COLOMBIA
 
Colombia: ex combattente Farc ucciso dall'esercito nel nord-est del paese
Bogotà, 24 apr 20:21 - (Agenzia Nova) - Un ex combattente delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco per mano dell’esercito colombiano in una zona rurale del dipartimento di Norte de Santander, nel nord-est del paese. Lo ha denunciato il partito "Fuerza Alternativa Revolucionaria del Comun" (Forza alternativa rivoluzionaria del comune), nato dalle ceneri dell’omonima guerriglia. “Secondo le informazioni fornite dalla comunità di questa regione, dietro l'omicidio di questo ex membro delle Farc c’è la presunta responsabilità delle truppe dell'esercito nazionale collegate alla II divisione che opera in questo comune", ha denunciato il partito in un comunicato. L’episodio è stato confermato dal ministero della Difesa colombiano. Secondo quando dichiarato alla stampa dal ministro Guillermo Botero il colpo sarebbe esploso nel corso di una colluttazione. Il ministero ha annunciato l'apertura di un'indagine.

Il processo di pace tra governo di Bogotà ed ex Farc sta attraversando uno dei suoi momenti più difficili, dopo la decisione del presidente Ivan Duque di porre il veto ad alcuni articoli della legge che istituisce la Giurisdizione speciale per la pace (Jep), uno dei pilastri dell'accordo di pace siglato dal governo di Juan Manuel Santos e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc). Il Senato colombiano si riunirà lunedì 29 aprile in seduta plenaria per votare il veto posto dal presidente, dopo la bocciatura della Camera lo scorso 8 aprile.

Lo scorso 10 marzo il presidente Duque ha annunciato il suo veto a sei articoli della legge istitutiva della Jep, disponendo il suo ritorno alle Camere. “Ho deciso di porre il veto a sei dei 159 articoli della Jep per ragioni di inopportunità e invitato il Congresso a discuterne in modo costruttivo”, ha detto Duque in un discorso alla nazione. In particolare, il capo dello stato obietta che la legge non stabilisce in maniera chiara l’obbligo da parte di chi ha commesso un crimine a risarcire integralmente le vittime.

Duque ha anche chiesto termini più chiari per le estradizioni e ha contestato un articolo (9) che sospende le indagini condotte dalla giustizia ordinaria per coloro che si sottomettono alla Jep. Duque ha inoltre dichiarato che chiederà una riforma costituzionale per fare in modo che i crimini sessuali non vengano sottoposti alla giurisdizione speciale e che i crimini commessi dopo il 1 dicembre 2016 vengano giudicati dal sistema giudiziario ordinario. “Tutti i colombiani, ad eccezione di chi oggi è incapace di rinunciare alla violenza, chiedono che ci sia pace nel nostro paese. Non esiste la falsa divisione tra amici e nemici della pace. Ma vogliamo una pace che garantisca verità, giustizia, risarcimento e non ripetizione del crimine”, ha detto Duque.

Nei giorni scorsi le Nazioni Unite hanno ribadito alle autorità colombiane la richiesta di promulgare quanto prima la legge istitutiva della Jep. Presentando l’informativa trimestrale sulla missione Onu nel paese il segretario generale Antonio Guterres ha rilanciato il suo appello al “governo, al Congresso e a tutti gli attori coinvolti affinché vengano adottata rapidamente le misure per assicurare che la legge istitutiva della Jep venga promulgata il prima possibile”. In conformità con le disposizioni dell’accordo di pace “la Jep deve disporre di tutti gli strumenti politici e pratici necessari per un suo efficace funzionamento in condizioni di indipendenza e autonomia”, ha dichiarato Guterres.

Anche l'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet, ha lanciato un appello al governo colombiano affinché proceda quanto prima all’attuazione della Jep. Presentando lo scorso 25 marzo i rapporti sulla situazione dei diritti umani in nove paesi, tra cui la Colombia, Bachelet ha incoraggiato “i rami esecutivo e legislativo, così come tutte le altre parti interessate, a discutere e rivedere questi articoli in modo rapido ed esaustivo”. Una rapida decisione “consentirà alla Giurisdizione speciale di operare in modo più indipendente, rafforzando al contempo la sicurezza giuridica per le vittime”, ha detto l’alto commissario.

Lunedì 18 marzo, inoltre, migliaia di persone sono scese nelle strade delle maggiori città colombiane in sostegno della Jep. A Bogotà, riferisce la stampa locale, i manifestanti si sono riuniti in vari punti della città per marciare verso Plaza de Bolívar e manifestare la loro contrarietà al veto posto dal presidente Ivan Duque. Oltre alla capitale, l’opposizione ha convocato manifestazioni anche nelle città di Medellín, Bucaramanga, Barranquilla, Cali e Cartagena. Tra le persone scese in strada anche Humberto de la Calle, capo negoziatore del governo durante i negoziati con le Farc, Guillermo Rivera e Juan Fernando Cristo, ex ministri dell’Interno durante l’amministrazione di Juan Manuel Santos. Ha partecipato alla manifestazione anche una delegazione del partito Forza alternativa rivoluzionaria del comune (Farc), nata dalle ceneri dell'omonimo gruppo armato.

Il 24 novembre del 2016 il governo colombiano del presidente Juan Manuel Santos e l'ex guerriglia delle Farc firmavano l'accordo che metteva fine a una guerra interna durata oltre 50 anni. Avviati ufficialmente nel settembre del 2012, i negoziati hanno in primo luogo portato al disarmo dei ribelli e reso possibile la partecipazione dell'organizzazione alla vita politica del paese. Consegnate le armi a una missione delle Nazioni Unite, gli ex guerriglieri si sono radunati in campi di raccolta allestiti dal governo per ricevere una prima assistenza e poter essere identificati prima di abbandonare definitivamente la selva - per decenni loro teatro d'azione - e rientrare nella vita civile. Grazie agli accordi, l'ex guerriglia ha potuto organizzarsi in un partito politico. Alla fine di agosto si è celebrato il congresso fondativo del partito "Fuerza Alternativa Revolucionaria del Comun" (Forza alternativa rivoluzionaria del comune), sigla che conserva intatto l'acronimo Farc.

Il trattato di pace garantisce alla nuova formazione politica la possibilità di presentare le sue liste alle elezioni e, per le prossime due legislature, di avere comunque assicurati cinque seggi alla Camera e cinque al Senato. L'attuale trattato di pace sostituisce quello bocciato dall'elettorato colombiano in un plebiscito convocato all'inizio di ottobre del 2016. I "no" ottennero poco più del 50 per cento dei voti e il testo fu sottoposto a una revisione che tenesse in conto le obiezioni dei contrari all'accordo, un fronte in cui tuttora spicca il nome dell'ex presidente Alvaro Uribe Velez. Prima di rituffarsi nelle trattative, nel dicembre del 2016, Santos veniva insignito del premio Nobel per la pace, riconoscimento agli sforzi comunque intrapresi per tentare una svolta storica nel paese. Il testo frutto della nuova mediazione non fu sottoposto a plebiscito, spiegava il governo, per evitare che una spaccatura nel paese potesse produrre danni maggiori dei benefici legati alla fine del conflitto.

Il testo veniva quindi definitivamente ratificato il 29 e 30 novembre, da Senato e Camera. Di ispirazione marxista, le Farc sono state a lungo la principale organizzazione ribelle della Colombia. Le azioni terroristiche portate avanti nei decenni si sono spesso intrecciate con le azioni delle potenti reti del narcotraffico che imperversano nel paese. La sigla è stata nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere del Dipartimento di Stato Usa e in quella dell'Unione europea fino a settembre del 2016. Dal 2011 il gruppo è guidato da Rodrigo Londono Echeverri, conosciuto con il nomignolo di "Timochenko". Questi è anche il massimo dirigente delle nuove “Farc". (Mec)
 
 
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