BRUNEI
 
Brunei: le condanne internazionali non frenano l’adozione del Codice penale islamico
 
 
Bandar Seri Begawan, 03 apr 12:58 - (Agenzia Nova) - La riforma del Codice penale del Sultanato del Brunei, che introduce la condanna a morte tramite lapidazione per le relazioni omosessuali e l’adulterio, è entrata in vigore nella giornata di oggi, a dispetto delle dure condanne giunte dalla comunità internazionale. L’adozione dell’emendamento, culmine di un iter legislativo durato anni, segna la completa adozione della legge islamica nel piccolo paese del Sud-est asiatico. Il sultano del Brunei, Hassanal Bolkiah, ha tenuto una conferenza stampa proprio questa mattina, in concomitanza con l’entrata in vigore del contestatissimo emendamento, descrivendo il sistema legale e giuridico del paese come “giusto ed equo”. Bolkiah non ha menzionato direttamente le modifiche al Codice penale, ma ha dichiarato di voler “vedere gli insegnamenti islamici rafforzarsi in questo paese”.

“Voglio enfatizzare che il Brunei è un paese (…) da sempre devoto ad Allah”, ha detto Bolkiah, che ha anche aggiunto di voler estendere le chiamate alla preghiera in tutti i luoghi pubblici del paese, e non solo nelle moschee, per richiamare le persone ai loro doveri di fede. Il sultano ha affermato che “chiunque si rechi in visita in questo paese avrà una magnifica esperienza, e potrà godersi un ambiente sicuro e armonioso”. L’entrata in vigore del codice penale della legge islamica (Sharia) non è stata annunciata formalmente dai funzionari del governo, ma era stata anticipata lo scorso fine settimana, tramite un comunicato ufficiale. Il sultano della piccola nazione asiatica, che conta circa 450 mila abitanti, aveva annunciato per la prima volta l’adozione graduale della legge islamica nell’ottobre 2013. La fase iniziale di tale processo, attuata l’anno successivo, ha riguardato i reati punibili con sanzioni o con la reclusione.

L’adozione degli articoli più controversi, riguardanti i reati punibili con amputazioni degli arti o con la morte, era stata rinviata in risposta alle pressioni provenienti dalla comunità internazionale. Il 29 dicembre scorso, però, il sito web del procuratore generale di Brunei ha anticipato in sordina l’entrata in vigore della Sharia nella sua totalità, e tale annuncio è stato confermato ufficialmente lo scorso fine settimana. Alcune delle sanzioni più brutali previste dal nuovo Codice penale si applicano anche ai minori e agli stranieri non musulmani. L’omosessualità era già illegale nel Brunei prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice, ma era sanzionata con pene detentive. La pena prescritta da oggi, invece, è la morte per lapidazione, che si applica anche a una serie di altri reati, quali lo stupro, l’adulterio, la sodomia, le relazioni sessuali extra-coniugali e gli insulti al profeta Maometto.

Il nuovo Codice punisce anche i rapporti sessuali tra donne con le frustate, il furto con l’amputazione di arti, e rende illegale l’insegnamento ai minori di qualunque fede religiosa ad eccezione dell’Islam. La comunità internazionale ha reagito con sdegno al nuovo Codice penale islamico del Brunei concentrandosi sulle conseguenze per le minoranze sessuali; l’estensione del diritto islamico nel Sultanato segna però una dura battuta d’arresto anche per i diritti delle donne, introducendo ad esempio “la fustigazione pubblica come pena per l’aborto”, come sottolineato nei giorni scorsi dall’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet. Il nuovo Codice penale “erigerà barriere insormontabili” per le donne che vogliano sottrarsi a coniugi violenti, ha spiegato il funzionario dell’Onu.

Non tutte le nuove sanzioni previste dal Codice islamico del Brunei potranno essere inflitte ai non musulmani: gli articoli 82 e 84 del Codice, che sanzionano il “liwat”, il sesso anale, verranno applicati a prescindere dalla fede religiosa. Altre regole, come quelle relative alle relazioni sessuali extra-coniugali, o tra donne, verranno applicate solo se entrambi i soggetti sono di fede islamica. Non è chiaro, al momento, in che misura le nuove norme troveranno attuazione concreta: la lapidazione, ad esempio, prevede almeno sulla carta un onere della prova elevato, e il Brunei non esegue condanne a morte da decenni. La svolta ultra-conservatrice voluta dal sultano del Brunei sembra tesa soprattutto a irrobustire le credenziali del paese nel mondo musulmano, e a consolidare il consenso della parte conservatrice della società in vista del calo delle entrate petrolifere del Sultanato, che già negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con la recessione economica.

L’adozione della Sharia da parte del Brunei ha suscitato dure condanne a livello internazionale. L’Alto commissariato per i diritti umani della nazioni Unite ha puntato l’indice contro l’adozione di “punizioni crudeli e inumane che costituiscono una grave violazione delle norme internazionali sui diritti umani”. Il governo degli Stati Uniti ha chiesto ufficialmente al Sultanato di non applicare le nuove sanzioni. Il Codice penale islamico “è contrario agli obblighi internazionali sui diritti umani, inclusi quelli riguardanti la tortura e altri trattamenti o punizioni inumani o degradanti”, ha dichiarato il portavoce del dipartimento di Stato Usa, Robert Palladino. Hanno sollevato obiezioni anche i governi di Australia, Regno Unito, Francia e Germania.

L’attore George Clooney ha sollecitato a intraprendere una campagna di boicottaggio contro gli alberghi connessi al Sultano del Brunei: il fondo sovrano del piccolo paese asiatico è infatti proprietario di nove alberghi di lusso tramite la Dorchester Collection, incluso il noto Beverly Hills Hotel e il Bel-Air Hotel di Los Angeles. Almeno per il momento, il Sultanato non pare avere alcuna intenzione di fare un passo indietro: “La Sharia, oltre a criminalizzare e dissuadere atti contrari agli insegnamenti dell’Islam, è anche finalizzata a educare, rispettare e proteggere i diritti legittimi di tutti gli individui, società o nazionalità di qualunque fede o razza”, recita una nota diffusa dall’Ufficio del primo ministro di quel paese. (Fim)
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