ENERGIA
 
Energia: Giappone, Kepco trasporterà Mox dalla Francia dal 2020
 
 
Tokyo, 01 apr 11:03 - (Agenzia Nova) - Kansai Electric Power Co. (Kepco), una delle grandi utility energetiche regionali del Giappone, intende trasportare dalla Francia 32 barre di combustibile ossido misto (Mox) per centrali nucleari nel 2020, per avviare la riduzione delle scorte di combustibile nucleare detenute dal Giappone all’estero. Kepco intende utilizzare il combustibile – una miscela di ossido di uranio e ossido di plutonio – per alimentare i reattori n.3 e 4 della centrale nucleare di Takahama, nella provincia di Fukui. Il trasporto del Mox ridurrà le scorte detenute da Kepco all’estero da 11 a 10 tonnellate. Il mox è stato prodotto in Francia da Orano (precedentemente nota come Areva) partendo dal plutonio ricavato dal combustibile nucleare esausto delle centrali nucleari giapponesi.

Il ministero dello Sviluppo economico del Giappone sta soppesando l’introduzione di un sistema di sussidi per i produttori di energia nazionale che operano centrali nucleari, per contenere gli elevatissimi costi legati ai nuovi standard di sicurezza introdotti dopo il disastro di Fukushima del 2011. Il governo afferma che tali costi hanno ridotto la competitività del nucleare al punto tale da rendere opportuno lo studio di sussidi, una affermazione che però contrasta con la linea dell’Esecutivo secondo cui il nucleare è la fonte energetica più a buon mercato a disposizione del paese. Stando al quotidiano giapponese “Asahi”, il governo intende istituire il sistema dei sussidi entro la fine dell’anno fiscale 2020, in linea col calendario per la revisione dei sussidi concessi invece alle fonti rinnovabili. Stando alle indiscrezioni, i produttori potranno vendere l’energia prodotta da fonti nucleari ai distributori ad un prezzo maggiorato di alcuni punti percentuali.

Tokyo ha dovuto ridimensionare drasticamente la propria ambizione a conseguire l’indipendenza sul fronte del ciclo del ciclo del combustibile nucleare. Alla fine del 2016 le autorità giapponesi hanno annunciato di voler arrestare l’ambizioso e costosissimo progetto del reattore autofertilizzante di Monju, fulcro delle ambizioni del paese di riciclare il proprio combustibile nucleare. Rassegnarsi a chiudere il progetto, già costato centinaia di miliardi di yen, non è però così semplice. Il Giappone, infatti, si è dotato di una enorme riserva di plutonio arricchito proprio durante la realizzazione del reattore. Stando al quotidiano "Asahi", Tokyo faticherà a ridurre questa scorta di plutonio nei prossimi anni. La soluzione di ripiego potrebbe essere la costruzione di un reattore veloce, che al contrario di quello autofertilizzante non produce più materiale fissile di quanto ne consumi durante la vita di una carica.

Il ministero dell’Ambiente giapponese, Yoshiaki ha annunciato alla fine di marzo che il governo di quel paese non autorizzerà, in linea di principio, la costruzione di nuove centrali termoelettriche a carbone di grandi dimensioni o l’ampliamento di quelle esistenti, in linea con gli impegni internazionali assunti da Tokyo per il contrasto ai mutamenti climatici. L’annuncio giunge in un contesto di crescente attivismo globale contro i combustibili fossili. L’ultima parola in merito all’approvazione dei progetti per nuove centrali a carbone spetta al ministero dell’Economia, del commercio e dell’industria, ma tale decisione dovrebbe tenere in considerazione il parere del ministero dell’Ambiente, quantomeno sul piano formale. In concreto, il ministero dell’Ambiente esercita la propria funzione di supervisione effettuando valutazioni di impatto ambientale sulle nuove centrali elettriche dalla capacità superiore a 150.000 chilowatt. (Git)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..