INDONESIA
 
Indonesia: ex generale Subianto contesta esito elezioni, mobilita sostenitori
Giacarta, 18 apr 05:47 - (Agenzia Nova) - L’ex generale Prabowo Subianto, sfidante del presidente uscente Joko Widodo alle elezioni generali tenute ieri in Indonesia, ha proclamato vittoria nonostante i risultati preliminari gli attribuiscano un pesante svantaggio sul suo avversario, ed ha mobilitato i suoi sostenitori a protestare nelle strade di Giacarta. “Non ricorreremo a tattiche illegali perché abbiamo vinto”, ha detto Subianto, a dispetto dei dati sinora emersi dalle urne, che attribuiscono a Widodo un vantaggio di consensi tra il 7,1 e l’11,6 per cento. Subianto ha citato le proiezioni effettuate dalla sua campagna elettorale, che gli attribuirebbero tra il 52 e il 54 per cento delle preferenze, e si è detto pronto a divenire “il presidente di tutti gli indonesiani”. L’ex generale ha anche denunciato “diversi incidenti ai danni dei sostenitori” della sua campagna elettorale. “La verità finirà per prevalere”, ha aggiunto il candidato.

Il presidente uscente dell’Indoensia, Joko Widodo, ha rivolto un appello all’unità al paese, all’indomani delle elezioni generali che paiono avergli concesso un secondo mandato a capo dello Stato. Widodo ha fatto riferimento ai risultati preliminari, che gli attribuiscono una vittoria sull’avversario Prabowo Subianto, ma ha esortato i suoi sostenitori ad attendere il pronunciamento ufficiale della Commissione elettorale, che non giungerà prima del mese prossimo. Widodo ha chiesto che i cittadini indonesiani “si uniscano tutti come fratelli e sorelle, dopo le elezioni legislative e presidenziali”. Oltre 190 milioni di cittadini indonesiani sono stati chiamati alle urne per le elezioni generali di ieri, 17 aprile. Il presidente uscente dell’Indonesia, Joko Widodo, è più vicino ad un secondo mandato alla guida di quel paese: gli exit poll e i primi risultati preliminari non ufficiali diffusi dai media indonesiani nel tardo pomeriggio di ieri, dopo la chiusura dei seggi per le elezioni generali, attribuiscono infatti a Widodo una vittoria sul suo avversario, l’ex generale Prabowo Subianto. Il presidente uscente avrebbe ottenuto tra il 54 e il 56 per cento dei consensi, mentre Subianto non si sarebbe spinto oltre il 46 per cento.

I sondaggi pubblicati nelle settimane che hanno preceduto il voto attribuiscono al presidente uscente, Joko Widodo, un consistente vantaggio sul suo avversario, l’ex generale Prabowo Subianto, leader del Partito del movimento della Grande Indonesia (Gerindra). Il clima che ha preceduto il voto è stato però improntato ad un profondo senso di insicurezza. La sfida tra Widodo e Subianto, infatti, è una riedizione delle elezioni del 2014: in quell’occasione, il presidente in carica aveva quasi avuto la peggio, nonostante i pronostici favorevoli. La scoperta di decine di migliaia di schede elettorali pre-compilate in Malesia, la scorsa settimana, ha reso ancor più volatile la contesa tra i due candidati, e Subianto ha già segnalato di essere pronto a contestare la legittimità di una sua eventuale sconfitta alle urne. I seggi elettorali sono rimasti aperti sino alle 13.00 di oggi. La Commissione elettorale generale dell’Indonesia annuncerà i risultati ufficiali delle elezioni non prima della fine di questo mese. L’insediamento del prossimo presidente, invece, avverrà nel mese di ottobre.

Gli elettori indonesiani sono stati chiamati a rinnovare anche la Camera dei rappresentanti e il Consiglio dei rappresentanti regionali, che costituiscono rispettivamente la Camera bassa e la Camera alta dell’Assemblea consultiva popolare (Majelis, il Parlamento indonesiano). La Camera bassa conta in tutto 560 seggi, che attualmente sono suddivisi tra dieci partiti; il numero dei seggi aumenterà a 575 alla prossima legislatura, e le formazioni politiche che appoggiano Widodo dovrebbero relegare all’opposizione quelle che sostengono Subianto, anche se alcuni partiti secondari costituiscono un’incognita: l’elezione di ieri introduce infatti una soglia di sbarramento del 4 per cento per la rappresentanza parlamentare. Il voto servirà infine ad eleggere i nuovi membri delle assemblee locali. Le elezioni hanno costituito una operazione logistica di vaste dimensioni, dal costo stimato in 25mila miliardi di rupie (1,8 miliardi di dollari).

Nelle scorse settimane, la stampa indonesiana e diversi osservatori internazionali hanno tracciato un parallelo tra la figura del riformatore Widodo e quella dell’ex presidente statunitense Barack Obama. Subianto, con la sua retorica abrasiva, è stato invece paragonato a Donald Trump, anche se il profilo dell’ex generale, sostenuto dall’ascendente movimento politico islamista indonesiano, ha poco a che spartire con quello dell’attuale inquilino della Casa Bianca. In realtà, sia il 57enne Widodo che il suo sfidante 67enne condividono un profilo nazionalista: entrambi sono convinti sostenitori del Pancasila, il pensiero filosofico che fa da fondamento alla moderna politica indonesiana, e che ha costituito la base ideologica per l’edificazione nazionale sin dal presidente Sukarno. Tale ideologia unisce il principio di unità dell’Indonesia a quello del monoteismo di radice musulmana, a principi di equità socio-economica di derivazione socialista.

Le piattaforme politiche ed economiche sostenute dai due candidati sono a loro volta assai simili, come dimostrato dai dibattiti elettorali tra i due candidati nelle scorse settimane. A dividere Widodo e Subianto è soprattutto lo stile politico: il presidente uscente ha puntato sin dal 2014 sul sostegno delle generazioni più giovani per sostenere la propria leadership; Subianto, di contro, si propone come “uomo forte”, promotore di una restaurazione del rigore all’interno delle istituzioni e nella società. Widodo e Subianto sostengono piattaforme simili: entrambi si sono impegnati a promuovere l’autosufficienza economica del paese, sviluppando le industrie downstream in settori come quelli petrolifero e minerario; i due candidati intendono promuovere lo sviluppo industriale, aumentare il rapporto tra entrate fiscali e prodotto interno lordo, sostenere l’economia digitale e la finanza islamica. Il primo mandato di Widodo è stato segnato da una ambiziosa agenda di sviluppo infrastrutturale, tesa a connettere – sia sul piano fisico che digitale – le 17mila isole che compongono l’Arcipelago indonesiano.

L’iniziale proposito di riforma economica e apertura ai capitali stranieri, invece, si è gradualmente arrestato di fronte alle esigenze del consenso. Nel suo secondo mandato, Widodo intende proseguire lo sviluppo infrastrutturale, concentrandosi però anche sul sostegno finanziario ai meno abbienti, che costituiscono la sua base di consenso. Subianto pare invece scommettere in maniera ancor più decisa su politiche di stampo populista: una delle sue promesse elettorali è di “dare priorità ai lavoratori locali su quelli stranieri nell’assegnazione degli impieghi”. L’ex generale ha criticato il programma infrastrutturale di Widodo, che a suo parere manca di una visione d’insieme; ed ha accusato il presidente uscente di aver indebolito l’Indonesia sul piano diplomatico e militare.

La base di consenso del presidente Widodo è rappresentata soprattutto da cittadini dal livello di reddito e di istruzione ridotti, che hanno beneficiato di programmi come l’introduzione dell’assistenza sanitaria universale e del sostegno all’istruzione per i minori delle famiglie meno abbienti. Nei suoi quattro anni di governo, Widodo ha esibito uno stile di governo collegiale, improntato all’edificazione di consenso, ma necessariamente caratterizzato da una certa lentezza decisionale. La retorica di Widodo, solitamente misurata, si è dovuta adattare negli ultimi mesi a una contesa politica sempre più dura, e agli sforzi del suo avversario di monopolizzare il consenso del conservatorismo islamico, ancora disorganizzato ma politicamente sempre più influente nel paese. Al contrario del presidente uscente, Subianto esterna uno stile comunicativo duro e diretto. Nelle scorse settimane l’ex generale ha suonato l’allarme in merito al futuro del paese, pronunciando fosche previsioni di collasso nazionale entro il 2030. (Fim)
 
 
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