IRAQ
 
Iraq: portavoce ministero Difesa nega stop a missione di addestramento della Germania
Baghdad, 15 mag 15:56 - (Agenzia Nova) - Non risponde a verità la notizia secondo cui la Germania avrebbe sospeso la sua missione in Iraq per l’addestramento delle Forze armate locali. Lo sostiene il portavoce del ministero della Difesa di Baghdad, generale Tahseen al Khafaji. “Né la Germania né altri paesi stranieri hanno sospeso i programmi di addestramento. Continuano a collaborare con noi”, ha detto ad “Agenzia Nova” l’ufficiale. La notizia della sospensione della missione tedesca in Iraq era stata pubblicata in giornata dall’agenzia di stampa tedesca “Dpa”, secondo cui la decisione “è stata concordata con gli altri Stati membri della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti” e “comunicata alla commissione Difesa del Bundestag”. In Iraq la Germania dispiega circa 160 militari, di cui 100 nella base di Taji a nord di Baghdad per l'addestramento delle Forze armate irachene. Le altre 60 unità di personale sono, invece, di stanza nella regione autonoma del Kurdistan iracheno dove svolgono attività di formazione per le forze di sicurezza locali. Successivamente, anche il governo olandese, secondo l’agenzia di stampa ufficiale “Anp”, ha deciso di sospendere la sua missione militare che fornisce addestramento alle forze irachene di stanza a Erbil. Si tratta di circa 50 militari.

Tali sviluppi avvengono nel contesto del recente aumento della tensione tra Stati Uniti e Iran nella regione. In mattinata il dipartimento di Stato Usa ha annunciato la sospensione temporanea dei servizi consolari nelle sedi diplomatiche in Iraq e chiesto al personale non di emergenza di lasciare il paese. I rapporti tra Stati Uniti e Iran si sono fortemente deteriorati dopo la decisione dell’amministrazione del presidente Donald Trump di ritirarsi unilateralmente dall’accordo sul nucleare iraniano e di imporre nuove dure sanzioni sulla Repubblica islamica. Teheran, da parte sua, ha minacciato di sospendere alcuni degli impegni previsti dal piano d’azione globale congiunto del 2015 (Jcpoa). Inoltre, la scorsa settimana gli Usa hanno annunciato l’invio della portaerei Uss Abrahm Lincoln nel Golfo e domenica scorsa quattro petroliere sono state oggetto di un sabotaggio davanti allo Stretto di Hormuz, in acque territoriali emiratine.

Ieri il “New York Times” ha fatto sapere che la Casa Bianca starebbe esaminando un piano per inviare 120 mila militari statunitensi in Medio Oriente nell’eventualità che l’Iran possa colpire obiettivi Usa e accelerare il progetto di arricchimento dell’uranio. L’articolo fa riferimento a un incontro avvenuto lo scorso giovedì, 9 maggio, tra il presidente Trump, il segretario alla Difesa Patrick Shanahan e altri funzionari di alto livello. La revisione del piano militare sarebbe stata ordinata dal consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, John Bolton. Secondo quanto rivela il quotidiano, i consiglieri non parlano di un’invasione di terra, che necessiterebbe di un numero maggiore di forze sul campo. Tuttavia, prosegue il “Nyt”, “è altamente improbabile che Trump che ha cercato di tenere fuori gli Usa da Afghanistan e Siria alla fine mandi così tante forze in Medio Oriente”. Il 13 maggio, rispondendo a una domanda sul “regime change” in Iran, Trump ha detto: “Vedremo cosa succede con l’Iran. Se fanno qualcosa, sarà un errore madornale”. Il piano proposto dai consiglieri a Trump, evidenzia la stampa, si avvicina per il numero di forze previste all’invasione dell’Iraq nel 2003. (Irb)
 
 
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