VENEZUELA
 
Venezuela: nuova riunione Consiglio permanente Osa martedì 23 aprile, focus su situazione nel paese
Washington, 18 apr 18:11 - (Agenzia Nova) - Il Consiglio permanente dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) celebrerà martedì 23 aprile una sessione straordinaria per discutere della situazione in Venezuela. Nel corso della riunione, riferisce un comunicato dell’Osa, si discuterà tra le altre cose di “piani per il ripristino della democrazia in Venezuela”. Nel corso della sua ultima riunione, lo scorso 9 aprile, il Consiglio permanente dell'Osa ha approvato una risoluzione per riconoscere l'inviato di Juan Guaidò come rappresentante del Venezuela presso l'organismo. La risoluzione - passata con 18 voti a favore, nove contrari e sei astensioni - impegna il consiglio ad "accettare la nomina del signor Gustavo Tarré come rappresentante permanente designato dall'Assemblea nazionale (An) fino a quando non saranno celebrate nuove elezioni e la nomina di un governo democraticamente eletto". I membri invitano quindi il segretario generale, Luis Almagro, a "trasmettere il testo della risoluzione al segretario generale delle Nazioni Unite". La risoluzione muove dalla lettera che l'An, il parlamento di cui Guaidò è presidnete, aveva inviato all'Osa il 22 gennaio, e dal riconoscimento che "l'autorità presidenziale di Nicola Maduro" e "le nomine" da questi effettuate sono "priva di legittimità".

Senza particolari sorprese il fronte dei favorevoli e dei contrari alla risoluzione. Il testo ha raccolto il via libera da un consolidato fronte che ruota attorno al cosiddetto "gruppo di Lima": Argentina, Bahamas, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Guatemala, Haiti, Honduras, Giamaica, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana, Santa Lucia e Stati Uniti. Contrari, oltre al Venezuela, lo storico alleato della Bolivia, ma anche il Messico e l'Uruguay, convinti che la soluzione non possa passare per l'intromissione negli affari interni del Venezuela. Messico e Uruguay sono anche i promotori del cosiddetto "meccanismo di Montevideo", una proposta per riaprire il dialogo tra governo e opposizioni venezuelane appoggiata da Caracas e da altri attori internazionale, Russia in primis.

Sulla stessa lunghezza d'onda diversi paesi caraibici: Antigua e Barbuda, Dominica, Granada, San Vicente e Gdranadine, Suriname. Le astensioni sono quelle delle Barbados, di El Salvador (il cui governo è in attesa di essere sostituito da quello del presidente eletto Nayib Bukele), Guayana, San Cristobal e Nieves, Trinidad e Tobago. Torna ad astenersi anche il Nicaragua, non più inamovibile sostenitore della causa di Maduro. La delegazione del Belize si è invece assentata al momento del voto. La riunione era stata convocata su richiesta delle missioni permanenti di Colombia, Argentina, Brasile, Canada, Cile, Paraguay, e Perù.

Gustavo Tarre Briceno è uno dei "rappresentanti" che l'autoproclamato presidente ad interim venezuelano ha indicato presso numerose capitali e organismi internazionali. Avvocato e diplomatico, Tarre Briceno è stato eletto deputato per il partito Copei nell gennaio del 1994. A maggio del 2104 veniva accusato di essere tra gli organizzatori di un tentativo di colpo di stato nei confronti del presidente Maduro. Tarre Briceno avrebbe in particolare ricevuto indicazioni sul piano dalla nota oppositrice Maria Corina Machado. Al momento la rappresentanza permanente del Venezuela presso l'Osa è guidata da Samuel Moncada.

La mossa è stata definita dal governo di Maduro come una "sfacciata e criminale violazione" del diritto internazionale. "Si tratta di una delle decisioni più infelici prese nella lunga storia degli abusi giuridici e politici di questa organizzazione e una volgare strumentalizzazione del ricatto e la pressione contro gli Stati membri per soddisfare i desideri della politica di Washington" ispirata a una nuova "dottrina Monroe", si legge nella nota diffusa dal governo all'indomani della riunione dell'Osa. Caracas conferma che manterrà comunque fede alla sua decisione di lasciare l'organismo, a fine mese.

Il governo venezuelano denuncia l'Osa per aver "illegittimamente" accettato "un fantoccio politico, la cui falsa esistenza è provata dalla trasgressione dell'ordinamento giuridico" del Venezuela. Un passo con cui l'organismo internazionale "convalida il piano di colpo di stato iniziato il 23 gennaio scorso" aggravando "l'aggressione interventista contro il nostro paese", compresa la "minaccia di un intervento militare". Il Venezuela ribadisce che non ha intenzione di rispettare nessun atto firmato da un rappresentante non indicato dal presidente Nicolas Maduro né, tanto meno, "risarcire" stati o gruppi di stati che stringono accordi "con rappresentanti illegittimi".

La riunione del Consiglio permanente ha permesso a un "gruppo di governi satelliti di Washington" di riconoscere un "fantoccio politico designato da Donald Trump", riassume la nota. Il governo venezuelano "ratifica" quindi "la sua irrinunciabile decisione di abbandonare l'Organizzazione degli stati americani il prossimo 27 aprile, in conformità con la denuncia effettuata due anni fa", prosegue la nota. Caracas "non può rimanere in una organizzazione inginocchiata agli interessi imperiali e suprematisti dell'amministrazione statunitense".

La crisi in corso in Venezuela ha visto un'escalation dopo che lo scorso 23 gennaio il presidente del parlamento venezuelano Juan Guaidò, 35 anni, ha prestato giuramento come capo dello Stato ad interim, nel corso di una manifestazione nazionale convocata per “ripristinare l’ordine costituzionale del paese”. Subito dopo sono arrivati i riconoscimenti, tra gli altri, del presidente degli Stati Uniti Trump, del brasiliano Jair Bolsonaro e del segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) Almagro. Si sono aggiunti poi altri paesi latinoamericani, tra i quali l’Argentina, il Cile, la Colombia e il Perù. Guaidò ha quindi ottenuto il riconoscimento di molti paesi europei.

L'Unione europea ha a sua volta messo in moto un gruppo di contatto internazionale, con il sostegno del governo uruguayano, con l'obiettivo di portare il paese a elezioni presidenziali "libere, trasparenti e credibili". Al fianco di Maduro, denunciando pesanti ingerenze negli affari interni del Venezuela, rimangono la Bolivia, Cuba ma anche la Turchia, la Federazione Russa e la Cina. A questi, più di recente si sono aggiunti i 15 paesi africani aderenti alla Comunità di sviluppo dell'Africa australe (Sadc).

Secondo le Nazioni Unite il numero di migranti e rifugiati venezuelani nel mondo ha raggiunto i 3,4 milioni. Secondo i dati delle autorità per l’immigrazione nazionali i paesi dell’America Latina e dei Caraibi ospitano circa 2,7 milioni di venezuelani. In media, rendono noto le agenzie Onu, nel 2018 circa 5 mila persone al giorno hanno lasciato il Venezuela per fuggire alla crisi politica ed economica in corso. La Colombia è il paese ad avere accolto il maggior numero di migranti e rifugiati (1,1 milione), seguita da Perù (506 mila), Cile (288 mila), Ecuador (221 mila), Argentina (130 mila) e Brasile (96 mila). (Brb)
 
 
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