ENERGIA
 
Energia: Iraq, ministro Petrolio atteso in Kurdistan per colloquio su export greggio
Baghdad, 26 apr 08:09 - (Agenzia Nova) - Il ministro del Petrolio iracheno, Thamer Ghadhban, incontrerà presto le autorità del governo regionale del Kurdistan per discutere delle esportazioni del greggio curdo. Secondo quanto riferisce l’emittente televisiva “Al Sumaria”, il titolare del dicastero iracheno ha affermato che sono stati condotti degli studi per aumentare del 50 per cento la capacità produttiva dei giacimenti di Kirkuk, provincia a nord di Baghdad oggetto di una contesta costituzionale tra le autorità regionali di Erbil e quelle federali. Il governo regionale e l’esecutivo di Baghdad hanno raggiunto un accordo nel novembre 2018 per riprendere le esportazioni di petrolio da Kirkuk attraverso un oleodotto che collega la provincia - oggetto di una contesa costituzionale tra le due entità - al porto turco di Ceyhan, dopo oltre un anno di stop. Le forze irachene e le Unità per la mobilitazione popolare (Pmu, coalizione di milizie paramilitari a maggioranza sciita) hanno assunto il controllo di Kirkuk nell'ottobre 2017, strappando i giacimenti petroliferi della provincia dal controllo dei curdi.

Le autorità federali hanno iniziato a trasportare il petrolio estratto a Kirkuk in Iran, dove veniva raffinato, ma le sanzioni imposte dagli Stati Uniti all’Iran hanno messo fine a questa pratica, portando Baghdad a negoziare con Erbil l’esportazione del greggio attraverso l’oleodotto verso la Turchia. I parlamentari curdi eletti nella Camera dei rappresentanti di Baghdad ritengono che l’accordo aiuterà da una parte a prevenire il contrabbando di greggio e dall’altro a risolvere le dispute tra Erbil e Baghdad. Secondo l’emittente curda “Rudaw”, il governatorato di Kirkuk possiede riserve di petrolio stimate in nove miliardi di barili di petrolio. La provincia vanta attualmente una capacità produttiva di circa 400 mila barili al giorno. Circa 300 mila barili di questo greggio vengono raffinati nelle infrastrutture irachene, mentre i restanti 100 mila vengono esportati attraverso l’oleodotto che porta a Ceyhan, sotto la supervisione della compagnia petrolifera statale irachena Somo. (Irb)
 
 
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