COREA DEL SUD-GIAPPONE
 
Corea del Sud-Giappone: Seul “valuterà attentamente” richiesta di arbitrato Tokyo
 
 
Seul, 21 mag 04:08 - (Agenzia Nova) - Il governo della Corea del Sud ha reso noto che “valuterà attentamente” la richiesta del Giappone di ricorrere alla procedura arbitrale prevista dal trattato bilaterale del 1956, in risposta alle sentenze della giustizia sudcoreana contro aziende giapponesi per i casi di lavoro forzato in tempo di guerra. La risposta di Seul rappresenta di fatto uno schiaffo al Giappone: Tokyo, infatti, aveva avanzato la richiesta di arbitrato già lo scorso gennaio, e il governo sudcoreano aveva replicato allo stesso modo, senza però fornire nei mesi successivi alcuna risposta formale. “Il nostro governo ha ricevuto oggi una lettera ufficiale della parte giapponese attraverso un canale diplomatico, in cui si chiede la convocazione di una commissione arbitrale”, riferisce una nota del ministero degli Esteri sudcoreano. “Il governo valuterà attentamente l’iniziativa della parte giapponese in ogni suo aspetto”, prosegue la nota.

Il governo del Giappone ha annunciato ieri, 20 maggio, che ricorrerà a un arbitrato nell’ambito della disputa con la Corea del Sud per le sentenze ai danni di aziende giapponesi relative a casi di lavoro forzato durante la Seconda guerra mondiale. Il ministero degli Esteri giapponese ha riferito che Tokyo istituirà una commissione arbitrale come previsto da una clausola del trattato bilaterale del 1965: proprio i contenuti di quel trattato, secondo Tokyo, rendono illegittime le procedure della magistratura sudcoreana contro le aziende giapponesi per questioni relative ai trascorsi bellici dei due paesi. Tokyo e Seul sono protagonisti di una crisi diplomatica dallo scorso ottobre, quando la Corte suprema sudcoreana ha ordinata a un produttore di acciaio giapponese di risarcire cittadini sudcoreani costretti al lavoro forzato durante la seconda guerra mondiale; tale sentenza ha innescato pronunciamenti simili ai danni di altre aziende giapponesi. Il ministero degli Esteri giapponese ha ricordato di aver chiesto a Seul l’avvio di colloqui diplomatici sulla questione sin dallo scorso gennaio, senza ricevere alcuna risposta.

Nei mesi scorsi il governo giapponese aveva già sollecitato Seul a intraprende colloqui nell’ambito del meccanismo fissato dagli accordi del 1965, di fronte al possibile sequestro degli asset dell’azienda giapponese Nippon Steel, condannata in Corea del Sud per lo sfruttamento del lavoro durante la Seconda guerra mondiale. Il Giappone insiste che tutte le questioni legate alla proprietà e ai risarcimenti relativi ai trascorsi bellici tra i due paesi rientrino nell’ambito dagli accordi bilaterali del 1965, che hanno portato al ripristino delle relazioni bilaterali. Nippon Steel ha rifiutato di riconoscere la legittimità della sentenza comminata a suo carico dalla Corte suprema sudcoreana, e rischia ora il sequestro degli asset in quel paese. La sentenza dello scorso ottobre rischia di vanificare gli accordi bilaterali e innescare ricadute a pioggia su altre aziende giapponesi operanti in Corea del Sud. Dal 1965 ad oggi i due paesi non hanno mai formalizzato controversie nell’ambito degli accordi per le riparazioni belliche.

La prospettiva di una guerra dei dazi tra Giappone e Corea del Sud, innescata dal grave contenzioso politico tra i due paesi per le sentenze sul lavoro forzato in tempo di guerra, ha innescato profonda preoccupazione a Seul e presso le aziende di entrambi i paesi dipendenti dalle catene di fornitura transfrontaliere tra i due paesi. Il ministero degli Esteri sudcoreano ha annunciatolo scorso marzo che Kim Yong-kil, direttore generale per gli affari dell’Asia nord-orientale, ha incontrato l’omologo giapponese, Kenji Kanasugo, per proseguire le discussioni in merito alle sentenze comminate dalla giustizia sudcoreana a carico di gruppi industriali giapponesi, per lo sfruttamento del lavoro durante la Seconda guerra mondiale. I due funzionari avrebbero discusso la minaccia di dazi avanzata giorni prima dal ministro delle Finanze e vicepremier giapponese, Taro Aso.

Aso ha dichiarato che l’adozione di dazi rientra tra le misure che Tokyo potrebbe adottare nei confronti della Corea del Sud nel contesto della disputa in atto tra i due paesi. Il ministro lo ha dichiarato in risposta a una interrogazione parlamentare, precisando che il governo giapponese non ha ancora assunto alcuna decisione; tra i possibili strumenti ritorsivi al vaglio di Tokyo, ha aggiunto Aso, figurano anche il blocco delle rimesse e dell’emissione dei visti. I commenti di Aso giungono in risposta a recenti indiscrezioni della stampa giapponese, secondo cui avvocati di Seul si preparerebbero ad avanzare la richiesta di sequestro degli asseti europei delle aziende giapponesi condannate a Seul per lo sfruttamento del lavoro durante il periodo bellico.

Lo scorso marzo le relazioni tra Tokyo e Seul sono state ulteriormente aggravate dalla riemersione delle dispute territoriali tra i due paesi. Il governo del Giappone ha indirizzato una protesta formale all’indirizzo di Seul, per le attività sudcoreane di esplorazione dei fondali nei pressi delle Rocce di Liancourt (“Takeshima” in giapponese, “Dokdo” in coreano), l’atollo del Mar Cinese Orientale conteso dai due paesi, e di cui Seul ha assunto il controllo nel 1954. “Secondo l’Istituto nazionale di ricerca oceanografica della Corea del Sud, è stata annunciata una gara d’appalto per condurre attività di ricerca nelle acque territoriali del Giappone, vicino a Takeshima”, ha dichiarato oggi il portavoce del governo giapponese, Yoshihide Suga. “Ciò è inaccettabile alla luce della posizione giapponese riguardo l’identità delle isole di Takeshima. (…) Abbiamo inviato una protesta decisa tramite i nostri canali diplomatici, e chiesto la cancellazione di questi piani”, ha detto Suga. (Git)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..