SUDAN
 
Sudan: presidenza Consiglio sovrano a militari, opposizione smentisce
 
 
Khartum, 22 mag 11:15 - (Agenzia Nova) - Le Forze della dichiarazione di pace e cambiamento (Fdfc, la sigla che racchiude le forze di opposizione in Sudan) hanno smentito la notizia secondo cui avrebbero accettato di cedere al Consiglio militare di transizione (Tmc) la presidenza del Consiglio sovrano (l’organo di governo previsto per il periodo di transizione) in cambio della maggioranza semplice di civili nello stesso organismo. Un funzionario delle Fdfc ha dichiarato al quotidiano “Sudan Tribune” che la notizia, riportata dall’agenzia di stampa tedesca “Dpa”, “non è vera”, dal momento che da parte dell’opposizione non sono state avanzate proposte al riguardo al Consiglio militare. “D'altra parte, è vero che alcune delle forze della coalizione, come il Sudan Call e il Raggruppamento degli unionisti, non hanno obiezioni all’ipotesi di concedere la presidenza del Consiglio sovrano a condizione che l'Fdfc ottenga la maggioranza, mentre le Forze del consenso nazionale e il Partito comunista si oppongono alla proposta. Per quanto riguarda l'Associazione dei professionisti sudanesi (Spa, promotrice delle proteste che hanno portato alla destituzione del presidente Omar al Bashir), la sua posizione non è univoca e chiede una presidenza a rotazione”, ha detto la fonte.

Secondo quanto riferito in precedenza da “Dpa”, in cambio della presidenza concessa ai militari, l’opposizione avrebbe chiesto l’assegnazione di sei seggi per i civili e cinque per i militari in seno al Consiglio sovrano. Nell'ultimo round di colloqui di lunedì scorso, i gruppi di opposizione avevano proposto una presidenza di turno a guida militare per 18 mesi seguita da un’altra di 18 mesi a guida civile, con una durata del periodo di transizione confermata in tre anni, tuttavia la proposta è stata respinta. Nel frattempo, l’Spa ha invitato i suoi sostenitori a prepararsi per uno sciopero generale dopo il nuovo nulla di fatto nei colloqui per la spartizione del potere. “Per ottenere una vittoria completa, chiediamo un'enorme mobilitazione per uno sciopero generale”, si legge in un comunicato della Spa. “Lo sciopero è il nostro dovere rivoluzionario ed è cruciale per raggiungere gli obiettivi della rivoluzione”, prosegue la dichiarazione. Il Consiglio militare e le Fdfc non sono ancora riusciti a trovare un accordo definitivo sulla spartizione del potere, secondo quanto si apprende da un comunicato congiunto diffuso al termine della riunione che si è tenuta lunedì sera a Khartum. Il principale punto di contesa, recita la nota, rimane appunto la presidenza e il numero di rappresentanti che ciascuna parte dovrà avere in seno al Consiglio sovrano, di cui ciascuna parte rivendica la maggioranza.

Entrambe le parti hanno tuttavia ribadito l’impegno a raggiungere un “accordo soddisfacente che soddisfi le aspirazioni del popolo sudanese e raggiunga gli obiettivi della Gloriosa rivoluzione di dicembre”, precisando che le commissioni tecniche congiunte continueranno le loro attività al fine di raggiungere un compromesso. La scorsa settimana le due parti hanno raggiunto un primo accordo convenendo che il periodo di transizione sarà di tre anni e che il governo transitorio sarà interamente formato dalle Forze per la libertà e il cambiamento e che la maggioranza (il 67 per cento) dell'Assemblea legislativa di transizione sarà riservata ai gruppi di opposizione. Dopo la prima intesa, il capo del Consiglio militare, Abdel Fattah al Burhan, ha annunciato la sospensione dei negoziati con la coalizione di opposizione in seguito alle violenze riesplose a Khartum. In una dichiarazione trasmessa dalla televisione sudanese, al Burhan ha sottolineato che i negoziati con le forze dell'opposizione avevano raggiunto un accordo per fermare l'escalation delle proteste e formare commissioni miste per proteggere il principale sito di protesta situato davanti alla sede dell'esercito, tuttavia le violenze non sono cessate.

La decisione di sospendere i negoziati è stata fortemente condannata dall'opposizione, che in una dichiarazione diffusa subito dopo l'annuncio ha respinto le accuse sottolineando che la pace rimane la sua arma principale per scoraggiare le dittature, ricordando che decine di civili sono stati uccisi durante le proteste che hanno portato al rovesciamento dell'ex presidente Omar al Bashir. L'opposizione ha inoltre richiesto un'indagine urgente sul "sanguinoso massacro" avvenuto il 13 maggio, che ha provocato la morte di sette civili e di un ufficiale dell'esercito, e ha respinto l'accusa di ostacolare la circolazione dei treni e ha ribadito l'impegno a limitare le manifestazioni al solo sit-in al sito di protesta al di fuori del quartier generale dell'esercito. La sospensione è giunta dopo che le violenze riesplose negli ultimi tra manifestanti e forze di sicurezza hanno causato la morte di almeno otto persone e il ferimento di altre 14, tre delle quali sono in condizioni critiche. Il mese scorso Consiglio per la pace e la sicurezza dell'Unione africana ha esteso a due mesi, ovvero fino al 30 giugno, il termine concesso al Tmc per consegnare il potere ad autorità civili, rivedendo così il precedente termine di 15 giorni imposto il mese scorso ai militari sudanesi. Lo scorso 11 aprile il Consiglio militare ha destituito e arrestato l’ex presidente Omar al Bashir, per 30 anni al potere in Sudan, il quale si trova ora detenuto nel carcere di Kobar a Khartum. (Res)
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