ISRAELE
 
Israele: elezioni anticipate, la bassa affluenza potrebbe essere determinante
Gerusalemme, 09 apr 18:55 - (Agenzia Nova) - La bassa affluenza alle urne potrebbe essere determinante per il risultato delle elezioni parlamentari anticipate in Israele. Alle 18 ora locale (le 17 in Italia), la Commissione elettorale centrale ha annunciato che solo il 52 per cento degli aventi diritto si è recato alle urne, in calo di 2,6 punti rispetto alla stessa ora della giornata elettorale del 2015. I sondaggisti riferiscono che gli exit polls - che per legge non possono essere pubblicati fino alla chiusura delle une alle 22 ora locale (le 21 in Italia) - stanno mostrando una drastica riduzione dell'affluenza nelle città arabe. L'affluenza degli elettori arabi è stata stimata ad appena il 20 per cento alle ore 16:00 (le 15:00 in Italia). Se confermato, il dato evidenzia una forte discrepanza rispetto alla media nazionale. Il divario potrebbe essere in parte colmato nelle ore serali, dal momento che le comunità arabe hanno percentuali più alte di lavoratori autonomi e piccoli imprenditori rispetto al resto del paese. Molti arabi, infatti, oggi lavorano nonostante la giornata di festa concessa dalle autorità.

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha accolto con preoccupazione i dati sull’affluenza ai seggi delle roccaforti del Likud e in un messaggio su Twitter ha invitato i propri sostenitori a votare. “Ho ricevuto un drammatico aggiornamento sulla bassa affluenza alle urne proprio nelle roccaforti del Likud e sull’alta partecipazione in quella della sinistra”, ha dichiarato Netanyahu. “Dobbiamo salvare la destra. Ci sono ancora poche ore”, ha aggiunto il premier. Secondo il quotidiano “Jerusalem Post”, Netanyahu avrebbe cancellato un evento programmato nella città di Ashdod per recarsi a Gerusalemme per seguire in prima persona l’andamento delle elezioni. In precedenza, Netanyahu aveva lanciato un ultimo appello agli israeliani in un video diffuso sui social network, aggirando le norme che impongono il silenzio elettorale. In un video Netanyahu ha invitato gli elettori ad una sessione di domande e risposte dal vivo su Facebook, invitando inoltre i cittadini israeliani a recarsi alle urne. "Vi incoraggio ad uscire, a votare e a votare per il Likud, così da poter continuare il nostro lavoro", ha detto il primo ministro.

Da parte sua, il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, ha espresso la speranza che le elezioni parlamentari in Israele possano contribuire a portare la pace. In una conferenza Abbas ha dichiarato di stare seguendo con attenzione le elezioni per il rinnovo della Knesset, senza sostenere nessun candidato in particolare. “Tutto ciò che speriamo è che vi sarà un modo giusto e corretto di raggiungere la pace”, ha dichiarato Abbas. "Non abbiamo bisogno di un governo che non creda nella pace", ha aggiunto. Israele va al voto oggi per eleggere i 120 deputati della Knesset. Dagli ultimi sondaggi pubblicati venerdì 5 aprile il partito del generale in congedo Benny Gantz, Kahol Lavan, è leggermente in vantaggio sul Likud del premier in carica, Benjamin Netanyahu. Tuttavia, nessuno dei due partiti favoriti dovrebbe ottenere la maggioranza per governare da solo, quindi la differenza la faranno le coalizioni.

Secondo i sondaggi più recenti la coalizione dei partiti di destra è in vantaggio, pertanto Netanyahu potrebbe dar vita al suo quinto mandato. Un sondaggio svolto dal quotidiano israeliano “Israel Hayom” il 5 aprile indica che Kahol Lavan otterrebbe 32 seggi in parlamento, mentre il Likud 27. Allo stesso tempo la coalizione di destra otterrebbe 64 seggi sui 120 della Knesset: Likud (27); Torah United Judaism (8); Kulanu, Unione dei partiti di destra, Zehut, Nuova destra (6 seggi ciascuno); Shas (5). Invece, la coalizione di centrosinistra dovrebbe ottenere, secondo lo stesso sondaggio 56 seggi: Kahol Lavan (32); Hadash Ta’al (6); Meretz (5) e Ra’am Balad (4), secondo lo stesso sondaggio.

Un dato significativo emerso dai sondaggi riguarda l’indice di gradimento verso Netanyahu, che per il 52 per cento degli israeliani guiderà il futuro governo, mentre soltanto per il 27 per cento della popolazione sarà l’ex generale il prossimo primo ministro. Secondo gli analisti, infatti, il voto di domani somiglia piuttosto a un referendum sulla figura di Netanyahu, al potere negli ultimi dieci anni in Israele. Gli israeliani saranno chiamati a “valutare” l’operato del premier uscente sia a livello di politica interna che estera. Non è chiaro quanto potrà influire sul voto finale il presunto coinvolgimento di Netanyahu in tre diversi casi di corruzione. Sul fronte interno, Netanyahu ha cercato nelle ultime ore di accaparrarsi il sostegno degli ultraortodossi, promettendo di annettere tutti gli insediamenti della Cisgiordania in caso di rielezione. Tuttavia, la posizione assunta nei confronti del movimento palestinese Hamas nell’ultimo periodo, contraddistinta da un approccio indirizzato alla mediazione invece che allo scontro, potrebbero far perdere a Netanyahu parte del suo consenso, soprattutto da parte delle comunità che vivono nel sud di Israele. La minaccia rappresentata dall’enclave per la sicurezza dello Stato ebraico potrebbe giocare a favore del rivale Gantz e del suo entourage di ex militari. Sono propri gli ex militari e l’anima laica di Israele a rappresentare un vantaggio per Gantz a scapito di “Bibi”.

Se suo versante di politica interna Netanyahu non appare così forte rispetto al rivale, la sua capacità personale di aver rafforzato le relazioni con gli Stati Uniti e con la Russia e di aver persino aperto alle relazioni con l’Oman, senza contare i rapporti diplomatici con alcuni paesi dell’Africa e i vantaggi commerciali dei rapporti con Cina e India, potrebbe giocare a suo vantaggio. Non appare casuale che nel mese precedente alle elezioni il presidente statunitense, Donald Trump, abbia riconosciuto la sovranità israeliana sulle Alture del Golan, e che la scorsa settimana il capo dello Stato russo, Vladimir Putin abbia ammesso di aver consentito il ritorno in Israele delle spoglie del sergente Zachary Baumel, caduto nella guerra in Libano nel 1982. Neanche l’abbattimento del velivolo russo sui cieli della Siria lo scorso settembre sembra aver minato l’amicizia tra Putin e Netanyahu.

L’esito delle elezioni in Israele potrebbe influenzare in maniera determinante lo scenario geopolitico in Medio Oriente, in Africa settentrionale e nel Mediterraneo orientale. Nel caso di conferma dell’attuale premier, infatti, l’asse con l’Arabia Saudita di Mohammed bin Salman si rafforzerebbe, consolidando anche il regime di Abdel Fatah al Sisi in Egitto e tutta la politica mediorientale di Trump. Nell’ultimo periodo, gli Stati Uniti hanno ripreso l’iniziativa in tutta la regione, esercitando ulteriori pressioni sulla Turchia, cui minacciano di non vendere più i caccia di quinta generazione F35. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, è accusato dagli uomini di Trump di aver ordinato le batterie missilistiche antiaeree russe S400, incompatibili con i sistemi Nato, ma anche e soprattutto di essere entrato in forte contrapposizione con Riad e Gerusalemme, nel tentativo di ampliare l’influenza turca in Nord Africa, in Siria, nel Mar Rosso. (Res)
 
 
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