EUROPEE
 
Europee: Regno Unito, elettori puniscono i grandi partiti mentre si approfondisce il solco della Brexit
 
 
Londra, 27 mag 00:58 - (Agenzia Nova) - I risultati delle elezioni per il Parlamento europeo, che nel Regno Unito si sono svolte giovedì scorso 23 maggio, stanno rivoluzionando la mappa politica del paese con gli elettori che abbandonano i due grandi partiti tradizionali e il solco scavato dalla Brexit si approfondisce sempre di più. In base alle ultime proiezioni, il neonato Brexit party ha vinto ampiamente questa tornata elettorale, conquistando il 27,9 per cento: in appena tre mesi il partito fondato da Nigel Farage fa dopo aver lasciato la sua precedente creatura politica, il Partito per l'indipendenza del Regno Unito (Ukip) da lui accusato di essere diventato troppo di estrema destra, ha sbaragliato tutti gli avversari puntando sulla rabbia dei "Leavers", gli elettori che nel referendum del 2016 avevano votato per la Brexit, delusi dall'incapacità del governo conservatore di rispettare quel risultato. Il secondo posto parallelamente si avvia ad essere appannaggio del Partito liberal-democratico, la forza politica più dichiaratamente filo-europea: e infatti sta registrando un grande successo nella capitale Londra che nel referendum del 2016 si era schierata a maggioranza contro la Brexit; le proiezioni assegnano ai Lib-dem il 24,1 per cento delle preferenze. Il Partito laborista è il primo degli sconfitti: si piazza solo terzo con il 17,9 per cento; il Labour paga l'ambiguità sulla Brexit del suo leader Jeremy Corbyn, un euroscettico che guida un partito in maggioranza filo-europeo e perde soprattutto nei suoi bastioni dell'Inghilterra post-industriale ed in Scozia. Ancora più cocente la sconfitta per il Partito conservatore, che con appena l'8,6 per cento dei voti incassa il peggior risultato elettorale da quando è stato fondato nel lontano 1834: è la prevedibile conseguenza delle divisioni interne proprio sulla Brexit che hanno impedito al primo ministro Theresa May di portare il paese fuori dall'Unione Europea entro la data prevista del 31 marzo scorso. La May si è dimessa e si è aperta la battaglia per la sua successione: il candidato favorito, l'ex ministro degli Esteri ed ex sindaco di Londra Boris Johnson, ha già commentato il disastroso risultato elettorale avvertendo che se anche il prossimo leader del partito e primo ministro non riuscirà a rispettare la nuova data-limite per la Brexit, cioè il 31 ottobre prossimo, il Partito conservatore rischierà di sparire completamente dalla mappa politica britannica.

Fra gli altri risultati di queste elezioni, è da sottolineare il successo dei Verdi che secondo le proiezioni si piazzerebbero al quarto posto con l'8,6 per cento dei voti: segno che le tematiche ecologiste hanno fatto breccia nell'elettorato, soprattutto tra quanti sono favorevoli all'integrazione europea e proprio per meglio difendere l'ambiente nel Regno Unito. C'è poi da registrare la scommessa fallita di Change UK: la formazione creata all'inizio dell'anno da un manipolo di deputati fuorusciti dai Laboristi e dai Conservatori non è riuscita a sfondare nonostante le sue posizioni decisamente pro-Europa ed ha raccolto solo il 4,5 per cento delle preferenze; ora i suoi leader puntato ad una possibile fusione con i Lib-dem per sopravvivere e contare politicamente. Infine un commento sul 3,1 per cento ottenuto dall'Ukip, crollato rispetto al 24 per cento delle elezioni europee del 2014: il partito che ha condotto la battaglia per la Brexit nel 2016 non convince più i suoi elettori di allora, si è spostato troppo a destra per i gusti dei cittadini britannici, su posizioni apertamente razziste. (Res)
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