VENEZUELA
 
Venezuela: vicepresidente El Aissami a Mosca nel prossimo futuro, date da stabilire
 
 
Mosca, 21 mag 17:07 - (Agenzia Nova) - Il ministro dell’Industria del Venezuela, nonché vicepresidente per l’area economica, Tareck El Aissami, si recherà in visita ufficiale nella Federazione Russa nel prossimo futuro per proseguire le consultazioni economiche con le autorità di Mosca. Lo ha annunciato oggi il capo del dipartimento per l’America Latina presso il ministero degli Esteri russo, Aleksander Shchetinin, sottolineando però che le date esatte del viaggio devono essere ancora stabilite. “Stando alle informazioni in nostro possesso, il vicepresidente El Aissami vorrebbe tornare in Russia nel prossimo futuro, per continuare le consultazioni economiche che sono state avviate negli ultimi mesi”, ha detto il funzionario russo.

La Russia è uno dei principali alleati del presidente Nicolas Maduro. Nei giorni scorsi l’ambasciatore venezuelano presso l’ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, Jorge Valero, ha dichiarato che il governo venezuelano vorrebbe che la Russia contribuisse a ristrutturare il suo debito estero con altri paesi. “Abbiamo sempre ricevuto supporto dalla Russia e le nostre relazioni riguardano diverse aree, dalla cultura alla scienza alla cooperazione militare”, ha detto il diplomatico, citato dall'agenzia di stampa "Sputnik". Caracas, ha aggiunto, sta discutendo con Mosca la possibilità di passare alla moneta nazionale russa nel commercio bilaterale. “Stiamo cerando di condurre operazioni usando altre monete, inclusa la criptomoneta petro che abbiamo creato”, ha detto il diplomatico.

La crisi in corso in Venezuela ha visto un'escalation dopo che lo scorso 23 gennaio il presidente dell'Assemblea nazionale Juan Guaidò ha prestato giuramento come capo dello Stato "ad interim". Subito dopo sono arrivati i riconoscimenti, tra gli altri, del presidente degli Stati Uniti Trump, del brasiliano Jair Bolsonaro e del segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) Almagro. Si sono aggiunti poi altri paesi latinoamericani, tra i quali l’Argentina, il Cile, la Colombia e il Perù. Guaidò ha quindi ottenuto il riconoscimento di molti paesi europei. Sullo sfondo rimane la proposta di mediazione per un dialogo interno al paese, avanzata per la prima volta da Messico - paese che conferma la sua ferma volontà di non ingerenza - e Uruguay. Al fianco di Maduro, denunciando pesanti ingerenze negli affari interni del Venezuela, rimangono la Bolivia, Cuba ma anche la Turchia, la Federazione Russa e la Cina. A questi, più di recente si sono aggiunti i 15 paesi africani aderenti alla Comunità di sviluppo dell'Africa australe (Sadc).

Il 30 aprile, alle prime luci dell'alba, Guaidò chiamava il paese a una nuova mobilitazione generale contro il presidente Nicolas Maduro. Al suo fianco, alcuni militari e il carismatico oppositore Leopoldo Lopez liberato dai domiciliari con la complicità di almeno un elemento del servizio di intelligence. Una mossa sostenuta con rinnovato vigore dal fronte internazionale a sostegno di Guaidò e che sembrava poter aprire una nuova fase nella crisi politica. Nel giro di poche ore, però, veniva svelato che il numero di militari pronti a lasciare Maduro era esiguo (e senza nessun nome di particolare richiamo) e che la base aerea inizialmente presentata come sede delle operazioni non era mai stata ai presa. Lo stesso Lopez, in serata, finiva per ottenere ospitalità nella residenza dell'ambasciatore di Spagna a Caracas. Maduro dava in breve per conclusa la crisi e prometteva punizioni per "i golpisti", rivendicando la compattezza delle forze armate attorno al governo e "il sangue freddo" dinanzi alle "provocazioni" di chi avrebbe "sperato nel bagno di sangue per giustificare una invasione armata".

Pochi giorni dopo lo stesso Guaidò ammetteva al "The Washington Post" il sostanziale insuccesso dell'operazione pur promettendo di non fermare la lotta e accogliendo con interesse la disponibilità degli Usa a ipotizzare l'uso della forza. Nei giorni seguenti le autorità venezuelane hanno avviato le azioni utili a sanzionare i presunti responsabili del "colpo di stato". Su tutti ha fatto notizia l'arresto proprio del vicepresidente dell'An, Edgar Zambrano, per cui è stata disposta la "privazione di libertà". L'oppositore è stato accusato dalla Corte suprema (Tsj) di in flagranza di tradimento, cospirazione e ribellione civile. Insieme a lui, è stata revocata l’immunità parlamentare ad altri deputati, alcuni dei quali hanno cercato rifugio presso le sedi diplomatiche nel paese: Americo De Grazia e Mariela Magallanes sono stati accolti nella residenza dell’ambasciatore italiano a Caracas; Jose Blanco nell’ambasciata argentina. Da ultimo il deputato Franco Manuel Casella Lovaton ha trovato accoglienza nella ambasciata messicana a Caracas. (Rum)
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