VENEZUELA
 
Venezuela: ambasciatore a Madrid, chiederemo a governo spagnolo rivedere scelte su Guaidò
 
 
Madrid, 17 mag 18:54 - (Agenzia Nova) - Il Venezuela chiederà al nuovo governo spagnolo di rivedere la decisione "precipitata" di riconoscere l'oppositore Juan Guaidò come presidente ad interim del paese, invitando a una "riflessione profonda" che coinvolga tutti i paesi dell'Unione europea. Lo ha detto l'ambasciatore venezuelano a Madrid, Mario Isea, nel corso di una conferenza stampa rilanciata dai media ispanici. Una posizione che "presenteremo al nuovo governo", ha detto Isea secondo cui la decisione di riconoscere Guaidò è maturata "sulla base di una informazione non esatta". La stessa che ha fuorviato altri paesi europei, ha aggiunto. "Se c'è una parte del mondo in cui servirebbe una riflessione profonda è in Europa", ha detto il diplomatico rimandando ai molti interessi strategici che il Vecchio Continente ha nel paese.

L'ambasciatore ha quindi avvertito che il governo del presidente Nicolas Maduro "esperirà tutti i canali diplomatici" per ottenere la consegna di Leopoldo Lopez, il leader di Volontà popolare (Vp) ospite da tempo dell'ambasciata spagnola a Caracas. Si tratta "di un profugo della giustizia", ha aggiunto Isea ricordando che prima di entrare in ambasciata Lopez era agli arresti domiciliari, scontando parte della pena comminata per istigazione alla violenza. Pur reclamando la restituzione dell'oppositore Caracas non "potrebbe mai arrivare a invadere un'ambasciata", ha sottolineato il diplomatico rimandando alle polemiche nate a seguito dell'intervento di forze di polizia Usa nell'ambasciata venezuelana a Washington.

La Spagna è stata tra i primi paesi a riconoscere Guaidò come interlocutore legittimo del Venezuela, guidando - in una prima fase della crisi -, la cordata della capitali europee più impegnate a chiedere l'abbandono di Maduro dal potere. Nelle settimane successive, Madrid ha progressivamente preso le distanze da richiami a interventi con la forza, arrivando - con le parole del ministro degli Esteri Josep Borrell - a definire quello del presidente Usa Donald trump un atteggiamento "da cowboy", pronto "a sfoderare l'arma" in una crisi che ha bisogno "di dialogo". Il governo spagnolo è capofila del Gruppo di Contatto internazionale messo in campo dall'Ue, con l'obiettivo di portare il paese a nuove elezioni. Il sottosegretario per l'America latina, Juan Pablo De Laiglesia, è stato parte della "missione di alto livello" che il Gruppo ha inviato in queste ore a Caracas per offrire ai protagonisti della crisi strumenti di dialogo.

Particolare è anche la vicenda legata alla permanenza di Lopez nell'ambasciata spagnola a Caracas. Lopez, che scontava ai domiciliari una pena di 13 anni per istigazione alla violenza, era comparso nella mattina del 30 aprile al fianco di Guaidò, svegliando gli entusiasmi di quella parte della popolazione chiamata a una nuova giornata di mobilitazione nazionale contro il governo di Nicolas Maduro. Il carismatico oppositore aveva ottenuto l'uscita dai domiciliari grazie a un "indulto presidenziale" firmato da Guaidò, e grazie alla complicità di almeno una parte degli agenti che lo tenevano sotto osservazione. La Corte suprema venezuelana (Tribunal supremo de justicia, Tsj) spiccava quindi un nuovo mandato d'arresto a carico di Lopez per la "flagrante violazione" degli arresti domiciliari e per aver pronunciato "discorsi di tipo politico". Il governo spagnolo faceva sapere che non intendeva consegnare il leader di Volontà popolare (Vp) alla giustizia venezuelana, né allontanarlo dalla sede diplomatica. Ma la vicenda non si era ancora esaurita. Nella serata del 1 maggio Lopez si è presentato alle porte della sede diplomatica comunicando alla stampa la propria decisione di voler portare avanti "senza cedimenti" la pressione sul governo.

In una intervista a "Radio nacional de Espana", l'ambasciatore Isea aveva criticato il comportamento del governo spagnolo nel permettere che "l'ospite" Lopez potesse fare dichiarazioni politiche. "Non è appropriato. Le condizioni cui devono stare gli ospiti sono fissate dal padrone", ha sottolineato il diplomatico ritenendo "insolito" il fatto che "si usi la casa dell'ambasciatore come base delle operazioni per incentivare una sollevazione militare, dopo il tentativo fallito del 30 aprile". Isea ha anche segnalato che l'arrivo di Lopez nella sede spagnola potesse essere "parte del copione disegnato da Washington per creare tensioni diplomatiche ed esercitare pressione sul governo spagnolo".

Posizione presto chiarita da Madrid. Il governo di Pedro Sanchez, spiegava Borrell, "limiterà" le attività politiche dell'oppositore. "La Spagna non permetterà che la sua ambasciata si trasformi in un centro di attivismo politico", ha detto il ministro degli Esteri. Borrell ha segnalato che l'attività di Lopez sarà "regolata" anche perché, "naturalmente", la condizione di "ospite" comporta alcune limitazioni nell'attività politica. Il governo spagnolo confidava al tempo stesso "che le autorità venezuelane rispettino l'inviolabilità della residenza del rappresentante diplomatico del governo di Spagna in Venezuela". La Spagna ha riconosciuto la cittadinanza ai genitori e ad altri parenti di Lopez, oltre ad accogliere alcuni oppositori di Maduro, tra cui l'ex sindaco della città metropolitana di Caracas, Antonio Ledezma.

La crisi in corso in Venezuela ha visto un'escalation dopo che lo scorso 23 gennaio Guaidò ha prestato giuramento come capo dello Stato "ad interim". Subito dopo sono arrivati i riconoscimenti, tra gli altri, del presidente degli Stati Uniti Trump, del brasiliano Jair Bolsonaro e del segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) Almagro. Si sono aggiunti poi altri paesi latinoamericani, tra i quali l’Argentina, il Cile, la Colombia e il Perù. Guaidò ha quindi ottenuto il riconoscimento di molti paesi europei. Sullo sfondo rimane la proposta di mediazione per un dialogo interno al paese, avanzata per la prima volta da Messico - paese che conferma la sua ferma volontà di non ingerenza - e Uruguay. Al fianco di Maduro, denunciando pesanti ingerenze negli affari interni del Venezuela, rimangono la Bolivia, Cuba ma anche la Turchia, la Federazione Russa e la Cina. A questi, più di recente si sono aggiunti i 15 paesi africani aderenti alla Comunità di sviluppo dell'Africa australe (Sadc).

Il 30 aprile, alle prime luci dell'alba, Guaidò chiamava il paese a una nuova mobilitazione generale contro il presidente Nicolas Maduro. Al suo fianco, alcuni militari e il carismatico oppositore Leopoldo Lopez liberato dai domiciliari con la complicità di almeno un elemento del servizio di intelligence. Una mossa sostenuta con rinnovato vigore dal fronte internazionale a sostegno di Guaidò e che sembrava poter aprire una nuova fase nella crisi politica. Nel giro di poche ore, però, veniva svelato che il numero di militari pronti a lasciare Maduro era esiguo (e senza nessun nome di particolare richiamo) e che la base aerea inizialmente presentata come sede delle operazioni non era mai stata ai presa. Lo stesso Lopez, in serata, finiva per ottenere ospitalità nella residenza dell'ambasciatore di Spagna a Caracas. Maduro dava in breve per conclusa la crisi e prometteva punizioni per "i golpisti", rivendicando la compattezza delle forze armate attorno al governo e "il sangue freddo" dinanzi alle "provocazioni" di chi avrebbe "sperato nel bagno di sangue per giustificare una invasione armata".

Pochi giorni dopo lo stesso Guaidò ammetteva al "The Washington Post" il sostanziale insuccesso dell'operazione pur promettendo di non fermare la lotta e accogliendo con interesse la disponibilità degli Usa a ipotizzare l'uso della forza. Nei giorni seguenti le autorità venezuelane hanno avviato le azioni utili a sanzionare i presunti responsabili del "colpo di stato". Su tutti ha fatto notizia l'arresto proprio del vicepresidente dell'An, Edgar Zambrano, per cui è stata disposta la "privazione di libertà". L'oppositore è stato accusato dalla Corte suprema (Tsj) di in flagranza di tradimento, cospirazione e ribellione civile. Insieme a lui, è stata revocata l’immunità parlamentare ad altri deputati, alcuni dei quali hanno cercato rifugio presso le sedi diplomatiche nel paese: Americo De Grazia e Mariela Magallanes sono stati accolti nella residenza dell’ambasciatore italiano a Caracas; Jose Blanco nell’ambasciata argentina. Da ultimo il deputato Franco Manuel Casella Lovaton ha trovato accoglienza nella ambasciata messicana a Caracas. (Res)
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