BANGLADESH
 
Bangladesh: il governo Hasina si attiva per garantire la stabilità politica ed economica in vista delle prossime elezioni
 
 
Dacca, 06 nov 2018 12:37 - (Agenzia Nova) - L'esecutivo del primo ministro uscente del Bangladesh, Sheikh Hasina, al governo dal 2009, si prepara alle elezioni generali in programma alla fine di dicembre mosso da due priorità in parte contrastanti: da un lato, comprimere le manifestazioni di dissenso pubblico, in un contesto di incertezza circa la reale popolarità del premier in carica, anche per effetto del progressivo restringimento dei margini di esercizio delle libertà civili dopo le elezioni del 2014. Dall’altro, tenere aperto un canale di dialogo con la principale forza di opposizione, il Partito nazionalista del Bangladesh (Bnp), la cui leader, Khaleda Zia, è agli arresti dallo scorso febbraio. Hasina appare decisa a evitare una ripetizione dello scenario seguito alle ultime elezioni politiche, quando il boicottaggio del voto da parte del Bnp aveva privato di reale legittimità la vittoria del suo partito – la Lega Awami – e innescato proteste e violenze che avevano assestato un duro colpo all’economia nazionale, che sconta la crescente competizione di altri paesi nel settore tessile, principale voce dell’export bengalese.

La scorsa settimana il primo ministro Hasina ha accettato di intraprendere colloqui senza precedenti con il Partito nazionalista del Bangladesh, per discutere questioni quali l’insediamento di un governo ad interim prima delle prossime elezioni. Il Bnp, in grave difficoltà dopo l’arresto della sua leader, Khaleda Zia, arrestata lo scorso febbraio sulla base di accuse di corruzione, aveva avanzato una richiesta simile nel 2014, e in assenza di risposte aveva rifiutato di prendere parte alla consultazione; quel voto era stato segnato da violenze diffuse, con la morte di centinaia di persone e un grave danno economico al settore tessile, nerbo delle esportazioni da 30 miliardi di dollari annui su cui si regge la fragile economia bengalese. Il segretario generale del Bnp, Mirza Fakhrul Islam Alamgir, ha dichiarato all’inizio di questo mese che l’insediamento di un governo provvisorio è necessario per garantire “un piano di gioco equilibrato” alle forze politiche che intendono presentarsi alle prossime elezioni.

“Chiederemo anche il rilascio del nostro leader Khaleda Zia, e lo schieramento dell’Esercito per garantire procedure di voto ordinate”, ha detto Alamgir. Zia, ex premier dal 1991 al 1996 e dal 2001 al 2006, è stata condannata a febbraio a cinque anni di detenzione per una vicenda risalente al 1991: l’appropriazione di donazioni per circa 250 mila dollari destinate all’orfanotrofio Zia Orphanage Trust. Alla fine del mese scorso, la leader 73enne del Bnp ha ricevuto una seconda condanna a sette anni di detenzione al termine di un secondo processo, che la vedeva accusata di abuso di potere nella raccolta di fondi per l’ente di beneficenza Zia Charitable Trust, intitolato al marito ed ex presidente del paese Ziaur Rahman (dal 1977 al 1981, quando fu assassinato per mano di una fazione dell’Esercito, in cui era stato generale). Le condizioni di salute di Zia sono precarie: un collegio di cinque medici ha reso noto che l’ex premier soffre delle complicazioni di diverse patologie, tra le quali l’artrite reumatoide, il diabete e l’asma.

Il segretario generale del Bnp ha dichiarato di sperare che la leader del suo partito possa essere scarcerata e guidare alle elezioni di dicembre il Fronte nazionale unito, coalizione di 20 forze di opposizione guidata dal Bnp. Ad oggi il partito non ha selezionato alcun candidato alternativo alla premiership, nonostante il procuratore generale abbia escluso la possibilità di una scarcerazione di Zia nelle prossime settimane. Hasina e Zia, che assieme hanno governato il Bangladesh per decenni, sono acerrime rivali politiche, e il Bnp sostiene che le sentenze a carico della seconda siano motivate dalla volontà di escluderla dalla contesa elettorale. Il governo in carica nega l’accusa, e sostiene che le corti giudiziarie del paese siano indipendenti. Nonostante tutto, la decisione del primo ministro Hasina di aprire al dialogo con la principale forza di opposizione ha rafforzato le speranze che le prossime elezioni generali possano svolgersi in maniera ordinata.

Nel frattempo, il governo in carica sta intensificando il monitoraggio e la sorveglianza su Internet, e in particolare sui social media, con la giustificazione ufficiale di far fronte "all’aumento del crimine informatico” nel paese. La Polizia bengalese e la sua principale divisione la Polizia metropolitana di Dacca, incaricata di far rispettare la legge e l’ordine nella capitale, stanno aumentando gli uomini e le dotazioni delle unità specializzate nel contrasto al crimine sul web, un attivismo che ha suscitato preoccupazioni in merito alla tenuta della libertà di espressione e della privacy prima del voto. Nel frattempo, la forza d’elite della polizia – il Battaglione di azione rapida (Rab) – è stato incaricato di monitorare i social media almeno sino alle elezioni, e forse anche all’indomani del voto. L’elezione si preannuncia difficile per il premier uscente, in un clima di scontento e proteste che si protrae nel paese ormai da alcuni mesi. L’intensificazione delle misure di sorveglianza non ha mancato di suscitare malumori, anche a causa del dubbio profilo dell’Esecutivo in carica sul fronte dei diritti civili: dallo scorso anno, al governo è stato imputata una stretta sui media e il sequestro di diversi oppositori politici.

Soltanto nella seconda metà dello scorso anno, almeno 15 sospette sparizioni forzate sono state denunciate nel paese, anche se diversi tra i soggetti spariti sono stati poi individuati. Tre casi in particolare, però, hanno calamitato l’attenzione dell’opinione pubblica. Si tratta della sparizione dell’accademico Mubashar Hasan, autore di diversi saggi sull’Islam politico e la militanza islamica; del giornalista Utpal Das, autore di diversi articoli sugli abusi delle Forze di sicurezza bengalesi. E dell’ex diplomatico Maroof Zaman, noto per la sua posizione critica nei confronti del governo della Lega Awami, il partito della premier Sheikh Hasina. Hasan e Das sono spariti rispettivamente per 44 e 71 giorni, prima di ricomparire a fine dicembre raccontando storie assai simili: Entrambi hanno affermato di essere stati rapiti da “quattro o cinque rapitori non identificati” a Dacca, trasferiti in un’auto e poi trattenuti per settimane in isolamento, prima di essere bendati e abbandonati in un’autostrada. Maroof Zaman, invece, non è più ricomparso.

All’inizio di quest’anno il sito d’informazione indiano “The Wire” ha dedicato una inchiesta alla sparizione di Hasam, attribuendo il suo rapimento a una “agenzia governativa”: in meno di 24 ore, il governo bengalese ha reagito oscurando l’accesso al sito web di “The Wire” sul territorio nazionale. In passato il governo della Lega Awami aveva già bloccato la pubblicazione di inchieste su abusi delle autorità statali da parte di media stranieri. Nel maggio 2017, ad esempio, Dacca aveva bloccato l’accesso a Swedish Radio dopo la pubblicazione di un articolo su un alto ufficiale del Battaglione di azione rapida bengalese; nell’articolo, l’ufficiale affermava che il reparto dell’Esercito bengalese è coinvolto in uccisioni extragiudiziali in tutto il paese. Dacca nega qualunque forma di censure sui media; il ministro dell’Informazione, Hasanul Haq Inu, ha dichiarato che nel paese vige la libertà di stampa e che il governo ha una politica di non intervento sull’informazione. Il Bangladesh, tuttavia, figura al 146mo posto nell’ultima edizione del World Press Freedom Index.

L’accresciuta sorveglianza intrapresa dal governo bengalese in carica è dovuta però anche a legittime preoccupazioni di ordine pubblico e alle relative ricadute. Le violente proteste guidate dal Bnp dopo le elezioni del 2014 avevano arrestato la produzione del settore tessile e ostacolato le esportazioni, causando gravi danni economici al paese. Dacca non può permettersi la ripetizione di uno scenario simile nell’attuale contesto, segnato da un importante sforzo di automazione e modernizzazione del settore tessile nazionale teso a reggere la competizione emergente di paesi come Cambogia, Vietnam e Myanmar, oltre che di paesi africani come l’Etiopia. Il Bangladesh sta lottando per mantenere il proprio status di secondo esportatore mondiale di capi di vestiario dopo la Cina, puntando proprio sull’ausilio alla produttività offerto dall’automazione. Grandi firme dell’abbigliamento a basso costo, come H&M e Fast Retailing – che opera la catena Uniqlo – stanno infatti esplorando alternative al Bangladesh caratterizzate da un minore costo del lavoro.

L’accresciuta competizione internazionale ha innescato un consolidamento del settore tessile bengalese, riducendo il numero degli stabilimenti del 22 per cento in cinque anni a 4.560, stando alla Bangaldesh Garment Manufacturers & Exporters Association. Le aziende sopravvissute a questo processo hanno guadagnato quote di mercato all’estero e in diversi casi progettano la quotazione in borsa. L’industria tessile è il motore della crescita economica del Bangladesh, un paese in via di sviluppo che ha visto aumentare il suo prodotto interno lordo al ritmo del 6 per cento annuo nell’ultimo decennio. Nell’anno fiscale conclusosi lo scorso giugno, le esportazioni del tessile bengalese sono ammontate a 30,6 miliardi di dollari, un aumento dell’8,8 per cento su base annua e una quota dell’83,5 per cento del totale delle esportazioni nazionali. (Inn)
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