INDONESIA
 
Indonesia: autorità limitano accesso ai social media dopo le proteste violente
 
 
Giacarta, 22 mag 11:36 - (Agenzia Nova) - Il governo indonesiano ha deciso di porre restrizioni all’utilizzo di social media e applicazioni di messaggistica istantanea come Instagram e Whatsapp, alla luce delle tensioni che hanno seguito l’annuncio dei risultati ufficiali delle elezioni presidenziali, e dopo gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine culminati con la morte di sei persone nella prima mattinata di oggi. Wiranto, ministro coordinatore per gli affari politici, legali e di sicurezza, ha confermato nel corso di una conferenza stampa che il governo ha deciso di limitare l’accesso ai social media e “disattivare alcune funzionalità” per “mantenere la calma”. Nei giorni scorsi i social media sono stati il principale veicolo di promozione delle manifestazioni di massa indette nel paese dai sostenitori di Prabowo Subianto, il candidato alla presidenza dichiarato sconfitto dalla Commmissione elettorale, e dalle organizzazioni politiche islamiste che lo sostengono.

Le autorità dell’Indonesia hanno arrestato decine di persone dopo le manifestazioni che sono iniziate a Giacarta ieri, dopo la proclamazione dei risultati ufficiali delle elezioni presidenziali del 17 aprile. Le manifestazioni sono iniziate in maniera pacifica, ma sono presto degenerate in scontri tra manifestanti e forze dell’ordine: secondo il governatore di Giacarta, Anies Baswedan, le violenze hanno causato la morte di sei persone e il ferimento di almeno 200. La Polizia indonesiana è ricorsa a gas lacrimogeni per disperdere una manifestazione di oppositori del presidente uscente Joko Widodo a Giacarta questa mattina. I sostenitori del candidato alla presidenza Prabowo Subianto, avversario di Widodo, hanno in programma una grande manifestazione per oggi pomeriggio, al culmine di due giorni di proteste organizzate; la Polizia ha schierato oltre 8mila agenti nel centro di Giacarta per vigilare sulle proteste e scongiurare eventuali atti terroristici.

Il candidato alla presidenza indonesiana Prabowo Subianto ha annunciato ieri che contesterà formalmente l’esito delle elezioni del 17 aprile scorso presso la Corte costituzionale del paese. L’annuncio segue la proclamazione dei risultati ufficiali del voto da parte della Commissione per le elezioni generali. Secondo i risultati ufficiali, pubblicati ieri, il presidente uscente, Joko Widodo, ha ottenuto il 55 per cento dei consensi, contro il 44,5 per cento del suo avversario Subianto. I dai confermano il risultato anticipato nelle scorse settimane, che attribuiva appunto al presidente uscente circa il 55 per cento dei consensi. Subianto continua a sostenere che le elezioni siano state segnate da brogli e irregolarità.

Le figlie dell’ex dittatore dell’Indonesia, Suharto, e del padre fondatore del paese, Sukarno, si sono unite all’opposizione politica che fa capo al candidato alla presidenza Prabowo Subianto, aderendo a due giorni di proteste di massa il cui inizio, ieri mattina, è coinciso con l’annuncio ufficiale dell’esito delle elezioni presidenziali del 17 aprile. Gli organizzatori della protesta, battezzata “potere al popolo”, affermano di aver mobilitato oltre un milione di persone, una rivendicazione accolta con scetticismo da diversi analisti. Il risultato ufficiale annunciato dalla Commissione elettorale coincide con il quadro fornito dagli exit poll, e attribuisce al presidente uscente, Joko Widodo, una vittoria di circa 10 punti percentuali su Subianto, che non riconosce la regolarità e la legittimità del voto. Le manifestazioni iniziate oggi sono state convocate e promosse per giorni dalla galassia dell’islamismo politico indonesiano, schieratosi con Subianto in occasione del voto. L’avversario di Widodo è un ex generale, ed è appoggiato anche da alcuni ambienti vicini alle Forze armate. Rachmawati Sukarnoputri, figlia minore di Sukarno, e Titiek Suharto, ex moglie di Subianto e figlia dell’ex presidente Suharto, sono esponenti di un movimento che include anche ex generali delle Forze armate.

Nei giorni scorsi l’unità antiterrorismo delle forze di sicurezza indonesiane ha arrestato almeno 10 persone sospettate di pianificare attentati in vista dell’annuncio ufficiale dei risultati delle elezioni presidenziali dello scorso aprile. Gli arresti giungono in un contesto di tensione crescente e di conseguente intensificazione delle misure di sicurezza nella terza democrazia più popolosa del globo. I conteggi non ufficiali circolati nelle scorse settimane attribuivano già a Widodo una vittoria netta sull’avversario Subianto, appoggiato dall’islamismo politico indonesiano; quest’ultimo ha però rifiutato, almeno sinora, di riconoscere la vittoria del presidente uscente. Nella sola Giacarta le autorità hanno mobilitato 32mila agenti di polizia, in vista di raduni e manifestazioni dei sostenitori dei due candidati, che potrebberodivenire il bersaglio di possibili attacchi terroristici.

Il presidente dell’Indonesia, Joko Widodo, ha accantonato in parte la linea di cautela seguita alle vaste elezioni generali del 17 aprile scorso, rassicurato dai risultati parziali della Commissione elettorale generale del paese. Nel corso di una intervista concessa a un quotidiano nazionale, Widodo ha anticipato un possibile rimpasto della sua amministrazione prima dell’inizio del prossimo mandato: l’annuncio potrebbe essere legato alla volontà di rinnovare gli sforzi tesi ad aumentare l’afflusso di investimenti esteri nel paese; la necessità più immediata, però, è quella di allineare subito l’azione dell’Esecutivo agli indirizzi di populismo economico promessi nei mesi scorsi, durante la dura campagna elettorale contro l’ex generale Subianto e l’islamismo politico.

Il secondo mandato presidenziale di Widodo dovrebbe iniziare ad ottobre. Intervistato dal quotidiano “Tempo” all’inizio di questo mese, Widodo ha anche spiegato di non volersi concentrare su figure tecnocratiche per la scelta dei prossimi ministri: “Ci sono molte figure competenti tra i ranghi dei partiti (politici)”, ha dichiarato il presidente indonesiano. Indiscrezioni in merito a un possibile rimpasto di governo, che potrebbe interessare anzitutto i ministri economici, erano circolate anche nelle settimane precedenti alle elezioni generali. Durante il suo primo mandato, il presidente ha già effettuato sette rimpasti e avvicendamenti tra i ranghi del suo gabinetto, che ad oggi include sia figure “tecniche” che politici. Uno di questi rimpasti, effettuato nel 2016, ha comportato l’ingresso nei ranghi del governo di Sri Mulyani, allora managing director della Banca Mondiale.

La scorsa settimana l’amministrazione del presidente Widodo ha anche annunciato l’intenzione di rilanciare gli ambiziosi obiettivi di sviluppo infrastrutturale che hanno segnato l’inizio della legislatura ormai conclusa, con un piano da ben 400 miliardi di dollari in progetti sull’intero territorio nazionale. La proposta comporterebbe lo stanziamento dell’immane cifra nell’arco del prossimo quadriennio, tra il 2020 e il 2024. La proposta è stata anticipata in termini generali dal ministro della Pianificazione indonesiano, Bambang Brodjonegoro. Lo Stato indonesiano finanzierebbe direttamente il 40 per cento della cifra complessiva, mentre alle aziende di proprietà pubblica spetterebbe una quota del 25 per cento dell’onere finanziario complessivo; il rimanente 35 per cento verrebbe raccolto dal settore privato. Stando a una prima bozza del piano consultata da “Bloomberg”, circa il 60 per cento dei 400 miliardi di dollari complessivi verrebbe destinato alla realizzazione di infrastrutture dei trasporti, inclusi 25 nuovi aeroporti. (Fim)
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