche con le sovvenzioni statali per facilitare la vendita ai membri della pubblica amministrazione, infatti, il mercato rimane bloccato.

Saloua Khari, imprenditrice di 42 anni e proprietaria di un'agenzia immobiliare tra Manzah e Enasr, una zona residenziale di Tunisi, ha detto ad “Agenzia Nova” che “all’inizio i libici pagavano in contanti e volevano vivere in aree residenziali e di lusso, come Nasr, Lac o Ain Zaghouan: erano disposto a pagare ingenti somme per affitti medi, pensavano che la situazione fosse temporanea e che le cose nel loro paese si fossero rimesse a posto”. La Khari ha spiegato ad “Agenzia Nova” che anche lei, come molti altri, ha alzato gli affitti. "A dire la verità, ho lavorato e guadagnato bene dal 2011 al 2014. Ma dal 2015 sono cominciati i problemi. I libici hanno iniziato a capire come funziona la vita in Tunisia e hanno iniziato a negoziare i prezzi, oppure a scappare senza pagare", ha aggiunto la donna. Alcune “agenzia immobiliari parassitarie” hanno incitato i proprietari a chiedere affitti sempre più alti, ma secondo Saloua Khari si tratta di “intrusi nel settore” e di una minoranza.

Belgacem Saadi, 60 anni, amministratore di condominio, ha spiegato ad “Agenzia Nova” che i prezzi degli appartamenti sono aumentati vertiginosamente: se nel 2011 l’affitto di un bilocale costava tra i 250 e i 400 dinari (circa 100 euro) al mese, ora costa oltre 900 dinari (circa 250 euro). L’uomo ha inoltre denunciato il comportamento sconsiderato di alcuni libici in affitto: "Non hanno rispettato le regole del condominio, inoltre hanno devastato gli appartamenti dove hanno abitato". Ciò non impedisce ai libici di essere molto più generosi dei tunisini quando si tratta di pagare in contanti: "Mi pagano meglio quando offro loro un servizio", ha ammesso Saadi. L’amministratore, tuttavia, ha espresso tutto il suo disappunto per la situazione attuale: "I libici sono venuti in Tunisia con un sacco di soldi e questo ha spinto i commercianti ad approfittarne, aumentando i prezzi dei prodotti di consumo. Ma ora il costo della vita ha superato le nostre capacità”. Questo fenomeno è andato scemando nel 2017, quando le cose in Libia sembravano andare e meglio e molti libici sono tornati nel loro paese. Ora, tuttavia, l’acuirsi del conflitto a Tripoli ha prodotto almeno 80 mila sfollati e le bombe minacciano la capitale, dove risiede circa un terzo dell’intera popolazione libica.

Il governo della Tunisia, d’intesa con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, sta predisponendo una strategia per l’istituzione di un “meccanismo di intervento” in base all’evoluzione del conflitto armato in corso a sud di Tripoli. Lo ha confermato ad “Agenzia Nova” Chiara Cavalcanti, associate reporting officer dell’Unhcr con base a Tunisi. “L’attuale situazione in Libia è diversa da quella del 2011 e i preparativi saranno adeguati alle condizioni attuali”, ha assicurato la funzionaria dell’organizzazione internazionale. Nel febbraio del 2011, durante l'emergenza rifugiati seguita alla rivolta contro il regime del colonnello Muammar Gheddafi, l’Unhcr insediò a breve distanza da Ras Jedir, la linea di frontiera che apre le porte della Libia, il campo profughi di Shousha, uno dei più grandi di sempre: nei due anni e quattro mesi di operatività il presidio ha ricevuto quasi 3 milioni di persone in fuga dal conflitto in Libia. Cavalcanti ha spiegato che la strategia consiste nell’individuare la posizione del campo profughi (non è detto che sia la stessa del 2011), il centro di accoglienza e il tipo di aiuto che verrà loro concesso. Nei giorni scorsi la stampa tunisina ha ventilato l’ipotesi che la Tunisia possa ospitare circa 25 mila rifugiati libici. Secondo la Cavalcanti, tuttavia, questa cifra non è stata indicata dall’Unhcr, ma rientra nelle statistiche degli organismi governativi tunisini. (Tut)
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