UCRAINA
 
Ucraina: domani ballottaggio delle presidenziali, Zelensky grande favorito
 
 
Kiev, 20 apr 18:13 - (Agenzia Nova) - Se al primo turno dominava l’incertezza, il ballottaggio di domani 21 aprile delle elezioni presidenziali ucraine si presenta con un risultato da tutti annunciato come praticamente certo. Il presentatore televisivo Volodymyr Zelensky, primo in termini di consensi al primo turno del 31 marzo, dovrebbe avere la meglio facilmente sul rivale, il capo dello Stato in carica Petro Poroshenko. Noto per il programma “Il servo del popolo”, in cui interpreta un insegnante di storia che diventa in maniera rocambolesca presidente dell’Ucraina, Zelensky potrebbe essere il vero primo caso di outsider che sbaraglia la concorrenza e ottiene una posizione di potere senza precedenti. Grazie a una campagna elettorale poco improntata su posizioni politiche specifiche e più sulla capacità di raccogliere la sfiducia generale della popolazione nei confronti delle istituzioni e della delusione generale per l’operato di Poroshenko, Zelensky è stato in grado di ottenere oltre il 30 per cento dei consensi al primo turno, un risultato che non può essere certamente ignorato.

I sondaggi pubblicati in questa settimana sono molto “netti” nel determinare il risultato del voto di domenica: i consensi a favore del presentatore televisivo superano il 70 per cento, mentre quelli per il presidente in carica si attestano al 20-25 per cento. Reduce da cinque anni di governo con luci e ombre e consapevole della necessità di deviare l’attenzione dell’elettorato dal mancato rispetto delle promesse e aspettative del post-Maidan, Poroshenko ha provato in campagna elettorale a giocare la carta del nazionalismo e della difesa del paese dalla minaccia russa. Per quanto tale strategia sembra aver permesso di recuperare voti nei confronti di Yulia Tymoshenko, al secondo turno sembra difficile replicare gli stessi contenuti di fronte alla figura sfuggente di Zelensky.

Il candidato favorito, russofono e volto a una soluzione “pragmatica” della crisi del Donbass, non sembra avere intenzione di scendere allo stesso livello di Poroshenko, giocando la propria immagine pubblica sulla contrapposizione con la Russia. Al contrario, Zelensky sembra essere riuscito a guadagnare voti in maniera quasi omogenea in tutto il paese, approfittando probabilmente dell’eccessivo richiamo dei due principali sfidanti al primo turno a tematiche divisive e di fatto concedendo a Poroshenko e Tymoshenko un vantaggio in termini di consensi solo in alcune aree delle regioni occidentali dell’Ucraina. Alcuni commentatori hanno fatto notare come la decisione di Zelensky di correre per la presidenza, ufficializzando tale scelta solo a fine 2018, abbia “guastato” i piani di Poroshenko e Tymoshenko, convinti probabilmente di doversi scontrare al ballottaggio senza terzi incomodi. La sottovalutazione della popolarità e della novità rappresentate dal comico televisivo da parte dei due esperti politici ucraini hanno permesso a Zelensky di avere maggiore libertà nella campagna elettorale e nei temi da proporre ai cittadini.

Se Poroshenko aveva immaginato di impiegare la propria immagine di “presidente di guerra” nelle regioni dove l’identità ucraina è più sentita, nell’Ovest del paese, l’attenzione ai temi della corruzione e delle libertà politiche invocata da Zelensky ha ridisegnato l’agenda pubblica e messo in evidenza i limiti della campagna elettorale del capo dello Stato uscente. A poco è servita la decisione di Poroshenko di farsi ritrarre in divisa militare nei giorni in cui veniva annunciata la legge marziale, a fine novembre 2018, successivamente allo scontro con la Russia nello Stretto di Kerch. Anche l’indipendenza della Chiesa ortodossa ucraina, bastione della campagna nazionalista di Poroshenko, non ha permesso di raccogliere i consensi auspicati al primo turno. Per questo motivo è stata riscontrata la presunta debolezza della retorica di contrapposizione costante a Mosca, sia in termini politici che culturali, in un paese come l’Ucraina dove non esiste di fatto omogeneità a livello etnico, e dove parte della popolazione mantiene costanti contatti con la Russia.

Indubbiamente la guerra nel Donbass e l’annessione della Crimea hanno allontanato i due paesi e ridotto l’influenza di Mosca sulla società ucraina, ma al contempo la “russofobia” instillata dalla retorica di Poroshenko non ha attecchito quanto sperato dal presidente uscente, che ora al contrario rischia di vedersi sopraffatto da un candidato che sul tema appare meno netto e deciso, più incline a una qualche forma di compromesso. Un dato lampante dimostra tale dinamica: all’interno delle forze armate ucraine, Zelensky ha raccolto al primo turno più voti di quanti ne abbia ricevuti Poroshenko, che fra i ranghi dell’esercito pensava probabilmente di poter ottenere una schiacciante maggioranza.

Sino a poche settimane fa diversi osservatori ipotizzavano che Poroshenko sarebbe stato in grado di ribaltare la situazione a suo favore, ma più ci si avvicina al momento del voto e più la vittoria di Zelensky sembra certa. La diplomazia internazionale non è rimasta a guardare. Non è un caso che il presidente francese, Emmanuel Macron, abbia ricevuto a Parigi venerdì scorso abbia ricevuto entrambi i candidati: Parigi è un attore attivo nel cosiddetto Formato Normandia (che coinvolge anche Germania, Russia e Ucraina) e valuta con la dovuta attenzione agli sviluppi politici che seguiranno il voto di domenica. Anche gli Stati Uniti hanno preso contatto con l’entourage di Zelensky: non a caso il capo dello staff del candidato presidenziale, Ivan Bakanov, si è recato a Washington nei giorni scorsi. È stata una visita lampo e contraddistinta da diverse riunioni organizzate con varie società di lobbying e politici Usa volte a rassicurare che il corso filo occidentale dell’Ucraina non cambierà in caso di vittoria elettorale. Tuttavia è stato sottolineato che Zelensky vuole impegnarsi direttamente per risolvere il conflitto nel Donbass, l’area orientale dell’Ucraina, e coinvolgere Regno Unito e gli Stati Uniti nel Formato Normandia.

L’agone politico in queste settimane è stato contraddistinto da vari scambi d’accuse, pratiche tipiche della competizione elettorale. Poroshenko ha sfruttato un atteggiamento più aggressivo, attaccando a più riprese Zelensky che è stato indicato in alcuni casi un “fantoccio del Cremlino” e in altri casi come una personalità manovrata dall’oligarca Ihor Kolomoiskyi, caduto in disgrazia durante il mandato di Poroshenko e attualmente residente in Israele. Il personaggio televisivo, invece, ha evitato volutamente i media sino ad alcune ore fa, ammettendo candidamente che questa scelta è stata dettata dalla volontà di creare le maggiori aspettative possibili da parte della popolazione. Nell’intervista rilasciata nei giorni scorsi all’emittente televisiva “1+1”, Zelensky ha presentato il suo team, senza indicarne le posizioni ma definendone comunque il curriculum: si tratta di esperti in vari settori, giovani che ha definito “volontari della politica”.

La sensazione, a livello di spartizione dei consensi, è che la retorica nazionalista di Poroshenko legate alla questione della Chiesa autocefala e alla lingua ucraina sembra essersi ritorta contro il capo dello Stato uscente. Molti elettori probabilmente, infatti, appoggeranno Zelensky sulla base del presupposto del cosiddetto “male minore” o del "chiunque tranne Poroshenko". Non si può nascondere, d’altronde, che i cittadini sono rimasti delusi perché dopo le promesse della rivoluzione di Maidan, il clientelismo e la corruzione hanno continuato a essere i problemi principali della pubblica amministrazione del paese est europeo, e tutto ciò in un contesto in cui l'economia ucraina rimane debole. (Res)
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