SRI LANKA
 
Sri Lanka: coprifuoco a Negombo in risposta ad aumento tensioni religiose
 
 
Colombo, 06 mag 06:27 - (Agenzia Nova) - Le autorità dello Sri Lanka hanno proclamato il coprifuoco a Negombo, città vicina alla capitale Colombo, in risposta all’aumento delle tensioni tra le diverse comunità religiose del paese dopo gli attentati suicidi della domenica di Pasqua. Un ufficiale della Polizia singalese ha dichiarato che il coprifuoco notturno è stato proclamato per prevenire una escalation della violenza di gruppo: oltre 100 fedeli cristiani hanno perso la vita proprio a Negombo, in uno degli attentati a chiese e alberghi che hanno colpito lo Sri Lanka il giorno di Pasqua. Nei giorni scorsi la città è stata teatro di episodi di violenza col danneggiamento di diversi veicoli, anche se fortunatamente non è stata registrata alcuna vittima. Il principale aeroporto dello Sri Lanka si trova proprio nell’area di Negombo, ma secondo le autorità le operazioni sono proseguite senza alcuna interruzione.

Le autorità dello Sri Lanka hanno decretato l’espulsione dal paese di oltre 600 cittadini stranieri, inclusi 200 predicatori islamici, in risposta agli attentati terroristici della domenica di Pasqua, che pure sono stati formalmente imputati a un gruppo islamista domestico. Il ministro degli Affari interni, Vajira Abeywardena, ha dichiarato che i predicatori erano entrati nel paese legalmente, ma avevano ecceduto i termini previsti dai loro permessi di soggiorno; i predicatori sono stati sanzionati ed espulsi dal paese. “Considerata l’attuale situazione nel paese, abbiamo deciso di rivedere il sistema dei visti, e di inasprire le restrizioni ai visti per i predicatori religiosi”, ha dichiarato il ministro. Tra i cittadini stranieri espulsi (dopo gli attentati), circa 200 erano predicatori islamici”. Gli attentati dinamitardi che hanno ucciso 257 persone e ne hanno ferite oltre 500 la domenica di Pasqua sono stati pianificati da un predicatore locale che aveva viaggiato nel Sud dell’India e stretto contatti con militanti islamisti stranieri. Il ministero degli Affari interni non ha fornito la nazionalità delle persone espulse, ma la Polizia ha riferito che molti degli stranieri che hanno ecceduto i termini dei loro permessi di soggiorno provenivano da Bangladesh, India, Maldive e Pakistan.

Alla fine del mese scorso la Polizia dello Sri Lanka ha effettuato un raid della sede del gruppo islamista radicale fondato dal sospetto coordinatore degli attentati suicidi della domenica di Pasqua. La sede di National Thawheedh Jamaath (Ntj) a Kattankudy è stata perquisita da funzionari di polizia armati, che hanno effettuato un arresto. L’organizzazione Njt è stata messa al bando dal governo singalese tramite le leggi di emergenza approvate nella giornata di ieri. Il fondatore dell’organizzazione, Zahran Hashmin, è uno degli attentatori suicidi degli attacchi a chiese e alberghi che hanno ucciso 253 persone la domenica di Pasqua. Hashmin ha perso la vita in uno degli attentati.

Una legge emergenziale convalidata dal presidente dello Sri Lanka, Maithripala Sirisena, otto giorni dopo gli attentati dinamitardi della domenica di Pasqua, include la proibizione per le donne islamiche di indossare veli integrali. Il presidente ha annunciato personalmente che il divieto è esteso a qualunque capo di vestiario possa ostacolare l’identificazione della persona che lo indossa. Nei giorni scorsi il governo singalese aveva valutato l’ipotesi di rinviare il divieto a discussioni con i leader religiosi musulmani del paese, su consiglio del premier Ranil Wickremesinghe. Ad oltre una settimana dagli attentati di Pasqua, le chiese dello Sri Lanka restano chiuse per timore di nuovi attacchi. Il presidente Sirisena ha però presenziato ad una messa pubblica trasmessa dalla residenza dell’arcivescovo di Colombo, il cardinale Malcolm Ranjith.

Il presidente dello Sri Lanka, Maithripala Sirisena, sta tentando di arginare le conseguenze politiche ed economiche delle macroscopiche falle d’intelligence che, per ammissione stessa del governo singalese, hanno preceduto i sanguinosi attentati suicidi della domenica di Pasqua, culminati nella morte di oltre 250 persone. Già nei giorni scorsi, Sirisena aveva anticipato un rimpasto generalizzato dei vertici delle forze di sicurezza e armate del paese, cui hanno già fatto seguito le dimissioni dell’ispettore generale di Polizia, Pujith Jayasundara, e del segretario della Difesa, Hemasiri Fernando. Sirisena ha anche puntato l’indice contro le gravi deficienze dell’apparato di intelligence e sicurezza nazionale, che a suo dire sono una conseguenza dei lunghi anni di guerra civile tra lo Stato e le Tigli Tamil (1983-2009). Lo Sri Lanka resta frattanto in stato di massima allerta: le autorità temono nuovi attentati, nonostante le decine di arresti effettuati nei giorni scorsi; diversi governi – da ultimo quello australiano – hanno sconsigliato ai loro cittadini di recarsi nell’Isola.

Rivolgendosi ai media del paese dal palazzo presidenziale, Sirisena ha tentato di infondere fiducia al paese, dicendosi sicuro che lo Stato disponga dei mezzi per affrontare la minaccia terroristica e ristabilire la pace e l’ordine nel paese. “Sono state intraprese vaste operazioni di ricerca (dei terroristi). Controlleremo ogni famiglia nel paese. Stabiliremo una lista dei residenti permanenti di ogni abitazione, per garantire che nessuno sconosciuto possa nascondersi”, ha detto Sirisena, sottolineando che tali misure sono simili ad alcune adottate dallo Sri Lanka durante la guerra civile contro le Tigri Tamil. In un contesto di crescente tensione per gli avvertimenti e le informazioni d’intelligence ignorate dall’apparato di sicurezza nazionale prima degli attentati, Sirisena ha imputato gravi negligenze ad alti funzionari come l’ispettore generale di Polizia, che a detta del presidente non lo aveva informato di un avvertimento inviato il 4 aprile scorso da un “paese amico”, in merito a possibili attacchi terroristici nel paese.

Ben dieci giorni prima degli attentati, le agenzie di sicurezza singalesi avevano approntato un memorandum di ben 10 pagine che anticipava con dovizia di particolari le imminenti minacce terroristiche, elencando persino nomi, indirizzi e numeri di telefono di alcuni dei responsabili. Secondo il presidente, però, il documento era passata di mano tra vari funzionari, senza mai giungere al suo responsabile della sicurezza o a quello del primo ministro, Ranil Wickremesinghe. Sirisena ha informato che proprio l’ispettore generale della Polizia singalese, Pujith Jayasundara, ha rassegnato le dimissioni: “L’ispettore generale si è dimesso. Ha inviato la sua lettera di dimissioni al segretario della difesa facente funzioni. Nominerò presto un nuovo ispettore generale”, ha dichiarato Sirisena. La nomina dovrà essere confermata dal Consiglio costituzionale del paese. Le dimissioni del capo della Polizia singalese sono state precedute ieri da quelle del segretario della Difesa, Hemasiri Fernando.

Sirisena, che è anche titolare dei dicasteri di Difesa e Giustizia, ha anticipato dopo gli attentati di Pasqua una “riorganizzazione completa” delle forze di sicurezza e della Polizia sotto la sua diretta supervisione. “Intendo apportare importanti cambiamenti alla leadership delle forze di sicurezza nel corso delle prossime 34 ore”, ha dichiarato Sirisena durante un discorso alla nazione all’inizio della settimana. “La ristrutturazione delle forze di sicurezza e della Polizia verrà ultimata entro una settimana”. Il primo ministro Wickremesinghe ha ammesso dopo l’attentato che la Polizia del paese disponeva di informazioni di intelligence in merito a possibili attentati dinamitardi contro chiese e alberghi si lusso prima che gli attacchi si concretizzassero, ma non aveva agito per prevenirli. (Inn)
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