SPECIALE DIFESA
 
Speciale difesa: Libia, portavoce Unhcr, a rischio 3.300 rifugiati e migranti nei centri di detenzione
Ginevra, 15 mag 15:00 - (Agenzia Nova) - L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) è “molto preoccupato” per la sicurezza di circa 3.300 profughi e migranti bloccati nei centri di detenzione a Tripoli. Lo ha dichiarato il portavoce dell’agenzia dell’Onu, Charile Yaxley, nel corso di una conferenza stampa al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra. Yaxley ha espresso preoccupazione per le condizioni di sicurezza a Tripoli, mentre proseguono gli scontri e gli attacchi aerei in città e nei dintorni. Negli ultimi giorni raid aerei e attacchi di artiglieria hanno colpito Ain Zara, Tajoura e le vicinanze dell’Aeroporto internazionale di Tripoli. “Ogni giorno, migliaia di civili si spostano verso aree più sicure nelle città costiere e verso l’altopiano del Jebel Nafusa. L’entità dei bisogni umanitari ha subito un incremento a causa della scarsità di cibo e di medicinali, oltre che della difficoltà di movimento all’interno della città. L’Unhcr continua a monitorare i bisogni della popolazione sfollata, e distribuisce coperte, materassi e altri beni di prima necessità”, ha osservato il portavoce. In particolare, Yaxley si è detto molto preoccupato per la situazione dei migranti nei centri di detenzione. “In molti di questi centri, soprattutto nella zona occidentale, le persone hanno urgente bisogno di assistenza medica; a causa delle difficoltà di accesso per gli operatori anche il cibo scarseggia, mentre gli impianti idrici e i servizi igienico-sanitari sono in pessimo stato”, ha spiegato. Il 9 maggio, l’Unhcr ha trasferito 239 rifugiati dai centri di detenzione di Azzawya, al Sabah e Tajoura alla Struttura di raccolta e partenza (Gdf). Due giorni prima, un attacco aereo aveva colpito una struttura nei pressi del centro di detenzione di Tajoura. L’Unhcr è impegnato in una corsa contro il tempo per trasferire con urgenza rifugiati e migranti dai centri di detenzione ad aree più sicure, e fa appello alla comunità internazionale perché si faccia avanti per offrire possibilità di evacuazione, corridoi umanitari, o qualunque altro mezzo per portare queste persone al sicuro. (Res)
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