COLOMBIA
 
Colombia: Corta suprema si esprimerà su competenze caso ex comandante Farc Santrich
 
 
Bogotà, 21 mag 15:38 - (Agenzia Nova) - Sarà la Corte suprema colombiana a definire chi dovrà processare l’ex comandante delle Farc Seuxis Paucias Hernandez, noto come Jesus Santrich, se un giudice della Repubblica o la stessa Corte. La difesa dell'ex capo della guerriglia, riferisce la stampa locale, sostiene che Santrich debba essere giudicato dalla Corte suprema, in quanto eletto deputato alla Camera per il periodo 2018-2022. In attesa della sentenza della Corte il processo a Santrich è stato sospeso. Ieri la procura colombiana ha presentato nuove prove a carico dell’ex comandante, presentando una nuova tesi probatoria, acquisita nel quadro della cooperazione internazionale con gli Stati Uniti. Tra le prove raccolte c’è una nuova testimonianza di Marlon Marin, nipote dell'ex leader delle Farc Ivan Marquez, che identifica Santrich come la persona incaricata di dirigere il traffico di droga verso gli Usa.

Santrich è stato arrestato nuovamente lo scorso 18 maggio all'uscita dal carcere La Picota, nella capitale colombiana Bogotà, dov'era detenuto per narcotraffico. La sua scarcerazione era stata ordinata dalla Giurisdizione speciale per la pace (Jep), il tribunale speciale istituito per giudicare coloro ritenuti responsabili di crimini commessi durante la decennale guerra tra Farc e governo di Bogotà. Santrich era stato arrestato lo scorso 9 aprile 2018 con l’accusa di avere spedito 10 tonnellate di cocaina negli Stati Uniti dopo la firma degli accordi di pace con il governo di Bogotà. Per questo gli Stati Uniti avevano chiesto la sua estradizione negli Usa, dove sarebbe sottoposto alla giustizia ordinaria. “La Jep applica la garanzia di non estradizione, perché le prove non permettono di valutare la condotta, né stabilire la data precisa dei fatti. Si ordina alla procura la scarcerazione immediata”, recita la sentenza della Jep.

La decisione del tribunale ha scatenato numerose reazioni. Il procuratore generale della Colombia, Nelson Humberto Martinez, ha rassegnato le sue dimissioni in risposta alla sentenza. “Questa sfida all’ordine giuridico non sarà supportata dal sottoscritto. La mia coscienza e la mia devozione allo stato di diritto me lo impediscono. Per questo ho consegnato le mie dimissioni irrevocabili”, ha detto il procuratore parlando alla stampa. Martinez ha assunto l'incarico nel 2016 e avrebbe dovuto restare in carica fino al 2020.

Gli Stati Uniti hanno definito “deplorevole” la decisione del Tribunale speciale di giustizia colombiano di ordinare la scarcerazione immediata dell’ex comandante delle Farc e vietare la sua estradizione negli Usa. “Consideriamo questa decisione deplorevole, in quanto gli Stati Uniti hanno soddisfatto i requisiti di estradizione pattuiti con la Colombia e la nostra richiesta ha stabilito che i delitti di cui è accusato Santrich fanno riferimento a un periodo successivo al 1 dicembre 2016”, data dell'entrata in vigore degli accordi di pace tra Farc e governo colombiano, si legge in un comunicato rilasciato dall’ambasciata Usa a Bogotà, in cui si annuncia l’intenzione di fare appello contro la decisione del tribunale colombiano.

Parole di condanna sono arrivate anche dal presidente Ivan Duque. “Condividiamo l’indignazione del popolo colombiano per la decisione della Giurisdizione speciale per la pace di ordinare la liberazione di Jesus Santrich, ricercato negli Stati Uniti”, ha detto il capo dello stato parlando alla stampa. Duque ha quindi difeso il veto presentato a sei articoli della legge istitutiva della Jep. “Due delle obiezioni che ho presentato al Congresso puntano a evitare questo tipo di situazioni che oggi ci indignano”, ha detto Duque, che si è detto “sempre pronto” a firmare l’ordine di estradizione per l’ex guerrigliero.

Lo scorso 10 marzo il presidente Duque ha annunciato il suo veto a sei articoli della legge, disponendo il suo ritorno alle Camere. In particolare, il capo dello stato obietta che la legge non stabilisce in maniera chiara l’obbligo da parte di chi ha commesso un crimine a risarcire integralmente le vittime. Duque ha anche chiesto termini più chiari per le estradizioni e ha contestato un articolo (9) che sospende le indagini condotte dalla giustizia ordinaria per coloro che si sottomettono alla Jep.

Duque ha inoltre dichiarato che chiederà una riforma costituzionale per fare in modo che i crimini sessuali non vengano sottoposti alla giurisdizione speciale e che i crimini commessi dopo il 1 dicembre 2016 vengano giudicati dal sistema giudiziario ordinario. “Tutti i colombiani, ad eccezione di chi oggi è incapace di rinunciare alla violenza, chiedono che ci sia pace nel nostro paese. Non esiste la falsa divisione tra amici e nemici della pace. Ma vogliamo una pace che garantisca verità, giustizia, risarcimento e non ripetizione del crimine”, aveva dichiarato Duque.

Le Nazioni Unite hanno chiesto alle autorità colombiane di promulgare quanto prima la legge istitutiva della Jep. Presentando l’informativa trimestrale sulla missione Onu nel paese il segretario generale Antonio Guterres ha rilanciato il suo appello al “governo, al Congresso e a tutti gli attori coinvolti affinché vengano adottata rapidamente le misure per assicurare che la legge istitutiva della Jep venga promulgata il prima possibile”. In conformità con le disposizioni dell’accordo di pace “la Jep deve disporre di tutti gli strumenti politici e pratici necessari per un suo efficace funzionamento in condizioni di indipendenza e autonomia”, ha dichiarato Guterres.

Anche l'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet, ha lanciato un appello al governo colombiano affinché proceda quanto prima all’attuazione della Jep. Presentando lo scorso 25 marzo i rapporti sulla situazione dei diritti umani in nove paesi, tra cui la Colombia, Bachelet ha incoraggiato “i rami esecutivo e legislativo, così come tutte le altre parti interessate, a discutere e rivedere questi articoli in modo rapido ed esaustivo”. Una rapida decisione “consentirà alla Giurisdizione speciale di operare in modo più indipendente, rafforzando al contempo la sicurezza giuridica per le vittime”, ha detto l’alto commissario.

Lunedì 18 marzo, inoltre, migliaia di persone sono scese nelle strade delle maggiori città colombiane in sostegno della Jep. A Bogotà, riferisce la stampa locale, i manifestanti si sono riuniti in vari punti della città per marciare verso Plaza de Bolívar e manifestare la loro contrarietà al veto posto dal presidente Ivan Duque. Oltre alla capitale, l’opposizione ha convocato manifestazioni anche nelle città di Medellín, Bucaramanga, Barranquilla, Cali e Cartagena. Tra le persone scese in strada anche Humberto de la Calle, capo negoziatore del governo durante i negoziati con le Farc, Guillermo Rivera e Juan Fernando Cristo, ex ministri dell’Interno durante l’amministrazione di Juan Manuel Santos. Ha partecipato alla manifestazione anche una delegazione del partito Forza alternativa rivoluzionaria del comune (Farc), nata dalle ceneri dell'omonimo gruppo armato.

Il 24 novembre del 2016 il governo colombiano del presidente Juan Manuel Santos e l'ex guerriglia delle Farc firmavano l'accordo che metteva fine a una guerra interna durata oltre 50 anni. Avviati ufficialmente nel settembre del 2012, i negoziati hanno in primo luogo portato al disarmo dei ribelli e reso possibile la partecipazione dell'organizzazione alla vita politica del paese. Consegnate le armi a una missione delle Nazioni Unite, gli ex guerriglieri si sono radunati in campi di raccolta allestiti dal governo per ricevere una prima assistenza e poter essere identificati prima di abbandonare definitivamente la selva - per decenni loro teatro d'azione - e rientrare nella vita civile. Grazie agli accordi, l'ex guerriglia ha potuto organizzarsi in un partito politico. Alla fine di agosto si è celebrato il congresso fondativo del partito "Fuerza Alternativa Revolucionaria del Comun" (Forza alternativa rivoluzionaria del comune), sigla che conserva intatto l'acronimo Farc.

Il trattato di pace garantisce alla nuova formazione politica la possibilità di presentare le sue liste alle elezioni e, per le prossime due legislature, di avere comunque assicurati cinque seggi alla Camera e cinque al Senato. L'attuale trattato di pace sostituisce quello bocciato dall'elettorato colombiano in un plebiscito convocato all'inizio di ottobre del 2016. I "no" ottennero poco più del 50 per cento dei voti e il testo fu sottoposto a una revisione che tenesse in conto le obiezioni dei contrari all'accordo, un fronte in cui tuttora spicca il nome dell'ex presidente Alvaro Uribe Velez. Prima di rituffarsi nelle trattative, nel dicembre del 2016, Santos veniva insignito del premio Nobel per la pace, riconoscimento agli sforzi comunque intrapresi per tentare una svolta storica nel paese. Il testo frutto della nuova mediazione non fu sottoposto a plebiscito, spiegava il governo, per evitare che una spaccatura nel paese potesse produrre danni maggiori dei benefici legati alla fine del conflitto.

Il testo veniva quindi definitivamente ratificato il 29 e 30 novembre, da Senato e Camera. Di ispirazione marxista, le Farc sono state a lungo la principale organizzazione ribelle della Colombia. Le azioni terroristiche portate avanti nei decenni si sono spesso intrecciate con le azioni delle potenti reti del narcotraffico che imperversano nel paese. La sigla è stata nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere del Dipartimento di Stato Usa e in quella dell'Unione europea fino a settembre del 2016. Dal 2011 il gruppo è guidato da Rodrigo Londono Echeverri, conosciuto con il nomignolo di "Timochenko". Questi è anche il massimo dirigente delle nuove “Farc". (Mec)
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