NORD MACEDONIA
 
Nord Macedonia: domani elezioni presidenziali, sfida su accordo di Prespa e futuro euro-atlantico
 
 
Skopje, 20 apr 18:50 - (Agenzia Nova) - Le elezioni presidenziali di domani nella Macedonia del Nord segnano uno snodo fondamentale per il futuro del paese balcanico. Da una parte il candidato “unitario” dei principali partiti governativi, Stevo Pendarovski, ex coordinatore nazionale dell’adesione Nato e difensore dell’azione "riformista" dell’esecutivo macedone sintetizzata dallo “storico” accordo di Prespa sul nuovo nome del paese e dai progressi nel percorso di integrazione euro-atlantico. Dall’altra, la candidata dell’opposizione di centro-destra, Gordana Siljanovska, che dà voce invece ai sentimenti conservatori del popolo macedone, auspicando di rinegoziare un altro accordo sul nome che tuteli maggiormente “l’identità nazionale” e puntando a organizzare quanto prima elezioni parlamentari per cambiare il governo. Il premier socialdemocratico Zoran Zaev ha "messo la faccia" su queste presidenziali e sulla candidatura di Pendarovski accettando la possibilità di elezioni anticipate in caso di una vittoria dell’opposizione dell’Organizzazione rivoluzionaria interna-Partito democratico per l’unità nazionale.

Il terzo candidato è quello dei partiti della minoranza albanese, Movimento Besa e Alleanza per gli albanesi, Blerim Reka, che hanno scelto di non confluire su Pendarovski come fatto invece dal Dui (altro partito della minoranza albanese, alleato di governo dell’Unione socialdemocratica di Macedonia – Sdsm). Reka non ha possibilità reali di competere con i due principali candidati: in ogni caso il voto della comunità albanese, che conta per circa il 25 per cento della popolazione della Macedonia del Nord, certamente ha un peso importante, in grado di influenzare gli equilibri soprattutto in vista di un probabile ballottaggio nel secondo turno del 5 maggio. Ma un'altra variabile da considerare per i due principali contendenti è quella dell’astensionismo.

La stampa di Skopje riferisce che non è sicuro che si raggiungerà la soglia del 40 per cento dei votanti, necessaria per rendere valide le elezioni. Sul tema è intervenuta in queste ore anche il ministro della Giustizia macedone, Renata Deksoska, la quale ha inquadrato due scenari in caso di mancato raggiungimento del quorum: o il capo dello Stato sarà eletto al secondo turno senza la soglia di voti richiesta, o sarà nominato dai deputati in parlamento. “Una raccomandazione della Commissione di Venezia (organismo consultivo del Consiglio d’Europa) sostiene che la soglia del quorum prevista dalla Costituzione per le elezioni presidenziali è inadeguata e dovrebbe cambiare”, ha osservato Deskoska rispondendo ad una domanda dei giornalisti. “Ci sono due opzioni – ha detto -: una è che i votanti eleggano un presidente tramite elezioni dirette nelle quali non c’è un quorum al secondo turno; ovvero che chiunque ottiene più voti vince, e questo non lascia spazio alle azioni di boicottaggio. L’altra opzione prevede l’elezione del presidente in parlamento”.

In base alla Costituzione macedone, infatti, il quorum del 40 per cento dei voti - ovvero 723mila voti sui 1,8 milioni di aventi diritto - deve essere centrato per rendere valido anche il secondo turno delle elezioni; in caso contrario l’intera procedura elettorale dovrebbe ripetersi. La possibilità di un’assenza del quorum viene ventilata in particolare dal Vmro-Dpmne, che ricorda in questo modo quello che è stato “l’esito disastroso” del referendum sull’accordo di Prespa, che quest’autunno è stato ritenuto valido nonostante la scarsa partecipazione. Siljanovska e il Vmro-Dpmne hanno tuttavia invitato gli elettori a non boicottare le elezioni del 21 aprile, nella convinzione che la maggioranza dei cittadini macedoni sia in realtà contraria al governo ed all’accordo di Prespa, come dimostrato proprio dall’alto tasso di astensionismo nel referendum dello scorso autunno.

“Penso che anche coloro che vorrebbero boicottare il voto, si uniranno a noi in quanto capiranno che solo dall’interno, solo se il governo sarà nelle mani giuste, si può creare insieme un ambiente per il cambiamento, per le riforme, e per iniziare a costruire l’Europa in casa”, ha dichiarato Siljanovska in un recente comizio a Gevgelja. La sfida tra Siljanovska e Pendarovski, inevitabilmente, è stata incentrata sull’accordo di Prespa, simbolo dell’azione riformista del governo socialdemocratico. Secondo quanto assicurato dal candidato governativo, l'accordo di Prespa è "al sicuro" anche in caso di un'eventuale cambio di governo nella Macedonia del Nord. Parlando in un'intervista all'agenzia di stampa greca "Ana-Mpa", Pendarovski ha sottolineato che “l'opposizione sta costantemente affermando che lavoreranno per un accordo migliore" ma, a suo parere, servirebbe "un miracolo" affinché ciò avvenga tutelando meglio gli interessi nazionali macedoni. "Mi sembra che questa sia solo retorica politica, al fine di salire al potere e poi scordarsi di quanto detto durante il periodo pre-elettorale", ha dichiarato Pendarovski.

Anche Pendarovski ha invitato gli elettori a recarsi in massa alle urne “per evitare il ritorno del passato”. Tale passato, secondo l’ex coordinatore nazionale Nato, è incarnato dal candidato dell’opposizione del Vmro-Dpmne Siljanovska, la quale in caso di vittoria elettorale vorrebbe annullare l’accordo di Prespa facendo valere presunte violazioni della Costituzione macedone e del diritto internazionale. Parlando della principale rivale alle elezioni di domenica, Pendaronski ha osservato che "la sua posizione è la ricetta perfetta per l'isolamento" internazionale della Macedonia del Nord. A suo modo di vedere, invece, gli accordi recentemente siglati con Grecia e Bulgaria hanno eliminato molti ostacoli nel cammino di integrazione euro-atlantica e sono dei pilastri fondamentali della nuova politica regionale del paese.

Il terzo candidato ha deciso invece di non esporsi sulla questione del nome. Il candidato del Movimento Besa e dell'Alleanza per gli albanesi corre sotto lo slogan "Reka per la Repubblica", in questo modo evitando di pronunciare sia il "vecchio" che il "nuovo" nome Repubblica di Macedonia del Nord. Nella campagna elettorale Reka ha sottolineato di essere solo lui il “vero” rappresentante della comunità albanese e che è "giunto il momento in cui la Repubblica abbia un presidente albanese". Parlando nel corso di un'intervista all'emittente "Voice of America", Reka ha invitato gli elettori albanesi ha scegliere lui anziché il candidato sostenuto dai socialdemocratici macedoni. "Per 40 anni, durante l'epoca comunista, ci è stato detto che non era il momento per un presidente albanese. Ora, a 30 anni dalla fine del comunismo, ci viene detto nuovamente che è troppo presto per un presidente albanese", ha dichiarato Reka.

Per tali ragioni, nel primo turno, Movimento Besa e Alleanza per gli albanesi sosterranno il loro candidato anche nell’ottica di guadagnare consensi a danno del Dui, alleato di governo. “Il governo macedone del premier Zoran Zaev verrà fatto cadere dal voto degli albanesi”, ha attaccato il leader del Movimento Besa, Bilal Kasami, in un comizio per sostenere Reka alle elezioni presidenziali del 21 aprile. "Zaev non si deve scordare che Gruevski (l'ex premier dell'Organizzazione rivoluzionaria interna-Partito democratico per l'unità nazionale macedone) è stato fatto cadere con i voti degli albanesi", ha dichiarato Kasami aggiungendo che anche all'attuale capo del governo spetta lo stesso destino. Sembra però difficile che al probabile ballottaggio del 5 maggio i due partiti albanesi continueranno ad osteggiare il candidato governativo, in quanto dall’altra parte Silijanovska rappresenta uno "scenario peggiore" visto che è contraria ad alcune leggi approvate dal governo Zaev nell’ottica di ampliare i diritti della principale minoranza etnica del paese.

Su quest’ultimo punto, il candidato dell’Sdsm e del Dui ha evidenziato che un'eventuale vittoria alle elezioni presidenziali nella Macedonia del Nord di Siljanovska “segnerebbe la fine della nuova legge sulle lingue ufficiali”, che ha concesso all’albanese lo status di lingua ufficiale accanto al macedone. Nel confronto con la candidata del Vmro-Dpmne, Pendarovski ha più volte osservato che "siamo divisi da concetti politici che sono stati superati dagli accordi di Ocrida nel 2001", ovvero l’intesa che ha posto fine ad una breve stagione di conflitti inter-etnici. E non ha fatto mistero di puntare sul voto anche della principale minoranza etnica della Macedonia del Nord, che conta per circa il 25 per cento della popolazione. Parlando in un'intervista al quotidiano croato "Jutarnji List, Pendarovski ha sottolineato che "è estremamente importante che il futuro presidente della Repubblica di Macedonia del Nord vincerà con i voti degli albanesi".

La presidenza è infine importante in quanto rappresenta l’ultimo “baluardo” della resistenza del Vmro-Dpmne nelle istituzioni macedoni: il presidente uscente Gjorge Ivanov, fermamente contrario all’accordo di Prespa e alla legge sulle lingue ufficiali, ha in qualche modo ostacolato la rapida ascesa dei socialdemocratici in tutte le altre sedi. Un’affermazione di Pendarovski, che nel 2014 era stato sconfitto proprio da Ivanov, rappresenterebbe il completamento del “ricambio al potere” avvenuto nel 2017 a Skopje. I progressi notevoli registrati dal governo guidato dall’Sdsm nel percorso di integrazione euro-atlantica sono indubbiamente una zavorra pesante per l’opposizione. Dopo dieci anni di governi a guida Vmro-Dpmne, nei quali l’integrazione euro-atlantica è sempre stata l’obiettivo dichiarato, l’esecutivo formato dall’Sdsm e dal Dui, grazie all’accordo di Prespa con la Grecia, ha rapidamente ottenuto il via libera all’adesione di Skopje alla Nato come 30mo paese membro e conta di ricevere la luce verde per l’avvio dei negoziati di adesione Ue a giugno.

Il fatto di aver sbloccato l'adesione nella Nato e nell’Ue viene sbandierato dal candidato governativo alle presidenziali come un successo permesso dall’azione riformista impressa dal nuovo esecutivo; mentre l’approccio dell’opposizione, fermamente contrario al nuovo nome del paese per far leva sui sentimenti nazionalisti di una parte della popolazione, rischia di non rivelarsi una strategia vincente. La partita delle presidenziali è piuttosto aperta, ed è molto probabile che sarà decisa nel turno di ballottaggio previsto per il 5 maggio. Secondo un sondaggio condotto dal Centro macedone per la cooperazione internazionale (Mcic), per conto dell'emittente televisiva "Telma", il candidato dei partiti governativi Pendarovski vincerebbe le elezioni con il 27,2 per cento dei voti. Al secondo posto il candidato del maggiore partito dell'opposizione Silijanovska, con il 23,5 per cento. Al terzo posto, molto distante, il candidato dei partiti albanesi Reka, che si attesterebbe all'11 per cento.

Siljanovska gode tuttavia del più ampio consenso tra la popolazione maggioritaria di etnia macedone, registrando consensi attorno al 32,6 per cento rispetto al 28,6 per cento del socialdemocratico Pendarovski. Quest'ultimo riscontra invece i maggiori consensi nell'elettorato albanese, con il 20,5 per cento rispetto al solo 0,4 per cento della candidata dei conservatori del Vmro-Dpmne: la maggioranza degli albanesi voterebbe in ogni caso per Bleka, almeno al primo turno, facendogli ottenere consensi attorno al 40 per cento nell'elettorato della principale etnia minoritaria della Macedonia del Nord. In ogni caso, i sondaggi attestano che sarà necessario il secondo turno di ballottaggio previsto per il 5 maggio. In questo secondo turno il candidato governativo potrebbe ampliare il suo vantaggio alla luce dei maggiori consensi nella comunità albanese della Macedonia del Nord. (Mas)
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